Governo, Cappa (Iv):
“Ecco cosa non va”

Crisi di governo, Cappa (Iv):
"Ecco cosa non va"

Intervista a Marco Cappa, il coordinatore romano di Italia Viva
Per il partito di Renzi "serve una marcia in più per ripartire"

di Pietro Maria Sabella

Governo, Cappa (Iv):
“Ecco cosa non va”

Crisi di governo, Cappa (Iv):
"Ecco cosa non va"

Intervista a Marco Cappa, il coordinatore romano di Italia Viva
Per il partito di Renzi "serve una marcia in più per ripartire"

di Pietro Maria Sabella
Crisi di governo

Governo, Cappa (Iv):
“Ecco cosa non va”

Crisi di governo, Cappa (Iv):
"Ecco cosa non va"

Intervista a Marco Cappa, il coordinatore romano di Italia Viva
Per il partito di Renzi "serve una marcia in più per ripartire"

di Pietro Maria Sabella
10 minuti di lettura

L’inizio del nuovo anno ci ha portato una crisi di governo. Ci siamo appena lasciati alle spalle un 2020 tragico, complesso, sul quale ancora andrà fatta molta luce. Abbiamo avuto un’Italia a colori, con lockdown forti e leggeri sparsi fra l’estate e l’inverno. Sicuramente non sarebbe stato facile per nessuno trovare la soluzione migliore per prevenire i contagi.

Ma Italia Viva, il partito di Renzi, ha deciso che così non si può più andare avanti. Serve un cambio di passo che il presidente Conte forse non è più in grado di garantire. E così per capire da dove deriva questa crisi, abbiamo intervistato Marco Cappa, coordinatore romano e membro del Comitato nazionale di Italia Viva. Avvocato, dottore di ricerca, esperto di privacy e diritto applicato alle nuove tecnologie. 35 anni, Roma nel cuore e nella testa.

Marco Cappa, 35 anni, coordinatore romano di Italia Viva

Volendo trarre un bilancio di quanto accaduto, cosa è stato fatto bene e cosa poteva esser fatto meglio in termini di prevenzione e contrasto alla diffusione del Covid?

Il 2020 ci ha fatto misurare con sfide enormi e con un nemico sconosciuto, il Covid. Cordoglio e vicinanza per chi ha perduto i propri cari senza poter loro neanche stringere la mano e dare un ultimo abbraccio. In ragione dell’emergenza sanitaria a cui si è sommata quella sociale ed economica, il paese ha reagito: i cittadini nella stragrande maggioranza sono stati responsabili e rispettosi delle norme.

Bisognerebbe dire loro grazie e scusarsi per i disguidi legati alle indicazioni discordanti e tardive anche in questi ultimi giorni. Le istituzioni hanno risposto con gli strumenti a disposizione: in breve direi bene la fase di contenimento ma numerosi i limiti di programmazione e gestione dell’emergenza legati al problema strutturale della mancata approvazione delle riforma costituzionale – da noi voluta nel 2016.

Le regioni, in particolare, hanno mostrato tanti gap sui dossier di governance sanitaria. E al governo nazionale occorre una marcia in più per ripartire: questa estate sono stati promossi dal premier gli Stati Generali per pianificare il rilancio, qualcuno ha avuto più notizia degli esiti?

Molto efficace invece l’azione dell’Unione Europea che ha messo a disposizione risorse enormi, solidarietà, visione strategica: in pratica uno schiaffo ai sovranisti e populisti anche di casa nostra. E tanta fiducia verso gli Stati Uniti che guidati da Joe Biden e Kamala Harris, ormai è ufficiale nonostante le vergognose manifestazioni pro Trump a Capitol Hill, ritorneranno a esercitare ruolo di leadership globale con un’azione decisiva per sconfiggere la pandemia e ricostruire un sistema multilaterale di sviluppo. 

Pochi giorni fa, Confcommercio ha comunicato che circa 390 mila imprese hanno dovuto chiudere a causa della crisi pandemica che ha travolto economia e commercio in tutto il mondo. Cosa possiamo fare oggi per rilanciare l’economia. Quali sono le ricette di ItaliaViva per Roma e per l’Italia?

