La Santa Sede
e il freno d’emergenza

Ddl Zan, la Santa Sede
e il freno d'emergenza

Mai la Santa Sede era arrivata a tanto. Perché?
Il motivo è semplice: non aveva alternative

di Leonardo Naccarelli

La Santa Sede
e il freno d’emergenza

Ddl Zan, la Santa Sede
e il freno d'emergenza

Ddl Zan, la Santa Sede
e il freno d'emergenza

di Leonardo Naccarelli
Santa Sede

La Santa Sede
e il freno d’emergenza

Ddl Zan, la Santa Sede
e il freno d'emergenza

Mai la Santa Sede era arrivata a tanto. Perché?
Il motivo è semplice: non aveva alternative

di Leonardo Naccarelli
3 minuti di lettura

Che la Santa Sede abbia richiesto, per vie formali, modifiche del disegno di legge noto come ddl Zan non cancella o amplifica le mie perplessità. La condivisibilità del fine infatti (ovvero contrastare le discriminazioni di genere) non è sufficiente per accogliere con favore l’ennesimo abuso dello strumento del diritto penale: anche in questo caso si è costretti a rilevare una riforma disorganica e frammentata del codice penale; la modifica del sistema penale come strumento per innescare progressi culturali, con buona pace di tutte quelle raffinate teorie di teorie generali contenute nei libri universitari. Eppure, quanto successo negli scorsi giorni è molto di più di una semplice relazione tra Stati sulla base di rigide ed aride norme di diritto internazionale. Ѐ un fatto rilevante che merita, dunque, qualche riflessione. 

Non mi interessa analizzare se il richiamo ai Patti Lateranensi, atto menzionato dalla Santa Sede a sostegno della propria iniziativa, sia pertinente o meno. Infatti, sullo sfondo si intravedono degli interrogativi di fondo, a mio avviso, molto più stimolanti: cosa ha spinto la Santa Sede a procedere in tale direzione? Quali saranno le conseguenze di questa iniziativa e, dunque, a che punto siamo, come Stato italiano, nel percorso di emancipazione dalle indicazioni, tra il vincolante ed il non, del potere ecclesiastico?

Quanto alla prima domanda, la risposta è abbastanza agevole: citando le parole di Jep Gambardella, la Santa Sede non vuole solo partecipare al dibattito sui grandi temi etici, vuole il potere di farlo fallire.

D’altronde, anche i muri sanno quanta pronunciata sia (stata) l’influenza delle autorità pontificie sullo Stato Italiano, a volte solo formalmente laico. Si pensi solamente al fatto che dall’immediato secondo dopoguerra alle soglie del nuovo millennio il governo del Paese è stato saldamente nelle mani di un partito, la Democrazia Cristiana, inevitabilmente legato all’establishment (Modalità Steve Bannon ON) cattolico.

Tuttavia, mai la Santa Sede, per quanto negli ultimi giorni vi siano stati dei passi indietro, ha optato per soluzioni così eclatanti per far rendere noto il proprio dissenso. Ѐ da escludere che sia stata l’eccezionalità della materia a richiedere un intervento di questa portata. In Italia sono state approvate leggi molto più in contrasto con la tradizionale impostazione della Chiesa Cattolica: per esempio, la legge sul divorzio e sull’aborto senza che vi fosse tutto questo clamore. Dev’essere, dunque, un’altra la ragione.

Probabilmente, la Santa Sede non è mai intervenuta a gamba tesa in questo modo perché non ne aveva bisogno. In tempi non troppo lontani bastava una conferenza della CEI, un’alzata di ciglia del vescovo per cestinare qualunque progetto di rinnovamento culturale del Paese, più o meno ardito. In altre parole, perché condizionare il Presidente del Consiglio quando nove volte su dieci hai la possibilità di sceglierlo? L’impressione è che la richiesta formale di modifica sia un atto disperato di un’istituzione che, vedendo non funzionare i tradizionali freni, tira, nel panico, il freno di emergenza. Il problema – per loro, per noi non so – è che, parafrasando Guccini, la locomotiva morde la rotaia con forza cieca di (arco) baleno ed è, dunque, difficile da arrestare.

Certo, per lo Stato italiano la prova non sarà semplice: mantenere l’autonomia decisionale relegando le indicazioni pontificie a semplici consigli. 

Tuttavia, a parte inviare un segnale di debolezza, non riesco a riconoscere una piena efficacia alla mossa della Santa Sede.

Chi a destra era contrario al disegno di legge Zan non vede mutare le proprie convinzioni e, viste le analogie con il documento in questione, le proprie argomentazioni.

Chi a sinistra esprimeva perplessità ora si farebbe eleggere in Parlamento solo per farlo approvare in difesa del principio del laicismo. D’altra parte, la difesa della sovranità del Parlamento vale un abuso del diritto penale, forse. A chi importa poi che sarà applicata molto più raramente di quanto le persone pensino. Ciò che conta sarà, eventualmente, aver piantato la bandierina ideologica rimpiangendo i tempi in cui, come per il diritto al divorzio o alla possibilità di abortire, la battaglia ideologica tra progressisti e Chiesa Cattolica poteva veramente cambiare la vita delle persone.

Tuttavia, non prendiamocela a male più del dovuto e necessario: rimproverereste mai una formica perché non è in grado di spostare una bicicletta? 

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