“Cronaca di una crisi annunciata”. Il primo spettacolo in Italia dove se ti annoi ti rimborsano il biglietto. Ma questo non è mai avvenuto.

di Redazione The Freak

“Cronaca di una crisi annunciata”. Il primo spettacolo in Italia dove se ti annoi ti rimborsano il biglietto. Ma questo non è mai avvenuto.

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“Cronaca di una crisi annunciata”. Il primo spettacolo in Italia dove se ti annoi ti rimborsano il biglietto. Ma questo non è mai avvenuto.

di Redazione The Freak
7 minuti di lettura

Di Adriana Bonomo e Gabriella Marčelja

“Art engagé”. Definizione nostalgicamente riferita all’epoca d’oro del ‘68, oggi ancora e di nuovo in voga. Usata, spesso a sproposito. Usurpata e usurpatrice. Ma forse, oggi più di ieri, necessaria.

L’arte come veicolo di attualità. Mezzo di informazione. Di sensibilizzazione. Il teatro come chiave interpretativa della realtà.

All’altezza delle aspettative che sorgono dai premi che lo hanno coronato, i cui testi engagé si spostano perfettamente al leggiadro jazz, Tiziano Turci intrattiene, diverte, informa e stupisce.

Con satira e ironia, Cronaca di una crisi annunciata è un’ acuta riflessione sulla realtà. Un live set che non pretende di spiegare, ma di dare allo spettatore una nuova prospettiva attraverso cui guardare.

Nelle parole di Turci. Non è una cospirazione. È una tesi.

Ripercorrendo le tappe dell’economia di mercato da Bretton Woods all’unione monetaria europea, non aspettatevi una noiosa lezione sul monetarismo di Friedman o sul liberalismo krugmaniano. Niente pulpiti. Al contrario. Nel clima elettorale, nel freddo grembo della crisi, invece delle facili ricette che ogni politico, economista, scienziato, avvocato e impiegato pretende di dare, Turci solleva problemi, dona spunti di riflessione, invita a notare “dati” e fatti, e lo fa a ritmo di jazz, con sarcasmo, dialogando con il pubblico.

Perché come lui stesso ci ha detto, Turci non vuole annoiare il pubblico, vuole che si diverta ma, al contempo, che vada via dalla sala portando con se anche solo una parte del messaggio.

Insieme alla calda voce di Rossella Teramano, alle improvvisazioni della chitarra di Francesco Saguto, accompagnato da Elia Moretti al vibrafono e batteria, Turci riempie la scena. Passando dal monologo al piano, dai sonetti danteschi al talk show dei night di Manhattan, a metà tra art engagé ed entertainment, il teatro di Turci non è sofista, è popular, o meglio, è Pop!

The Freak ha incontrato Tiziano Turci quando, in fuga dopo lo spettacolo del 1 marzo al Factory spazio giovani Roma capitale, ci ha raccontato di sé, del teatro, del suo teatro e dell’Italia.

Comunicazione di servizio: L’intervista è stata svolta un venerdì sera camminando verso l’uscita del Macro Testaccio che stava per chiudere, evitando incidenti con le macchine e scontri tra persone con un cellulare “hi-tech” che a un certo punto ha smesso pure di registrare… Un’intervista esilarante, divertente, ma soprattutto interessante, fatta al regista (e come ben vedrete non solo) Tiziano Turci.

Preparazione pre-show. Quanta ricerca fate prima di iniziare a scrivere il testo definitivo dello spettacolo?

Drammaturgicamente operiamo così: prima di tutto studiamo, studiamo e studiamo ancora; succesivamente vanno fatti dei brainstorming, si discute, ci si confronta… Dopo aver fatto abbastanza casino c’e’ un momento in cui (TACK!) si accende qualcosa e buttiamo giù venticinque minuti di spettacolo. Tendenzialmente, vanno bene da subito questi primi venticinque minuti. Questo metodo lo ripetiamo diverse volte (si buttano giù altri trentaquattro minuti, poi ventitre, trentadue…) per poi finire con l’avere tre ore di materiale. Succesivamente si fanno delle prove ed infine si fa una sintesi cercando di capire quante informazioni la gente può sopportare dal punto di vista tecnico e quanto bisogno di intrattenimento ci sia affinché arrivi almeno l’essenza del costrutto. Altrimenti, sarebbe una conferenza, una lezione universitaria… noi non vogliamo insegnare niente a nessuno.

Pensiero di base. Come nasce l’idea di fare uno spettacolo su questo tema? Che messaggio vorreste dare al pubblico?

