De Magistris: “L’unico programma ambientalista”

De Magistris: "L’unico programma veramente ambientalista è il nostro"

Intervista all’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, leader di Unione Popolare e candidato alla Camera

di Lorenzo Peraino
di Redazione The Freak

De Magistris: “L’unico programma ambientalista”

De Magistris: "L’unico programma veramente ambientalista è il nostro"

De Magistris: "L’unico programma veramente ambientalista è il nostro"

di Lorenzo Peraino
di Redazione The Freak

De Magistris: “L’unico programma ambientalista”

De Magistris: "L’unico programma veramente ambientalista è il nostro"

Intervista all’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, leader di Unione Popolare e candidato alla Camera

di Redazione The Freak
di Lorenzo Peraino
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Intervista all’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, leader di Unione Popolare e candidato alla Camera nella XIX legislatura

Dott. De Magistris, partirei da una domanda forse un po’ banale: cosa l’ha spinta a candidarsi a queste nuove elezioni?

Sicuramente sono stato spinto dalla grande passione per la politica e dal fatto che dopo tanti anni sono libero da impegni istituzionali in prima linea, per cui mi sono potuto dedicare all’organizzazione politica.

Noi in realtà eravamo nati con l’idea di costruire un movimento, un laboratorio, un cantiere per poi farci trovare pronti alle elezioni alla scadenza naturale della legislatura, nel momento in cui vi è stato lo scioglimento anticipato delle camere si è deciso collettivamente di presentarci, raccogliere le firme e presentare le liste.

Io sono stato onorato, oltre che onerato, di essere il capo politico di Unione Popolare, che non è solo una lista elettorale, ma appunto un progetto politico che stiamo costruendo con molta forza, determinazione e passione.

I sondaggi delle ultime settimane hanno ipotizzato una schiacciante vittoria del centro destra. Secondo lei quale sarà il risultato dopo il voto del 25 settembre? Che ruolo avrà il suo neonato partito, Unione Popolare, e più in generale quali saranno le conseguenze di queste elezioni?

Noi siamo fiduciosi che si andrà a ricostruire un pluralismo di voci in Parlamento, perché il pensiero unico non aiuta il Parlamento, non aiuta la democrazia e non fa migliorare il Paese, anche da un punto di vista democratico.

Noi siamo convinti che prenderemo un risultato importante; ovviamente in due mesi, essendo nati a luglio, non sarà facile raggiungere l’obiettivo, ma sicuramente entrati in Parlamento daremo voce a chi non ha voce.

La nostra è una impostazione pacifista, siamo l’unica coalizione che ha un programma fortemente pacifista, di attuazione della Costituzione, partendo da tutti i diritti che sono stati smantellati nel tempo, al primo posto sanità pubblica e lavoro.

Siamo una forza ambientalista, l’unico programma veramente ambientalista è il nostro. Rappresentiamo soprattutto la nascita di una formazione di sinistra che manca da troppo tempo, autenticamente di sinistra, intesa come forza di rottura di un sistema, ma anche con prospettive di governo, io provengo dalle istituzioni ed ovviamente la prospettiva è quella di governare.

Spesso il Partito Democratico ha chiamato in causa il cosiddetto “voto utile”, per contrastare quella che è la coalizione di centro destra. Lei si è dimostrato sempre scettico a riguardo. Potrebbe spiegarci?

Mi fa anche un po’ sorridere questo appello al “voto utile”, fatto poi da chi sta governando con la destra. Quando Letta dice:” A noi il voto utile contro le destre” forse non si rende nemmeno conto che lui sta governando con Berlusconi e Salvini, fino a poco tempo fa faceva i convegni con la Meloni, dicendo che bisognava scrivere le riforme insieme, forse dimentica che le politiche del Partito Democratico negli ultimi anni sono politiche di destra: la buona scuola, il jobs act, l’annientamento dell’art 18, il titolo V, le privatizzazioni selvagge…non so se ciò sia un fatto voluto o una confusione politica.

Per cui se proprio vogliamo parlare di voto utile e necessario questo è per Unione Popolare, perché siamo l’unica forza alternativa al sistema, al consociativismo, al trasversalismo. Abbiamo anche portato due grandi leader europei, come Mèlenchon ed Inglesias, a sostenere Unione Popolare, quindi evidentemente è questo il campo del voto necessario per chi non è contento di quanto sta accadendo in Italia oggigiorno.

