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Oh, comunque è iniziata la campagna elettorale.

 

Qualche giorno fa, al termine di una legislatura faticosa e ballerina, il Presidente Mattarella ha sciolto le camere e il CdM ha identificato come data del voto il 4 marzo. Quasi una sessantina di giorni ci distanziano perciò dal voto.

 

Oh, comunque andrà saremo chiamati a votare, seppur in un complesso momento storico ed in un complesso disegno dovuto da una complessa legge elettorale. Tutto complesso, niente di semplice, d’altronde la complessità è l’unica certezza del nostro secolo e ben venga così.

 

Al netto di stanchezza, amarezza e qualsivoglia sentimento di disaffezione verso la politica, se davvero amiamo il nostro Paese, dobbiamo sforzarci nel praticare la democrazia. Quella strana e tanto difficile conquista che i nostri predecessori hanno ottenuto, con fatica e sacrificio. In un periodo storico che ancora gli studiosi, opinionisti ed esperti non riescono a definire, la democrazia pensata come esercizio e non solo come diritto acquisito è l’unica strada da percorrere. Se la democrazia è un esercizio, per garantirle la sopravvivenza è necessario da parte di tutti un impegno costante e dei buoni maestri che indichino la strada da percorrere.

 

In tutti sincerità di buoni maestri ne vedo pochi, non resta quindi che armarsi di speranza e di spirito di sacrifico per imparare ad esercitarsi autonomamente. D’altro canto se politica è anche pedagogia, e viceversa, non possiamo che affidarci ad uno dei princìpi cardine della pedagogia moderna ispirato da Paulo Freire nella sua stupenda Pedagogia degli oppressi che dice << nessuno si educa da solo, nessuno educa nessuno, gli uomini si educano insieme con la mediazione del mondo>>.

 

Ecco che quindi alla democrazia ci possiamo educare insieme, prendendo coscienza che la dialettica, la sintesi e la concretezza sono di essa la struttura principale. Al di là di qualsiasi simpatico colore dobbiamo riscoprire le idee, discutere ed imparare ad ascoltarci con la consapevolezza che se non la vediamo nello stesso modo forse stiamo proprio camminando sulla strada giusta, sul sentiero della democrazia che nella sua natura ci porterà di fronte ad un bivio e che se ben praticata sarà capace di farci trovare insieme alla fine del percorso. Poi ci sono le tanto criticate ideologie, che sono la materia prima delle idee, che sono una fede laica, che non vanno calpestate ma rispettare e rinnovate, convivendo anche nella paura del cambiamento che ci permette di sapere cosa perdiamo ma di non sapere cosa troveremo.

 

La democrazia non è solo una conquista, è una pratica faticosa che per sopravvivere deve vivere dell’esercizio costante, collettivo, forte e sincero. Nella speranza, poi, che qualche buon maestro ci sia, pronto a darci un esempio e a farci riaffezionare ad una pratica lenta, dialettica e difficile ma che si prospetta come l’unica via per sentirci parte di un qualcosa di più grande, per sentirci parte di un Paese per il quale siamo pronti a ridisegnar le sorti e le speranze.

 

Buon allenamento, buona faticosa e meravigliosa Democrazia.

 

di Edoardo Accorsiall rights reserved

Democrazia, sacrificio ed allenamento costante ultima modifica: 2018-01-08T09:08:01+00:00 da Redazione

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