Cuba, analisi
di una crisi

Cuba, analisi di una crisi

Ricognizione delle ultime vicende che stanno infiammando Cuba

di Simone Pasquini

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di una crisi

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Cuba, analisi di una crisi

di Simone Pasquini
Cuba, analisi di una crisi

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di una crisi

Cuba, analisi di una crisi

Ricognizione delle ultime vicende che stanno infiammando Cuba

di Simone Pasquini
5 minuti di lettura

Nelle ultime settimane sui social sono circolate immagini particolarmente evocative di disordini avvenuti a Cuba, dove migliaia di manifestanti si sono riversati nelle strade di Cuba e delle principali città dell’isola caraibica per protestare contro il governo del presidente Miguel Diaz-Canel. Le proteste hanno avuto inizio l’11 luglio scorso e per il momento non accennano a diminuire, sebbene l’apparato di sicurezza cubano abbia risposto con notevole durezza alle manifestazioni.

Quelle che poi sono degenerate in proteste violente e scontri di piazza erano iniziate come delle- apparentemente- pacifiche manifestazioni contro il governo comunista ed il clima di oppressione che il partito comunista cubano (unico partito legale sull’isola) porta avanti ormai da sessant’anni. Da più parti sono state definite le più grandi manifestazioni di dissenso popolare dai tempi del cosiddetto “Maleconazo” del 1994, ovvero della gravissima crisi economica causata dallo scioglimento dell’Unione Sovietica e quindi dalla fine degli aiuti economici alla repubblica comunista di Cuba.

Effettivamente, le immagini ed i video mostrano un numero notevole di persone coinvolte in quelli che sono degenerati abbastanza velocemente in scontri armati con la Polizia Rivoluzionaria cubana. Il completo (o quasi) controllo da parte del Governo sui mezzi di informazione e sulla rete internet impedisce di avere con esattezza il polso della situazione e finora non si ha certezza né del numero dei morti (per il momento non meno di 10) né del numero dei feriti.

Quello che si sa con certezza è che, per ora, sono migliaia i cittadini arrestati o sottoposti a fermo da parte della polizia cubana. Il Presidente Biden, il quale ancora non si era apertamente pronunciato sulla questione cubana, ha annunciato di condannare “le detenzioni di massa ed i processi farsa” ed ha annunciato di che imporrà sanzioni mirati nei confronti dei responsabili della repressione.

Le rivendicazioni dei manifestanti, tese contro il governo del Presidente e segretario del Partito comunista cubano Diaz-Canel, sembrano essere state scatenata dalla congiuntura economica particolarmente dura che l’isola è stata costretta ad affrontare. Per prima cosa, l’isola si trova costretta a subire un duro embargo da parte degli Stati Uniti fin dal 1959, anno della vittoria della rivoluzione di Fidel Castro sul vecchio dittatore filo-americano Fulgencio Batista. Queste sanzioni furono sospese durante l’amministrazione del presidente Obama ma poi successivamente ristabilite da Donald Trump.

LaPresse

Le sanzioni hanno effettivamente un impatto significativo su una economia purtroppo debole come quella cubana, ancora arretrata in certi settori e che per buona parte si sostiene sul turismo (praticamente azzerato dal Covid nel corso dell’ultimo anno). Uno dei principali motivi di protesta dei manifestanti riguarda proprio il costo (ed in generale la scarsità) di molti generi di prima necessità, fra cui la farina e particolari alimenti. L’isola dipende infatti per il 70% delle suo consumo alimentare sulle importazioni dall’estero, ed il governo cubano ha cercato ripetutamente di attribuire la responsabilità di questo momento di grave crisi proprio alle sanzioni americane.

Un’altra questione che ha suscitato l’ira dei manifestanti sembra essere la questione della situazione sanitaria sull’isola e l’asserita incapacità da parte del governo di farvi fronte efficacemente. Cuba si vanta da sempre di possedere un sistema sanitario molto avanzato rispetto alla media dei paesi del centro America e dell’arcipelago caraibico, investendo molto sulla formazione di molti medici ed infermieri. In molti però sembrano aver criticato l’invio di molti di essi all’estero come mossa propagandistica (come si ricorderà, diversi medici ed infermieri cubani prestarono servizio anche in Italia) mentre sull’isola la situazione si aggravava sempre più, anche a causa della scarsità di medicine.

A fronte del diffondersi delle proteste e della impossibilità da parte delle forze di sicurezza di stroncare in breve tempo le manifestazioni, il 17 luglio il governo ed il Partito Comunista hanno organizzato una manifestazione largamente partecipata allo scopo di dimostrare il sostegno della popolazione per il governo comunista e per protestare contestualmente contro l’embargo americano.

Alla manifestazione hanno partecipato non solo Diaz-Canel, ma anche l’ex presidente Raul Castro, fratello del defunto Fidel, eroe della rivoluzione cubana e primo Presidente della Repubblica socialista. La presenza di Raul Castro è stata fondamentale per fornire una sorta di “legittimazione rivoluzionaria” al governo dell’attuale presidente, che invece, a differenza dei suoi illustri predecessori, non può vantare la partecipazione alla lotta armata durante la rivoluzione. Nel corso del suo discorso Diaz-Canel ha attaccato i manifestanti, definendo gli organizzatori delle proteste come dei pericolosi agenti del capitalismo e dell’imperialismo che vogliono distruggere l’unità politica e sociale del Paese.

Il Presidente ha però, contestualmente, anche annunciato timide promesse di liberalizzazione, principalmente in campo economico, ma che non devono aver suscitato particolare soddisfazione fra i manifestanti dato il permanere dello stato di crisi, per quanto l’onda d’urto delle sommosse si sia notevolmente affievolita. Vi è stato anche chi ha messo in dubbio la genuina spontaneità delle proteste, le quali, secondo queste teorie, sarebbero partite grazie ad una mobilitazione social supportata da migliaia di bot sfruttati proprio dagli USA, che già in passato erano stati accusati di ricorrere a questi stratagemmi per influenzare il corso politico degli eventi in ambito latinoamericano (l’esempio più recente riguarda il contesto del colpo di Stato in Bolivia contro Evo Morales nel 2019).

Per il momento la situazione a Cuba rimane in via di sviluppo, anche se apparentemente il peggio sembra passato per la dirigenza marxista-leninista del Paese. Tuttavia, il fatto che sia il Partito che le forze armate siano ancora saldamente al loro posto non significa necessariamente una completa vittoria politica, poiché ciò che è successo in questi giorni e la dura repressione che ne è seguita avranno sicuramente un impatto sul rapporto fra alcune fasce della popolazione ed il governo.

Anche se Cuba riesce ancora a dimostrare di godere di pregi non scontati per molte Nazioni della sua stessa area geografica (un esempio per tutti, basti pensare all’assistenza sanitaria gratuita) forse il modello politico ed istituzionale fondato sul monopartitismo incomincia al giorno d’oggi a mostrare i suoi limiti. In un Mondo non più dominato dalle logiche della Guerra Fredda, e dove l’isola si trova molto più legata al contesto internazionale di quanto non lo fosse sessanta anni fa, una liberalizzazione politica potrebbe solo giovare ad un Paese che ormai per due generazioni si è trovato bloccato nel pantano del partito unico.

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