Adesso vorrei chiedere il suo parere e la posizione del suo partito su temi che al giorno d’oggi risultano “scottanti”, sia da un punto di vista politico che etico.

Partiamo da una tematica molto discussa nei mesi passati, relativa ad i diritti LGBT. Secondo lei una legge contro l’omo-transfobia è necessaria? Cosa pensa sull’equiparazione del matrimonio eterosessuale ed omosessuale? L’adozione da parte di un single o di una coppia gay è ancora da considerarsi un tabù?

Noi siamo totalmente favorevoli a tutte e tre le questioni che ha posto. Talmente favorevoli che io, da Sindaco di Napoli, ho pure anticipato ciò che il Legislatore non ha la volontà ed il coraggio di fare; sono stato il primo sindaco che ha istituito il registro per le unioni civili fra persone dello stesso sesso, ho dato la carta di identità ad un bambino, di nome Ruben, nato all’estero da due donne omosessuali, ho creato la casa di solidarietà ed accoglienza per le persone trans vittime di violenza.

Quindi possiamo dire che siamo assolutamente favorevoli e ci impegneremo in Parlamento affinché in Italia vengano messi al centro del dibattito i diritti civili e quindi l’attuazione dell’art 3 della Costituzione, il quale parla di uguaglianza, sia formale che sostanziale.

Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina ci si è resi conto di quanto poco attente e quasi scellerate siano state le politiche energetiche italiane e dell’UE, specialmente nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas. Cosa pensa dell’energia nucleare? Potrebbe essere la soluzione, nel lungo periodo, per rendere il nostro paese autosufficiente dal punto di vista energetico?

No, noi siamo contrari al nucleare, fedeli al referendum del 2011, non crediamo che esista un nucleare sicuro. Sicuramente oggi ci sono delle tecnologie diverse rispetto a quelle di 30 anni fa, ma non esiste il nucleare sicuro.

Con il nucleare ci sono le scorie, si fanno le armi atomiche, può esservi il rischio, come sta accadendo in Ucraina, che centrali nucleari vengano bombardate o che siano oggetto di attacchi terroristici. Il nostro è un programma ambientalista, con l’obiettivo di puntare all’autosufficienza energetica del nostro Paese, cominciando subito e velocemente con l’energia solare, eolica, geotermica, con l’utilizzo delle risorse dei beni comuni, dall’acqua all’utilizzo ovviamente anche del gas e dell’energia come bene comune.

Noi siamo favorevoli ad una gestione statale dei beni comuni, sottraendoli ai privati. A Napoli, ad esempio, sono stato l’unico sindaco che ha rispettato il referendum sull’acqua pubblica e questo ha comportato, tra i vari effetti positivi, l’abbassamento delle tariffe. Se noi avessimo avuto la gestione dell’energia in mano allo Stato, non avremmo avuto in queso momento le speculazioni al mercato di Amsterdam.

Ovviamente si deve fare un ragionamento che sia anche europeo e non solo italiano. A questo proposito ritengo che sei non si cerchi un dialogo, un compromesso, in merito alla guerra in Ucraina, la situazione non potrà far altro che peggiorare, perché noi non siamo in questo momento in condizione di essere autonomi dal gas russo, il quale tra l’altro pagavamo poco ed era anche di buona qualità, rispetto ad altri che stiamo prendendo da altre parti, come ad esempio quello che prenderemo, pagandolo cinque volte di più, come gas liquido dagli Stati Uniti, per poi fare i rigassificatori davanti a Piombino e davanti a Ravenna, ai quali noi siamo tra l’altro contrari.

Lei è d’accordo su una eventuale legge per la legalizzazione delle droghe leggere? Potrebbe consentire un maggiore contrasto alle organizzazioni criminali di stampo mafioso?

Io sono favorevole ad una legalizzazione delle droghe leggere, ho anche firmato per questo referendum. Credo che vi sia anche un uso terapeutico di queste sostanze che si potrebbe attuare in maniera più efficiente rispetto a quanto avviene attualmente nel nostro paese. Ritengo poi che questo porterebbe anche ad un miglioramento nella lotta ad un certa forma di criminalità. Quindi si, si può dire che sono favorevole.

Un altro grande problema venuto alla ribalta con queste elezioni è il voto del fuori sede. Possibile che non si sia riuscita a trovare una soluzione effettiva e duratura per permettere a milioni di italiani di esercitare un loro diritto costituzionalmente garantito?

