Diario di una pole dancer perbene: e se i Maya avessero ragione, tu…?

di Federica Picasso

Diario di una pole dancer perbene: e se i Maya avessero ragione, tu…?

di Federica Picasso

Diario di una pole dancer perbene: e se i Maya avessero ragione, tu…?

di Federica Picasso
3 minuti di lettura

E’ tutta colpa di uno di quei pensieri che ti assalgono proprio quando sei salito sul 60L, del genere “ma ho chiuso il gas?…”.

Questa volta mi è capitato sul 90 (“la paura!” commenterebbe un aficionado della Smorfia), mentre un gruppetto di accigliate  sedicenni  discuteva animatamente su quello che, a parere loro, fosse divenuto il fattore di rischio principale per ragazze ai giorni d’oggi: il fondotinta sulla pelle.

“E se i Maya avessero ragione?”

Lo so, non se ne può più di Giacobbo che, nell’ipotesi migliore, ci fa toccare…ferro tutte le volte. Tantomeno di trasmissioni come “gli Apocalittici”, un programma passato su National Geographic Channel, in cui famiglie barbute, in tenuta di juta e armate di fucili a pompa, fanno rifornimento di cibi in scatola per i prossimi venti anni, in attesa dell’Apocalisse.  (n.b.: della seguente trasmissione è un’accanita fan mia madre, che un po’ ride, un po’ si angoscia).

Eppure non ho potuto fermare il flusso di coscienza. Dovevo scegliere tra le seguenti riflessioni: Fondotinta killer vs Armageddon. In pratica, ero spacciata.

Così, una volta tornata a casa, ho affrontato la seguente discussione con Lo., una delle mie due coinquiline:

“Lo., che faresti se ci fosse la Fine del Mondo?”

“Beh, dipende… ma poi…che tipo di Apocalisse?”

“Diciamo… un’Apocalisse zombie!” (è tutta colpa della Fox e delle sue serie sugli zombie!)

“Ah! Ovvio… preferirei essere morta.”

“Cioè…tu non combatteresti nemmeno? Non preferiresti essere viva e provare almeno a difenderti?”

“Certo che no! Morta. Scelgo di essere morta!”

Allora ho provato a visualizzare mentalmente tutte le cose che vorrei fare, prima di dovermi confrontare con un meteorite in preda a un attacco di solitudine, o con uno zombie rimasto senza cena (in quel caso, i must have sono: una balestra e un machete, Max Brooks nel suo “Manuale per sopravvivere agli zombie” docet…).

Ho preso un bel foglio e ho stilato una lista di dieci cose che vorrei fare prima di essere costretta ad arrampicarmi su un palo per sfuggire al morso di un non-morto.

Dopo qualche minuto di riflessione su desideri non impossibili, ma quantomeno difficilmente attuabili al momento (tra cui guidare una Aston Martin decappottabile , con il mio cane psicopatico sul sedile accanto, o ricevere una bellissima scatola con un sontuoso abito di Vivienne Westwood all’interno…chi vuole capire, capisca…), ho pensato  che quella che ci stanno offrendo i Maya e Giacobbo pimpante al seguito è un’opportunità unica.

Porci questa unica, scomoda, ridicola, inquietante domanda.

“Cosa faresti se ci fosse davvero la Fine del Mondo?”

Il timer suggerito da Voyager prevede come termine ultimo il 21/12/2012, il che implica che ci resta meno di un mese.

Munitevi di un foglio di carta o di un supporto che vi permetta di scrivere (anche una pochette in pelle di lavagna va benissimo…). E stilate una classifica di dieci esperienze che vorreste vivere.

Sarà sufficiente che, tra queste, ne soddisfiate almeno una. Una soltanto.

Che sia di riconciliarvi con qualcuno a cui tenete infinitamente ma che non avete il coraggio di chiamare, o che sia di strafogarvi di bon bon, dopo aver mantenuto per anni un regime alimentare ipocalorico, fatelo.

Componete quel numero. Ingerite mignon alla crema pasticcera.

Se da tempo desiderate iscrivervi a un corso per sommozzatori, o se vorreste prendere il primo treno e partire….beh… andate in quella piscina, oppure pagate un biglietto a Trenitalia per un treno che certamente arriverà in ritardo e vi porterà chissà dove, ma che vi farà sentire felici!

Con ogni probabilità, il 21 dicembre rappresenterà un cambiamento a tutti gli effetti. Ma sarete voi a operarlo. Nelle vostre vite, sarete il vostro personale tsunami in sciarpa e cappottino invernale.

Avrete soddisfatto voi stessi. Avrete dato una splendida scossa ad un altrimenti ordinario pomeriggio invernale.

E, oltre che per il cioccolato, avrete un motivo in più per ringraziare i Maya…

Se vorrete condividere il vostro desiderio da realizzare, lasciate un commento in bacheca!

