Crisi di mezza estate: le dimissioni di Conte

di Pietro Maria Sabella

Crisi di mezza estate: le dimissioni di Conte

di Pietro Maria Sabella

Crisi di mezza estate: le dimissioni di Conte

di Pietro Maria Sabella
2 minuti di lettura

Da alcuni minuti si è concluso l’intervento al Senato del Presidente del Consiglio dei Ministri. In
una giornata rovente, ancora densa di estate, lo scirocco sembra avere frastornato ampiamente le
forze politiche di matrice settentrionale e meno affascinate dalla stagione presente, seppur ormai
più abituate alle regole della spiaggia che a quelle del Parlamento.
La eco di Federico II è sopraggiunta dai castelli del sud Italia in cui si è contribuito a costruire le
fondamenta di un’Europa ecumenica e laica, che nulla ha a che fare con il sovranismo muto di
oggi. Anche al cuore Immacolato di Maria sembra essere stato restituito il giusto ruolo di garante
dell’Umanità intera e non di alcune sue frange, compagini o parti. Habermas, anch’egli citato, si
sarà sentito lanciato inconsapevolmente sui banchi dei meno sensibili alle tematiche politologico-
istituzionali.
Questo forte vento si è abbattuto come uno schiaffo, forse un po’ tardivo, su di un ex alleato di
governo, sazio di quest’esperienza e desideroso di accaparrarsi tutto, di giungere ai “pieni poteri”.
Con l’utilizzo della lingua e delle cifre stilistiche istituzionali si è rimarcato il confine e i limiti del
potere concentrato nella figura di un solo individuo. Per quaranta minuti si è congelato Facebook
ed è risorta la Repubblica Parlamentare. Per quaranta minuti si è placato l’odio ruttato sui social.
Quasi come fosse una lettera, un telegramma personale, il Presidente del Consiglio, dimissionario,
si è rivolto con durezza e fermezza, rimarcando l’esiguo rispetto delle regole del diritto
parlamentare e costituzionale da parte del Ministro Salvini, iniettando nella sua carne, ad ogni
parola, nozioni di diritto e di buon senso. Ma non ha lesinato neanche rimproveri ai Senatori del 5
stelle, bacchettandoli per avere abbandonato l’aula alcuni giorni prima.
In nome della trasparenza, continuamente citata, il Presidente Conte si è innalzato sopra le parti,
come forse non accadeva da un po’ di tempo e, seppur affondato dalla fragilità di un governo
compositamente populista, è riuscito a riassegnare alla democrazia parlamentare la sua centralità,
al Parlamento la sua importanza, in grado di distruggere lentamente ogni personalismo.
Ha così dato contezza dell’esistenza della crisi e dei suoi effetti. Nelle prossime ore si recherà dal
Presidente Mattarella per rassegnare le dimissioni.
Adesso si aprono i giorni del caos, delle consultazioni, delle alleanze o della richiesta di elezioni.
Da un lato, un centro-destra, capitanato dall’ ormai sergente Salvini, premerà per ottenere le
elezioni al più presto, o, in subordine, un fortissimo rimpasto della maggioranza di governo.
Dall’altro, invece, un Movimento 5 stelle con il coltello dalla parte del manico, che non dovrà
improvvidamente più rivolgere contro l’antico nemico giurato, il PD, per sperare di mettere in
piedi una nuova maggioranza.
Quel che è certo è che, al netto degli interventi dei Senatori Bonino, Bernini, La Russa, Grasso,
anche la prossima sfida sarà fra i due Matteo. Speriamo solo che lascino da parte una volta per
tutte il Vangelo, la Madonna e tutti i Santi.

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