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Quando nel febbraio del 1917 in Europa infuriava la Grande Guerra, un giovane Pablo Picasso giungeva a Roma in compagnia dell’amico Cocteau portando con sé il fervore della rivoluzione cubista.

Sono trascorsi cento anni esatti da quel viaggio in Italia e le Scuderie del Quirinale, per commemorare il momento che segnò in modo indelebile l’arte e la vita privata del genio spagnolo, omaggiano l’artista con una grande mostra, inaugurata il 21 settembre dal capo dello Stato Sergio Mattarella e aperta al pubblico fino al 21 gennaio 2018.

L’esposizione dal titolo “Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915-1925” raccoglie più di cento capolavori tra tele, gouaches e disegni, oltre a innumerevoli fotografie, lettere autografe e altri documenti attentamente selezionati dal curatore Olivier Berggruen, che svelano il profondo legame tra Picasso, il classicismo e l’ambiente del teatro. In un senso più ampio, le opere in mostra testimoniano una fase più matura dell’artista e il ritorno alle raffigurazioni tradizionali tipiche degli anni giovanili. I soggetti che avevano popolato i periodi blu e rosa (acrobati, circensi e artisti nostalgici) ritornano con nuove sfaccettature ad essere i protagonisti assoluti.

Picasso

Parade

La genesi di questa rinnovata scia ha inizio con il progetto Parade, realizzato per il balletto di Jean Cocteau, che apre simbolicamente il percorso espositivo. A Palazzo Barberini, nel grandioso salone affrescato da Pietro da Cortona è esposto, per la prima volta in assoluto a Roma, l’immenso dipinto lungo 17 metri e alto 11. La tela gigantesca è l’emblema di tutta la mostra, infatti, se da un lato “mette in scena” la sensibilità romantica legata alla condizione umana degli outsider, dall’altro sintetizza l’incontro tra la figurazione classica e la ricerca modernista del cubismo.

Il nucleo dell’esposizione, tuttavia, è racchiuso nelle sale delle Scuderie del Quirinale: tra le forme scomposte degli Arlequin e i corpi materici delle Femmes, ci si immerge nella reinterpretazione della tradizione italiana attuata da Picasso. L’arte di Raffaello, le rovine di Pompei e i capolavori del museo Archeologico di Napoli erano diventati, infatti, il bagaglio indispensabile per l’affermazione di un nuovo modo di concepire l’arte. A differenza di futuristi e dadaisti, il lavoro di Picasso aveva l’obiettivo di recuperare il passato e il primitivo, di mescolare l’alto e il basso di quel mondo ai margini della classicità ufficiale, senza rinunciare alla trasgressione.

picasso

Arlecchino e donna con collana

Accanto agli schizzi a matita e ai ritratti, ci sono poi gli esperimenti stilistici: dal gioco delle superfici decorative nei collage, alle nature morte geometriche, fino al realismo stilizzato degli “anni Diaghilev”, ogni immagine si carica di una potenza espressiva disgregante. Eppure lo scompiglio interiore provocato dal caos, non disorienta, anzi, sembra essere sotteso da una melodia invisibile, ordinata, simile in tutto a una sinfonia Stravinskij. Questo linguaggio dell’arte fatto di opposizioni, perfezione e imperfezione, classicismo e cubismo, trova nell’artista spagnolo la sua costante: l’eccezionalità.

picasso

SALTIMBANCO SEDUTO CON BRACCIA CONSERTE

A cento anni di distanza, Picasso riconferma la sua natura di abile giocoliere del processo creativo, capace di fornire nuovi spunti per osservare la realtà, per sovvertire i punti di vista convenzionali, essere avventurosi, trasformisti, rivoluzionari, niente altro che saltimbanchi di emozioni.

di Maddalena Crovella, all rights reserved

 

Tra cubismo e classicismo: Picasso alle Scuderie del Qurinale ultima modifica: 2017-09-26T06:03:33+00:00 da Maddalena Crovella
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