DECRETO SICUREZZA BIS: SALVINI VERSUS MONTESQUIEU

di Redazione The Freak

DECRETO SICUREZZA BIS: SALVINI VERSUS MONTESQUIEU

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DECRETO SICUREZZA BIS: SALVINI VERSUS MONTESQUIEU

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Sull’ultima bozza del cd. Decreto sicurezza bis si possono, ad oggi, fare solo alcune riflessioni preliminari.

Anzitutto, quella che è stata resa pubblica è solo una bozza, destinata probabilmente ad essere rimaneggiata in uno o più punti e che non si sa come e quando verrà sottoposta al vaglio del Consiglio dei Ministri, né se avrà il placet della Presidenza della Repubblica, che si è dimostrata non poco irrigidita su questo profilo, anche in ragione del richiamo proveniente dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU, che ha giudicato la bozza di decreto in contrasto con i più elementari principi internazionali in materia di diritti umani.

Se però vogliamo provare a fare un’analisi a volo d’uccello, non si può che partire notando come, a distanza circa sei mesi dall’emanazione del primo Decreto Sicurezza, questo Governo senta l’esigenza di voler intervenire ancora una volta su questo tema.

E l’esigenza è talmente impellente che si è nuovamente deciso di servirsi dello strumento del decreto-legge.

Ora, a prescindere dalle considerazioni circa l’esautoramento dei poteri del Parlamento, diventato ormai mero “vidimatore” di atti governativi, un decreto-legge può notoriamente essere emanato solo per ragioni di “necessità e urgenza”. Queste ragioni devono necessariamente avere un’evidenza empirica, devono poter essere riscontrate nella realtà dei fatti.

Questo decreto, tuttavia, non poggia sulla realtà ma sulla propaganda.

Come dimostrano tutte le analisi (anche quelle provenienti dal Governo), gli sbarchi di migranti sono in forte calo ormai da due anni e, parallelamente, non si riscontra alcun aumento di reati commessi nell’ambito di manifestazioni politiche o sportive. Ma questo decreto interviene su quelli che sono ormai i leitmotiv del Governo: migranti e manifestanti (italiani e non), a cui oggi si aggiungono anche i partecipanti alle manifestazioni sportive.

Questo è un primo profilo che rende di dubbia costituzionalità tale decreto, che sembra finalizzato non tanto a rispondere a problemi reali del Paese, quanto a permettere una costante propaganda politica: la necessità e urgenza, semplicemente, non esistono; l’unica urgenza e necessità è quella di portare avanti costantemente una narrazione politica finalizzata al fare il pieno dei voti alle elezioni europee: tentativo, a onor del vero, pienamente riuscito.

In secondo luogo, questo strumento normativo manca di quella omogeneità di argomenti che ogni legge dovrebbe avere: si presenta più che altro come una miscellanea di modifiche prive di un qualsivoglia filo conduttore.

Venendo al merito, per ragioni di spazio, sembra opportuno soffermarsi solo sui primi due articoli del testo che è stato circolarizzato.

Rispetto alle prime bozze è scomparsa la sanzione amministrativa fino a 5.000 euro – da porre a carico degli armatori della nave – per ogni migrante salvato: un vero e proprio “riscatto legale” che le navi di soccorso avrebbero dovuto corrispondere per permettere lo sbarco dei migranti.

Nelle ultime bozze, invece, si prevede anzitutto la possibilità per il Ministro dell’Interno di vietare l’ingresso di natanti nelle acque territoriali italiane per ragioni di ordine pubblico e sicurezza nonché “quando si verificano delle violazioni alle norme sull’immigrazione”.

In caso di inosservanza di tale divieto, la nave sarà sottoposta a sequestro e successiva confisca amministrativa da parte del Prefetto territorialmente competente e ad una sanzione pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro.

Ebbene, con questa norma  si crea un vero e proprio corto circuito istituzionale, andando ad intaccare quel principio di divisione di poteri che, dall’illuminismo in poi, ha funto da base di tutti gli ordinamenti democratici.

In pratica, con questa novella, si dice che il Ministro dell’Interno può vietare l’ingresso di una nave nel territorio dello Stato quando ritiene che si stiano violando le norme in materia di diritto dell’immigrazione; detto altrimenti, quando lo stesso Ministro ritiene che si stia commettendo il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.  

Peccato, però, che nel nostro ordinamento è la Magistratura l’unico organo che può valutare l’illiceità di una condotta e tutti, finanche il Ministro dell’Interno, siamo soggetti alle decisioni  dei Magistrati.

Forse questa è una delle norme che, negli ultimi decenni, più mette in crisi le prerogative costituzionali della Magistratura, affidando al Governo il compito di effettuare una sorta di triage sulla illiceità penale della condotta di una nave che ha tratto in salvo dei migranti nel Mediterraneo.

Sullo sfondo di questa disposizione c’è lo scontro tra Salvini e il potere giudiziario che è emerso, ad esempio, nella recente vicenda dello sbarco dei migranti salvati dalla nave Sea Watch: dopo che il Ministro aveva cercato di impedire l’avvicinamento della nave e lo sbarco dei migranti, la Procura della Repubblica ha disposto il sequestro della nave e il conseguente sbarco delle persone ivi presenti.

La reazione stizzita che Salvini ha avuto in diretta Tv rappresenta plasticamente quanto questo boccone è stato mal digerito dal “Capitano”.

Poiché, ad oggi, nonostante gli improvvidi proclami di alcuni Procuratori, non è stato mai contestato il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina all’equipaggio di una nave che aveva soccorso migranti, né è mai stata provata l’esistenza di un accordo tra scafisti e operatori umanitari (in barba alle esternazioni sui taxi del mare di “dimaiana” memoria), si vuole affidare ex lege al Ministro dell’Interno il ruolo di valutatore della liceità penale della condotta di aiuto ai migranti in mare.

Ma la disposizione, in realtà, è scritta in modo molto acuto.

Fino ad oggi, infatti, le navi sono state anche sottoposte a sequestro penale dalle Procure, ma al solo fine di verificare l’esistenza di reati (in genere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, a volte, più fantasiosamente, di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti); ma dopo poco i natanti sono stati dissequestrati, ora dalle Procure, ora dai Tribunali del riesame, perché è sempre stata riconosciuta la piena liceità della condotta di salvataggio di migranti in pericolo.

Se entrerà in vigore questa disposizione, invece, basterà che il Ministro dell’Interno, con una sua personale valutazione di illiceità, emani un divieto di ingresso di una nave, perché la stessa non possa entrare in porto (pena il suo sequestro e confisca e l’irrogazione di una sanzione pecuniaria fino a 50.000 euro) e ciò a prescindere dalla successiva valutazione della Magistratura sulla liceità o meno di tale condotta.  

In altri termini, il Governo riesce totalmente a slegarsi dal vaglio giudiziario, potendo irrogare sanzioni elevatissime (e confiscare la nave) anche quando il salvataggio è totalmente lecito.

Durante la diretta Tv in cui Salvini ha appreso dello sbarco dei migranti salvati dalla nave Sea Watch, il Ministro ha affermato: “il Procuratore vuole fare il Ministro dell’Interno!”; con questo decreto, invece, sarà il Ministro dell’Interno a fare il Procuratore della Repubblica.

Occorre solo ricordare al Ministro che le notifiche via tweet non sono permesse nell’ordinamento italiano!

di Stefano Pazienza, all rights reserved


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