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In un vecchio mulino di pietra, all’interno di un casermone, precisamente in un luogo dove il suono crea esperienze e dove ogni audiofilo vorrebbe trovarsi almeno una volta nella vita, ecco che in quel di Brooklyn, esattamente in quell’area (finanziariamente extraterritoriale) dove soltanto l’1% della popolazione ha diritto di cittadinanza, che nasce il laboratorio Oswald’s Mill Audio, da Jonathan Weiss, suo fondatore.

 

 

È bene ricordare (anche per metabolizzare meglio la filosofia del fondatore di OMA), che la musica è la forma d’arte più consumata al mondo ed anche se col passare degli anni e con l’evoluzione dei dispositivi si siano raggiunti risultati, dal punto di vista logistico, incredibilmente vantaggiosi, ciò non si può dire per l’aspetto qualitativo, spesso messo in secondo piano, da scelte comandate da uno spirito di “commodity” e “usability” volte espressamente al target dei millenials.

Proprio da qui parte l’antica ricerca di Weiss. Studi di relazioni internazionali alla Princeton e alla London School of Economics. Figlio di una pittrice astratta e di un ingegnere che si dedicherà, però, al campo delle assicurazioni.

 

Dopo gli studi, Jonathan Weiss, si ritrova a girare l’Asia per quasi due anni per poi far rientro a New York. Da qui la passione per i vecchi impianti sonori. Da recupero a reverse engineering, la strada è breve. L’autodidatta seriale diviene, quindi, un’autorità della qualità audio.

 

New Tripoli (Pennsylvania) è il quartier generale dove avviene la produzione delle casse, riproduzione del suono compresi amplificatori e giradischi. Weiss è stato a lungo regista cinematografico (suo “The Atrocity Exhibition”, dal romanzo di J. C. Ballard che l’ha definito un capolavoro poetico) e da questa sua attività, probabilmente, ha preso forma (e che forma) la sua incredibile voluttà tecnica, estetica per i più, squisitamente tecnica per i pochi. L’ossessione per la purezza del suono, ben presto, si fece sempre più ingombrante, così, la voglia di creare sistemi altoparlanti, analizzando, dapprima, quelli in commercio (raccoglieva jukebox, casse, giradischi, …) si rivela una vera fonte di concreta ispirazione.

Egli stesso afferma: “Non dimentico gli enormi diffusori a tromba dietro lo schermo e i grandi amplificatori a tubo che li alimentavano. Quando trasmettevano la colonna sonora del film, mi immergevo in un’altra dimensione”.

La memoria di quelle esperienze diviene fame per la progettazione e costruzione dei suoi meravigliosi impianti dal tono magnificamente scultoreo. Ecco che dal desiderio di “uscire dagli schemi” che la produzione dei magnifici sistemi Oswald’s Mill Audio trova forma in alcune e limitate produzioni: Ironic, Imperia, AC1 (da evidenziare la serie ideata per il Decennale, con inserirti in Bronzo), Monarch e Mini. Ironic esprime forte personalità delineando un oggetto chiaramente artistico. “Desideravamo dimostrare che non sono solo le casse in legno a riprodurre la migliore qualità del suono”, affermano i creatori. Il suo involucro è costituito da un particolare tipo di ferro ipoeutettico in grado di smorzare qualsiasi genere di vibrazione e preservare il suono di grande qualità.

 

La finitura grigia e lucida rispecchia il meticoloso lavoro interno del team di tecnici OMA.

Adesso, però, è il momento di stare sul tappeto rosso e ammirare la serie Imperia, Top Class dei diffusori della casa di Brooklyn. Costano ben 350.000$ a coppia (tra i clienti ed affezionati anche Tom Cruise) e sono alte più di due metri, con due grossi corni di legno che ricordano ipertrofici diffusori di un grammofono.

 

Le mini, scendendo dal super attico e arrivando al 3^ piano senza ascensore (e al costo di c.a. 27.000$, ovvero di un monolocale a pochi chilometri dal quartier generale OMA) sono le più piccole di casa Oswald’s e presentano un diffusore dalle modeste dimensioni (modestissimo, anzi, piccolissimo, in confronto alle Imperia o al modello AC1, dedicato ad Anton Corbijn).

Ma pur sempre e squisitamente bello e potente.

Le serie Monarch ed AC1 rispecchiano anch’esse uno stile marcatamente minimalista (e con le doverose scuse) anche leggermente più casalingo rispetto alle altre serie di più alto valore. Legni ricercati, forme senza tempo (“rubate” a vecchi impianti di diffusione teatrali) e colori che sanno, innanzitutto, di ricercatezza, delineano uno stile unico che andrebbe davvero provato almeno una volta nella vita.

Più che il dubbio se il Maestro Andrea Bocelli abbia o meno comprato uno dei modelli di Weiss, resta il tenero cruccio se siamo di fronte ad una vera e propria degustazione sonora oppure una incredibile e semplice (?) intuizione nata dalla Passione, dalla Dedizione, dalla Ricerca.

Probabilmente c’è solo da leccarsi le orecchie. Che vi piaccia o no.

Auguri a Jonathan Weiss e la sua Oswald’s Mill Audio, fresca di decennale e affamata, come sempre, di notevole creatività, anzi, di Arte. Eterna.

di Luca Maggipinto, all rights reserved

Degustazioni sonore: Oswald’s Mill Audio ultima modifica: 2018-07-26T17:52:34+00:00 da Redazione

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