Il vincitore del premio “Cosa assolutamente da fare a un mese dalla Fine del Mondo” riceverà un ingresso-omaggio per entrare nella “Delirio Dollhouse” (per sapere cosa caspita sia, vedi video qui sotto).

Keep calm and pole dance!

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17 risposte

  1. Temo che, per la trascendenza, un mese sia un po’ pochino.
    Peccato! Sarà per la prossima Apocalisse 😉
    (Sì, lo so che sono un po’ fissata ma, quantomeno, non mi faccio problemi di fondotinta!)

  2. Sopravviverei… se volete farlo passare come un desiderio fate pure, ma non lo è perché è una certezza. Quindi avrò tempo per i miei desideri ma soprattutto tempo per ristabilire il giusto -a parer mio- ordine delle cose e questo non credo sarà un bene per tutti.

  3. se davvero riuscissi a mettere in pratica uno dei desideri scaturiti dalla riflessione sulla fine del mondo penso che non potrei venire di persona a ritirare il premio, sarei, come molti geni incompresi, premiato postumo, come Eve potra’ immaginare opporrei alla morte accidentale un suicidio molto piu’ autodeterministico, emozionante, inebriante, se avessimo la certezza che il mondo possa finire in un giorno prestabilito prima di quel giorno il genere umano si autodistruggerebbe qualche giorno prima!!!!

  4. Viaggio nell’Africa Nera, senza tutele o appoggi lì..completamente allo sbaraglio! Visto che devo morire lo faccio come dico io… 🙂

  5. beh…esibirmi in uno scabroso balletto burlesque, cantando a squarciagola Amazing Grace, mentre dipingo il quadro della mia vita sulle pareti di Montecitorio.
    =9

  6. mi comprerei quel “coso” che fa lo zucchero filato! E mi metterei li.. a girare il bastoncino.. con un aria da cretina.. rilassata… ed assolutamente in pace con il mondo! Raggiungerei un nirvana zuccheroso.. diciamo!

  7. organizzare un mega-concerto rock (con i Red Hot Chili Peppers possibilmente…) al centro della Valle d’Itria, un magico spazio di terra pugliese situato fra Locorotondo, Martina Franca, Cisternino e Alberobello, una verde campagna costellata di trulli, ulivi e vigneti, uno dei pochi posti dove ci si potrà salvare a detta dei Maya. La valle sarebbe illuminata a giorno mentre tutti insieme, in migliaia, aspettiamo un mondo migliore avvolti dalla potenza della musica

  8. Una settimana fa è morta mia nonna. Un paio di giorni prima di morire mi aveva chiamato, come spesso faceva, per sapere come stavo. Io, forse troppo impegnato, troppo distratto, o probabilmente soltanto perché volevo evitare la solita noiosa chiamata della nonna che mi chiedeva se avevo mangiato abbastanza e se a Roma faceva troppo freddo, avevo ignorato la chiamata. Non ho più parlato con mia nonna. Poi mi è capitato questo articolo sulla bacheca di un amico. E ci ho riflettuto un po’ su.
    Ho pensato che la fine di tutto non è sostanzialmente diversa dalla fine di uno. Almeno, dal punto di vista soggettivo la mia fine coincide con la fine del mondo, del mio mondo. La mia personale Apocalisse.
    Un proverbio Zen dice: “vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo”.
    La maggior parte degli occidentali lo interpreta come se significasse che devi prendere tutto quello che desideri e fare tutto quello che ti passa per la testa senza pensare al domani.
    La maggior parte degli occidentali è sciocca.
    Il vero senso del proverbio è: “non sai quando la morte ti coglierà, quindi metti a posto i tuoi affetti, non avere rimpianti, rimani fedele a te stesso.”
    Non vedo come questo dovrebbe cambiare anche considerando che la data della fine del mondo la conosciamo.
    Quindi, questa è la mia risposta. Essere pronto. Ogni giorno. Come se fosse l’ultimo giorno. Essere a posto con i propri affetti e con i propri demoni. Un po’ più difficile che abbuffarsi, ubriacarsi, scopare e poi ficcarsi un candelotto di dinamite là dove non batte il sole convincendosi di aver fatto una fine spettacolare… Sarebbe solo rumorosa e sporca.
    Poi, se un fottuto zombie dovesse venirmi addosso cercando di mangiarmi il cervello, bè allora sarei contento. Sono anni che mi addestro e preparo a questa eventualità. Nessuno zombie mi avrà mai, ma vivrò in un sanguinoso mondo post-apocalittico come ho sempre sognato. Mica male.

  9. Riferimenti o meno, sono stati pensieri assai graditi alla sottoscritta che è assai grata della dimostrazione dell’esistenza di esseri umani ancora in grado di formularne.

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