Noi non scegliamo una teoria. Noi guardiamo i fatti. Noi prendiamo i fatti che si sono prodotti e cerchiamo una teoria che li spieghi. Abbiamo trovato una linea di pensiero, già in corso per più di cento anni, che giustifica molto chiaramente questi avvenimenti. Questo non deriva da una volontà specifica, sarebbe troppo facile, bensì da un pensiero che sostiene che questa cosa abbia un senso. Pensieri e idee sulle quali noi abbiamo delle perplessità. E su queste perplessità poniamo delle domande alle gente. Il nostro lavoro non è spiegare alle persone cosa sta accadendo né che se voteranno qualcuno, chiunque votino, prendendo il considerazione il pareggio di bilancio e la Costituzione, non cambierà nulla. Non è nostro lavoro dire: vai a votare lui o vota noi! Il nostro lavoro invece consiste nel fare delle domande giuste dando degli argomenti al pubblico su cui approfondire. Se si è raggiunto almeno questo- hai già vinto! È sicuramente un lavoro nobile…

Economia, Finanziamenti e Cultura. In questi tempi di crisi, durante la quale i finanziamenti rivolti alla cultura sono quasi inesistenti, come riuscite a finanziarvi visto che non prendete nulla per il biglietto dello spettacolo, ma, anzi, il biglietto viene anche rimborsato se ti annoi?

Infatti, il biglietto te lo rimborsiamo se ti annoi. Cosa impossibile! (risata)

Questo, in effetti, la stiamo facendo da poco. Per un anno ho cercato di metter su questo spettacolo nei teatri, ma tutti mi davano ‘pacco’ ossia mi dicevano che non potevo farlo. Non so che problema avessero. Oramai, lo stiamo facendo secondo la conditio sine qua non, perché in un momento di crisi il mondo dei beni di consumo cambia: oggi, un bene di utilizzo è diventato un bene desiderato. Dovendo noi vendere beni, che si devono esaurire nel momento stesso in cui uno lo acquista, siamo tornati all’origine quando ti dicevano che queste scarpe dureranno cent’anni (e duravano cent’anni!). E dunque, noi ti vendiamo uno spettacolo che durerà dieci anni (e durerà dieci anni, perché ti ricorderai che questo spettacolo ha avuto un senso!). Se poi, tu ti annoierai, come purtroppo troppo spesso succede nei teatri (Spesso accade questa situazione: tu ti siedi, cala la luce e già con la prima parola inizi a pensare: „Oh dio, ma perché sono qui?“), hai trenta minuti di tempo per alzarti e uscire dalla sala facendoti rimborsare il biglietto. Noi sosteniamo, però, che tu non te ne andrai mai. I pochi soldi che abbiamo visto sono stati vinti ai premi, da certe date che riesci a vendere, o a cappello, che è la maniera più divertente. Il cappello è la paga migliore che un attore possa ricevere.

Lettura. Un libro, oltre a quello di Dwight H. Perkins, che consiglieresti a tutti di leggere e che magari ti ha aiutato anche nella preparazione tecnica dello spettacolo?

La “Fine della finanza” di Massimo Amato e Luca Fantacci è il libro giusto per affrontare tecnicamente buona parte dei passaggi. E’ un libro che ti spiega il perché della necessità di una regolare e puntuale crisi strutturale del sistema. La crisi è naturale. È endemica.

Obiettivo. Qual è il senso del teatro di oggi?

Tiziano Turci: Bella domanda. Qual’è il senso del teatro? Franz!

Franz Rosati, fondatore dell’etichetta Nephogram: Il senso del teatro è quello di ieri, però oggi. L’obiettivo del teatro è quello di comunicare ossia parlare in un linguaggio suggestivo a qualcuno di qualcosa. Fondalmentalmente è questo…

Tiziano Turci: Bravo! Bello! Sono d’accordo con lui. (risata) Il teatro è inoltre un lavoro divertentissimo!

Progetti futuri. Se lo spettacolo Goodbye Gaddhafi era sugli emigrati, la Cronaca di una crisi annunciata era sulla crisi. La prossima tappa quale sarà? Ci sono già nuovi progetti in via di realizzazione o idee che vorresti approfondire in un futuro prossimo?

Il prossimo spettacolo avrà a che fare con l’informazione di massa e l’origine di questo fenomeno sociale, nato durante la propaganda per l’ingresso degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale. Da lì troveremo una via per arrivare al fenomeno sociologico, che ciò manifesta, chiamato Effetto farfalla, famoso paradosso della farfalla presente nella teoria del caos e ispirato dal libro di Ray Bradbury. Il problema è che nella vita reale, a differenza della teoria del caos, tu non puoi determinare gli avvenimenti futuri perché i fattori da mettere nell’algoritmo sono troppi. E così come nelle previsioni del tempo puoi arrivare a tre giorni, così nelle previsioni del futuro puoi arrivare a tre giorni. E noi, quindi, diremo che non è colpa di nessuno, però occhi aperti!

Dimenticate il noioso teatro, ricredetevi sulle teorie economiche, e cogliete godetevi uno spettacolo da non perdere. Imperativamente.

Tiziano Turci sarà ancora a Roma per altre due date con Cronaca di una crisi annunciata. Il primo spettacolo in Italia, dove se ti annoi ti rimborsano il biglietto. Ma questo, finora, non è mai successo.

Forthcoming dates:

GIOVEDì 7 MARZO al “Cappellari Show”. Via dei Cappellari 83, Campo dei Fiori. Roma.

VENERDì 8 MARZO nella rassegna “ROT”, spazio Oxygene, via San Tommaso D’Aquino 11/a, Metro Cipro. Roma.

Per info:

TNT produzioni 3351213123

FB: Tiziano Turci

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