Questa è una vergogna, io l’ho anche denunciata nelle recenti elezioni regionali calabresi, dove mi sono candidato. Come lei sa moltissimi giovani meridionali studiano fuori regione, principalmente al nord. Quindi questo è un vulnus della democrazia, è assurdo che non si consenta a milioni di persone di votare nel luogo del proprio domicilio.

Sono tutta una serie di assurdità, ad esempio, in piccolo, anche nel raccogliere le firme in estate per Unione Popolare non è stato possibile farlo al di fuori del comune di residenza, con la firma digitale, la quale oggi è un mezzo sicurissimo di tracciamento dell’identità di una persona.

Io non penso che qui si tratti di disattenzione della politica, quanto piuttosto che sia un fatto voluto, ritengo che vi sia una volontà politica nel non far votare i fuori sede, specialmente i giovani.

Spesso da parte dei partiti, e ciò si è visto anche durante questa campagna elettorale, vi è un atteggiamento silente nei confronti delle mafie e delle loro inflitrazioni nel mondo dell’industria e delle istituzioni. Il programma del suo partito è uno dei più attenti a riguardo. Secondo lei perché tale problema viene ignorato dal mondo politico?

Per noi è centrale, io ho vissuto una intera vita su questo. Per me la questione morale è il vero tema. Noi siamo molto concentrati, non solo nel programma, ma anche nella nostra azione, contro la forma più insidiosa di criminalità organizzata, quella che noi chiamiamo “Borghesia mafiosa”, cioè la penetrazione delle mafie nel cuore dell’economia, della finanza, della politica e delle istituzioni.

Non se ne parla volutamente, non se ne vuole parlare perché la mafia è riuscita ad infiltrarsi e ad avere rapporti con il cuore della politica, delle istituzione e dello Stato. Non se ne parla perché c’è il PNRR, che è un fiume di denaro pubblico, su cui si sta consumando a mio avviso il rischio di una nuova trattativa, tra poteri che gestiscono il denaro pubblico e colletti bianchi vicini alla criminalità organizzata.

Sappiamo tutti che il denaro pubblico è il cemento con cui si costruisce il rapporto tra le mafie di ultima generazione ed i poteri deviati dello Stato. Non è considerato una centralità perché anche qui non vi è la volontà di contrastare queste forme criminali ed è per questo che non solo non se ne parla nei programmi, ma anche nei comportamenti e nelle parole.

Tutti oggi danno per certo che la Meloni vincerà le elezioni, ma forse lei dovrebbe anche dare conto dei candidati e politici di Fratelli d’Italia che negli ultimi tempi sempre più sono stati coinvolti in fatti gravissimi, da nord a sud.

La persona che attualmente viene vista come probabile futuro Presidente del Consiglio, cosa di cui io non sono del tutto sicuro, oltre che rassicurare la NATO ed i Partners occidentali che le sue politiche estere non si sposteranno di un millimetro da quelle del governo Draghi, dovrebbe forse spendere qualche parola in più in merito alla lotta alla mafia ed alla corruzione nel nostro paese.

Dott. De Magistris, vorrei concludere con una domanda forse problematica. Al giorno d’oggi si registra un grande distacco fra i giovani e la politica, che si traduce in un grande astensionismo. Se lei dovesse rivolgersi ad un diciottenne, come gli spiegherebbe l’importanza del voto e come proverebbe a convincerlo a votare?

Qui vorrei portare una testimonianza. Quando ho governato a Napoli, sono stato il sindaco più longevo della storia di Napoli dal 1806, ho avuto, nella parte centrale del mio mandato, la metà degli assessori che erano giovani tra i 25 ed i 30 anni, questo a prova di come io intendo il rapporto fra i giovani e la politica.

I giovani non devono solo essere spettatori  o limitarsi a votare; noi vogliamo, nel nostro progetto, renderli protagonisti attivi dei momenti decisionali, facendoli diventare gli attori principali della classe dirigente. Non votando si contribuisce ancor di più a non far cambiare le cose, perché il sistema non vuole cittadini che partecipano, ma sudditi rassegnati.

Poi consiglierei di analizzare bene i programmi ed ancora di più le storie delle persone. Facendo fede su questo io ritengo che i voti giovanili potrebbero essere determinanti nello spostare gli equilibri nel prossimo Parlamento.

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