Le ferite del virus rischiano di lasciare cicatrici nell’economia italiana con un impatto duro proprio sui settori indicati dal Report di Confcommercio. Come Italia Viva – grazie al lavoro di Matteo Renzi, delle ministre, dell’unico sottosegretario e dei parlamentari che non si sono fermati neanche nel break natalizio – abbiamo messo nero su bianco 62  proposte (per vederle cliccare qui, ndr) per investire al meglio le risorse della ripartenza: spese sanitarie, alta velocità, vaccini, scuola, cultura, posti di lavoro.

Ci è parso surreale che nella prima bozza di Recovery Plan, per i i prossimi sei anni, fossero previste per i giovani e l’occupazione meno risorse di quanto previsto per il solo 2021 per il cash-back. Per i giovani solo l’1%: uno non basta. E non si immagina così il futuro: occorre puntare su ricerca e innovazione, sviluppo, crescita, e soprattutto i giovani.  

Veniamo adesso al nocciolo del tema. Da mesi, l’opinione pubblica è sballottata fra MES, Recovery Plan e Recovery Fund. Prima di tutto, ci potresti chiarire di cosa si tratta? Qual è la differenza fra questi misure?

Premesso che non sono un economista, confermo che l’Europa in questa emergenza è stata protagonista. Andando con ordine: fondamentali gli aiuti della BCE per i nostri titoli di stato, strategico il piano SURE contro la disoccupazione, per non parlare del MES sanitario (un fondo per prestare fino a 36 mld di Euro all’Italia senza condizionalità e a tasso di interesse praticamente zero) da utilizzare subito a nostro avviso e il Next Generation EU, detto anche impropriamente Recovery Fund.

Si tratta di un piano da 750 miliardi con cui, per la prima volta, i Paesi dell’Unione hanno deciso di fare debito comune con l’emissione di titoli sui mercati da parte della Commissione Europea. Ogni stato membro deve varare un piano nazionale di riforme, Recovery Plan, per spiegare in che modo verranno spesi i fondi del Next Generation EU.

All’Italia spetta la quota più importante: 209 miliardi di euro, in parte prestiti e in parte a fondo perduto. Il più grande bacino di risorse mai avuto dai tempi del piano Marshall. Poiché si farà anche molto debito che graverà sulle generazioni più giovani è un dovere verificare che queste risorse si spendano al meglio rendendo il nostro belpaese più competitivo e moderno.

A quale fra queste il Governo Conte ha detto sì e a quale (per ora) ha detto di no?

Su questo vedremo quale sarà l’esito del confronto. Italia Viva sta facendo una battaglia di coraggio e per le idee. Non prendere sul serio questo confronto rischierebbe di sminuire il senso della nostra partecipazione nella maggioranza di governo: sono fiducioso che le proposte vengano accolte e si dia slancio a una nuova fase, decisiva per la ripartenza del paese. 

Renzi è stato molto critico con il Governo e con Conte circa l’utilizzo di questa enorme quantità di fondi. Dietro c’è realmente una bagarre tutta politica o non siamo in grado di cogliere alcune sfumature che possono fare la differenza per il futuro del nostro Paese. Cosa non va nella programmazione fatta da una parte della maggioranza? Cosa potremmo fare ancora?

Renzi e tutta Italia Viva si stanno battendo perché questi soldi vengano spesi con criterio e perché le prerogative delle istituzioni vengano rispettate. Mi spiego meglio. La prima bozza di Recovery Plan raccoglieva in maniera slegata e priva di vision complessiva, molti dei progetti che stavano invecchiando da anni nei cassetti dei vari ministeri. Nessuna elaborazione, né progettualità.

In poche ore si sarebbe dovuto approvare un tale documento decisivo per i prossimi 20 anni? Ci siamo opposti nel metodo e nel merito. No a scelte che non investono quanto necessario sui temi della sanità, dello sviluppo, della cultura e del turismo, no al commissariamento delle istituzioni repubblicane e della Pubblica amministrazione, no alla secretazione dei progetti e al riparto delle risorse deciso in qualche stanza senza il confronto con il Parlamento, gli enti locali e gli stakeholder.

Green&Blue, tecnologia e digitalizzazione della P.A. rappresentano i settori chiave per la ripresa economica del Paese. In particolare, trasporti pubblici e mobilità sostenibile. Quali sono le proposte di ItaliaViva per migliorare la rete di trasporto in italia e incentivare il passaggio al sostenibile? E su Roma, caro Marco, come è messa Roma nei trasporti pubblici?

