CULTURAMA – Qualcosa di più di un Festival dell’informazione

di Sabrina Cicala

CULTURAMA – Qualcosa di più di un Festival dell’informazione

di Sabrina Cicala

CULTURAMA – Qualcosa di più di un Festival dell’informazione

di Sabrina Cicala
4 minuti di lettura

Adriana Lagioia è da un anno che si prepara. Perché non sa scindere se stessa dalle cose che fa. Ha iniziato a pensare a Culturama ancor prima di diventare direttrice del giornale della Luiss 360°. I suoi numeri fortunati, per questo 2015, sono il 10 e l’11. Branko direbbe che il Sole transita nel suo segno nel mese di aprile, portandole soddisfazioni. Ma basta incontrarla per convincersi a seguirla e capire che Culturama è qualcosa di più di un festival dell’informazione “con l’università attorno”, organizzato per il secondo anno da 360°, che si terrà alla Luiss Guido Carli presso le aule di viale Romania.

Abbiamo capito ormai la spiegazione classica di Culturama. Ora raccontacelo con un aneddoto.

Mi piace raccontare sempre del giorno in cui è nato Culturama. Poco prima, si era concretamente manifestato il rischio che il festival di Perugia non avesse luogo a causa di una mancanza di fondi. I ragazzi della redazione si erano talmente infiammati che avevano fatto girare dappertutto lo slogan da noi coniato: “La culturanonHAfFondi”. Una sera di una normale riunione di redazione, a casa dell’allora direttrice del giornale Giulia Perrone, ci siamo posti una semplice domanda:”Ma perché non farlo noi un festival dell’informazione?” Chi c’era, scoppiò in una risata fragorosa.

“Noi?”

E poi siamo stati proprio noi a realizzare una prima edizione di enorme successo. Ricordo ancora che, il giorno prima dell’evento, trenta di noi hanno montato, cartellina per cartellina, tutti i gadget dell’evento in un’aula dell’università. Quella catena di montaggio perfetta faceva capire bene quanto fossimo compatti. L’aria di fermento che si respirava la porto con me ancora adesso.

Culturama

Qual é l’apporto che dá al festival il carattere universitario?

Credo fermamente che il fatto che il festival sia organizzato da studenti sia uno degli elementi più importanti dell’evento. Uno sguardo giovane e reattivo come quello di un ventenne è un ingrediente fondamentale per la riuscita di un evento del genere. Noi non siamo semplici spettatori del cambiamento, ne siamo parte, ne siamo protagonisti. Ed è con questa nostra consapevolezza che abbiamo strutturato la “scaletta” di questo festival: volevamo che ogni conferenza avesse il valore che noi cerchiamo in tutto ciò che facciamo.

Il festival si articola in conferenze tematiche a 360°, per essere fedeli al nome. Qual è il programma di quest’anno?

Analizzeremo le nuove frontiere del giornalismo: dalla relazione tra i social network ed il giornalismo politico, alla spettacolarizzazione della cronaca. Gli esteri saranno in prima linea con Lucio Caracciolo e Pietro Del Re. Racconteremo di come è cambiato il Vaticano dopo l’arrivo di Papa Francesco con Elisabetta Piquè e Marco Ansaldo.
Avremo l’immenso onore di avere Eugenio Scalfari che farà un dialogo con Roberto Cotroneo sul giornalismo. Insomma, tanti ospiti e tanto, tanto da raccontare.

Culturama nasce con l’intento di seguire il motto del direttore di Le Monde “il giornalismo é uscire per vedere e raccontare il mondo”. Oggi il mondo si racconta senza uscire per vedere. Quanto sta perdendo il giornalismo? Culturama sembra farsi “passo” per andare a recuperare quel tipo di racconto diretto.

Non credo che il mondo abbia smesso di vedere. Al contrario, viviamo in una società del tutto mobile. I ragazzi di oggi girano il mondo, sono ansiosi di scoprire tutto, di comparare tutto, di confrontarsi con realtà totalmente diverse dalla nostra. E sono loro i giornalisti di domani: questo cambia decisamente le cose. Culturama segue sicuramente il modello del racconto diretto, perché lo scopo è proprio quello di arricchirci con le esperienze altrui. Spero sia questa la direzione futura del giornalismo: creare un circolo virtuoso con il vissuto di ognuno.

Perché “uscire di casa” il 10 e l’11 per venire a vedere Culturama e non semplicemente farselo raccontare?

Venire a Culturama significa vivere un’esperienza. Vivere un’esperienza vuol dire prendere qualcosa e dare qualcosa. Per questo è importante esserci, perché il contributo di ognuno è una ricchezza per tutti

Il primo pensiero che apre Culturama e quello che lo chiuderà.

L’ho già scritto nel mio editoriale. Il pensiero che lo apre sarà la speranza che il festival produca un senso di visione, quello che contraddistingue noi giovani. Il pensiero che lo chiude lo decideremo insieme a te, Sabrina, e a tutta la redazione di 360º.

Io avevo provato ad essere imparziale. Volevo dare l’idea di un’intervista obiettiva per evitare che la mia partecipazione alla redazione di 360° potesse far calare un legittimo sospetto di conflitto di interessi. 

Volevo, ma forse non avrei adempiuto al dovere di verità del giornalista. Perché vivere Culturama è diverso da spiegare Culturama. Significa tornare a casa, alla fine del festival, con la nostalgia di un viaggio durato troppo poco con i compagni di sempre e quelli che sono saliti durante la corsa. È toccare con mano la notizia, ritagliare un sogno sulla veste di chi già l’ha indossato.

Da redattrice di The Freak a redattrice di 360°, non dico di partecipare. Dico di innamorarvene. Perché nonHAfFondi il giornalismo e la bellezza che porta con sé.

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A cura di Sabrina Cicala.

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