La passerella è stato un appuntamento non casuale, dove hanno sfilato star da tutto il mondo per la prima del film “Les Filles du Soleil” di Eva Husson, con Emmanelle Bercot e Golshifteh Farahani, un film femminista sul battaglione di soldatesse curde sopravvissute a violenze, stupri e schiavitù e diventate guerriere per difendere in primis la propria dignità, in un film di emozioni forti, alle volte forse in maniera troppo dichiarata, ma il cui messaggio resta importante per questa manifestazione.

Le donne alzano la testa.

La strada è ancora lunga: oltre a “Le Filles du Soleil”, in concorso ci sono solo le registe Alice Rohrwacher e Nadine Labakidei cui film abbiamo già parlato. Si vocifera sulla necessità di avere più film al femminile e la replica alle volte mette in discussione allora l’importanza della qualità: ebbene, si torna al discorso che le donne devono dimostrare sempre di più. Per essere in concorso i film al femminile devono essere una spanna superiori, mentre quelli maschili possono essere sufficienti. Lo conferma il fatto che due dei tre film siano stati premiati – meritatamente – e come miglior sceneggiatura (Lazzaro Felice) e come film premio della Giuria  (Capernaum). E lo confermano i dati: dal 1946 ad oggi solo 82 registe donne in concorso, mentre a confronto gli uomini sono stati 1.688. Non può essere solo una questione di qualità.

Qualcosa va cambiato, e questa 71esima edizione del Festival di Cannes, la prima post scandalo Weinstein che ha dato il via all’hashtag #MeToo ed alle proteste a livello internazionale, ha iniziato a vedere qualche cambiamento non solo di facciata:

– tante donne in giuria assieme alla Presidente Cate Blanchett (le colleghe Kristen Stewart, e Léa Seydoux, la sceneggiatrice e regista afroamericana Ava DuVernay e la cantante e attrice del Burundi Khadja Nin);

– la dichiarazione di intenti sulla Montee des Marches;

 

 

– la discussione all’interno del Padiglione Americano – dove si sono confrontate su “Industry in focus: Hollywood in the Era of #MeToo and #TimesUp” Pamela Guest, Dionne Audain, Yolanda Brinkley e Melissa Silverstein e si è parlato anche del nuovo #nerienlaisserpasser visto a Cannes: un alert line per denunciare le molestie ed invitare tutti a tenere un comportamento consono (l’immagine con il papillon era in tutte le borse distribuite in fase di accredito);

 

 

– e la firma del direttore Thierry Fremaux – e di Edouard Waintrop (direttore artistico della Quinzaine des realisateurs) e Charles Tesson (direttore artistico della Semaine de la Critique) – di un atto per la non discriminazione nei processi di selezione: un documento elaborato dalle rappresentanti dei movimenti femminili che si sono date appuntamento per la prima volta nel padiglione Cnc sulla spiaggia del Gray d’Albion di Cannes per conoscersi, parlare delle attività nei singoli paesi per confrontarsi e lavorare ad obiettivi comuni.

 

 

Intorno al tavolo c’era il collettivo francese 50/50 per il 2020, il Time’s Up americano e quello inglese, l’italiano Dissenso Comune, il greco Greek Women’s Wave e lo spagnolo CIMA, alla presenza del ministro francese della cultura Francoise Nyssen e con la conduzione di Céline Sciamma e Rebecca Zlotowski.

 

 

In rappresentanza di Dissenso Comune  http://dissensocomune.it/ l’attrice Jasmine Trinca vincitrice lo scorso anno proprio a Cannes come miglior attrice nella sezione Un Certain Regard e la produttrice Ginevra Elkann, per parlare di un’agenda comune di obiettivi e buone pratiche per ottenere equità di trattamento e salariale, per definire codici etici che garantiscano ambienti di lavoro trasparenti e sicuri, anche in un ambiente ancora un po’ maschile come quello italiano, dove ci si ritrova vittime di ricatti e pregiudizi (vedi anche il caso di Asia Argento): gli stralci dei loro interventi sono qui di seguito.

 

 

 

E allora che le donne squadra, ritrovandosi vicine e complici. Come nelle parole di Alice Rohrwacher che nella sfilata rappresentava se stessa, accanto a donne come sua sorella Alba, o Salma Hayek, Jane Fonda, Claudia Cardinale, Léa Seydoux, Marion Cotillard: “Trovarsi fisicamente lì, con tutte queste donne – alcune magari le conoscevo, ma tante no, conoscevo solo il loro lavoro – e ritrovarsi vicine e complici, è stato soprattutto un sentimento reale, molto forte, di grande umanità, di grande complicità, ed anche un simbolo. Perché è stato accompagnato da un’ironia, da una leggerezza. Era talmente evidente la disparità, che tutte queste donne ci potevano quasi ridere sopra nella tragicità della situazione”.

E con una risata e determinazione, facciamoci sentire. Unite. 

Come mercoledì scorso alla Casa Internazionale delle Donne: il primo vero incontro delle donne produttrici che possono fare la differenza nell’industria dell’audiovisivo e del cinema. L’incontro, moderato da Giulia Minoli (nella foto, a partire da destra), ha visto la partecipazione di Ginevra Elkann (Good Films), Gloria Giorgianni (Anele), Maite Bulgari (Garbo Produzioni), Matilde Bernabei (Lux Vide),  Tilde Corsi (R&C Produzioni), Olivia Musini (Cinemaundici),  Adriana Bruno (Noeltan Film Studio), Marta Donzelli (Vivofilm Italia), Matilde Barbagallo (Bibi Film e Women in Film, TV e Media Italia) e  Kissy Dugan (Piramide Productions e Women in Film, TV e Media).

C’era una bella energia, carica di positività e non di sfida al mondo maschile, ma un proprio modo di essere nel sistema cinematografico: “Bisogna insegnare all’asilo come le nostre diversità ci rendono complementari: uguaglianza di diritti, ovvio. Ma non siamo uguali ed è bello proprio per questo” afferma Matilde Bernabei, riassumendo la conversazione tutta femminile di ieri sera che non ha trattato solo di diritti, ma anche di statistiche, di pressione sociale, di storie di donne da raccontare, di come fare cinema oggi, in un mondo in cui c’è nell’aria qualcosa di diverso: una vera e propria chiamata alle arti – anche attraverso i movimenti Dissenso Comune e Women in Film – ma soprattutto attraverso azioni, voglia di fare, di fare gruppo, di “ribellarsi”, di creare nuovi contesti sociali, e raccontare nuovi role models.

Donne che sfilano, donne che dibattono, donne che si fanno sentire.

E da Cannes, arriverà anche a Venezia, passando per Roma: l’Italia del Cinema inizia ad avere una bellissima voce femminile, e ieri sera ne è stato l’esempio. Che sia sempre più forte!

di Alessandra Carrillo, all rights reserved

Da Cannes a Roma: la parola alle donne ultima modifica: 2018-06-23T18:19:03+00:00 da Alessandra Carrillo

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