Certamente, i driver di sviluppo del Next Generation EU sono: sostenere la ripresa degli Stati membri; rilanciare l’economia; sostenere gli investimenti privati. Questo approccio sarà fondamentale per favorire una transizione tecnologica e un avanzamento della sostenibilità soprattutto nel settore dei trasporti.

Su questi temi Italia Viva è stata protagonista in Parlamento grazie all’impegno del mio amico Luciano Nobili, capogruppo in Commissione Trasporti, bravissimo nel sostenere gli incentivi e un adeguamento della normativa di settore per regolamentare la circolazione di molti mezzi di nuova generazione. Un lavoro che prosegue con Luciano e anche grazie a Lella Paita, Presidente della Commissione Trasporti, per un continuo miglioramento della rete e dei servizi di trasporto, soprattutto in questa fase emergenziale. 

Su Roma la Raggi e i 5S hanno fallito su tutta la linea: si erano candidati per amministrare l’ordinario cioè manutenzione delle buche, efficientamento dei trasporti , raccolta dei rifiuti, ecc. Basta fare un giro della città per assistere all’esatto opposto, un tracollo lento e inesorabile. Autobus in fiamme, nemmeno un centimetro di rotaie anche solo di tram programmato dagli attuali inquilini (ancora per poco per fortuna) del Campidoglio. Occorrerà ripartire in fretta e dimostrare che (un altro modo di) governare è possibile. 

L’estate è trascorsa quasi del tutto invano. Non abbiamo fatto granchè per le scuole (aperte e chiuse di continuo) ma anche tutte le terapie intensive che dovevano essere aggiunte non sono arrivate. Burocrazia è stata spesso la risposta, quasi come se si trattasse di qualcosa di estraneo e di diverso da noi. E’ vero che con la Bassanini abbiamo separato responsabilità amministrativa da responsabilità politica. Su questo noi vorremmo sapere la vostra opinione. E’ forse arrivato il momento di rimettere mano alla p.a. e ai rapporti di potere? Davvero queste mancanze non sono attribuibili alla classe politica di governo ma solo alla “burocrazia”?

Certamente ci sono state lentezze gravi e non scelte, da perseguire e condannare. Tuttavia, al netto di quello che occorre fare certamente per una piena e completa sburocratizzazione prevedendo un ‘fast track’ per sbloccare rapidamente cantieri e iniziative da intraprendere in situazioni di emergenza e priorità come proposto da Italia Viva con il ‘Piano Shock’, ci sono poi le troppe azioni dilatorie di una politica che non decide.

Matteo Renzi da premier ha guidato riforme epocali, alcune delle quali divisive ma necessarie per l’ammodernamento del paese. Riformare è un dovere per chi si professa democratico e liberale. Chi non decide o peggio attende l’esito dei sondaggi per fare scelte, non fa il bene dell’Italia ma insegue solamente il proprio consenso personale. 

Roma per chiudere. Non vogliamo chiederti troppo, ma c’è un futuro per la nostra Capitale? Rifiuti, trasporti e comunicazione, lavoro, impresa: tutti settori fortemente sensibili per la ripresa di Roma. Cosa auspicate? Quale potrebbe essere il candidato giusto per la città?

Come anticipato, il fallimento dell’attuale amministrazione è ormai conclamato. I prossimi 10 anni però possono rappresentare per Roma quello che i passati 10 anni hanno rappresentato per Milano grazie al traguardo dell’Expo e a una guida all’altezza delle sfide. Quest’anno si celebrano i 150 anni di Roma Capitale, nel 2025 ci sarà il Giubileo e altri progetti ambiziosi potrebbero offrire opportunità uniche per la nostra amata città.

Occorre progettare la Roma che verrà secondo un approccio ‘data driven’: analizzare i dati e programmare di conseguenza le ricette sui dossier cruciali dei rifiuti, trasporti, sviluppo, 5G, turismo e cultura, lavoro e smart working, facilità di fare impresa. Ci sarà da prendere spunto dalle best practices delle grandi capitali mondiali e chiamare a raccolta la creatività dei nostri migliori talenti.

Per fare tutto questo e in vista delle elezioni 2021 non basta individuare solo un sindaco, bensì occorre definire una squadra di almeno 100 persone capaci per guidare al meglio il Campidoglio, i 15 municipi per i quali prevedere sempre maggiori poteri, risorse e competenze, le partecipate da affidare a management all’altezza capaci di fare il bene dell’azienda e soprattutto degli utenti. