Critica ragionata al Movimento delle Sardine

di Demetrio Scopelliti

Critica ragionata al Movimento delle Sardine

di Demetrio Scopelliti

Critica ragionata al Movimento delle Sardine

di Demetrio Scopelliti
3 minuti di lettura

Mentre Di Maio pensa a risolvere la prima crisi da adolescenti del M5S, mentre Renzi è in preda al vittimismo dei blitz alla sua fondazione, e mentre il PD, beh, il PD latita, nelle piazze nasce il movimento delle sardine. Le sardine nascono a Bologna, in risposta ad una manifestazione che vedeva protagonista Matteo Salvini per la campagna delle elezioni regionali in Emilia Romagna. In pochi giorni i promotori della manifestazione raccolgono migliaia di adesioni e la piazza si riempie. E ne contagia altre, da ultime Genova e Piacenza. Le Sardine diventano un movimento che si diffonde a macchia d’olio in tutto il Paese. Si proclamano antidoto alle destre, si ergono ad antagonisti di Salvini. Però cosa effettivamente rappresentino, ancora non è ben chiaro. Sono una parte di paese che replica con decisione ed un pizzico di fanatismo alle istanze delle destre. Quelle destre che nascono dalle piazze, dalla rabbia e dalla insicurezza. I vari Meloni, Salvini etc hanno cavalcato questi sentimenti e ora detengono, almeno virtualmente, la maggioranza assoluta. Hanno attuato un populismo senza tregua che gli ha permesso di ottenere consensi trasversali con componenti assolutamente eterogenee. Ma se si vuole cercare una genesi delle Sardine, non serve andare lontano perchè nascono anch’esse nelle piazze. Si badi, i più grandi cambiamenti sono nati nelle piazze, e le rivoluzioni senza piazze perderebbero di significato, ma le piazze che hanno fatto la storia erano cariche di istanze di cambiamento. Mentre le sardine, almeno nella loro versione attuale, non nascono per qualcosa, ma contro qualcuno. Qualcuno che, in fondo, ha fatto dei continui attacchi alla sua persona un punto di forza anziché di debolezza. Perché il consenso di Matteo Salvini, che incita all’odio, si nutre di chi, a sua volta, incita all’odio nella sua persona. Un consenso appassionato, affettivo, di chi corre a difendere, sui social e non, il proprio Kapitano, vittima del politically correct. L’errore è ancora una volta quello di una maggioranza che, già di per sè incestuosa, arriva al governo senza argomenti, e senza un reale sostegno della propria base politica. Se poi ci si mettono anche i sondaggi e i risultati poco incoraggianti delle elezioni regionali in Umbria il risultato è quello di una maggioranza che, quando si relaziona con le destre, si comporta da opposizione, come se soffrisse di un complesso di inferiorità. Quando Giuseppe Conte ha tenuto a battesimo il Conte Bis ha parlato “di un governo per, non un governo contro” perché un esecutivo che fa e che conta su una maggioranza politica poco litigiosa e ricca di proposte non dovrebbe trovarsi a fare la parte dell’opposizione. Sotto questo aspetto, le sardine hanno il merito di aver squarciato un enorme velo di Maya sulla vacuità delle argomentazioni da usare contro le destre. Perché giocare a fare fascisti e anti fascisti, come se si giocasse a guardia e ladro resta una sconfitta prima culturale e poi politica. Chi scrive non si stancherà mai di ripetere che le destre di oggi non sono la versione social dei fascismi del Novecento, ma sono un fenomeno diverso: con lo stesso metodo ma con contenuti diversi. Non è politica di regime, ma è politica mordi e fuggi che va al governo crea scompiglio e torna al proprio posto. Chi vuole che le Sardine diventino un movimento, se non politico, civico strutturato inizi da una base di valori che non utilizzi mai il prefisso “anti-” ma che invece getti le basi per una visione complessiva della realtà prima di tutto alternativa alle Destre e poi più sostenibile di quella elaborata dal Centro Sinistra, che nel giro di qualche mese è riuscita a passare dall’essere il partito dell’élite a tornare ad essere un relitto post ideologico del comunismo. Se, insomma, le Sardine dimostreranno di essere qualcosa di più che striscioni da piazza e slogan allora un’alternativa ragionata ed equilibrata è possibile. Ma se non riusciranno a tradurre gli slogan in istanze, gli striscioni in proposte, di questo movimento resteranno le sagome gialle delle Sardine abbandonate in soffitta, o, peggio ancora, in un bidone dell’immondizia (neanche differenziata).

di Demetrio Scopelliti, all rights reserved

In copertina, illustrazione di Tiziano Lettieri

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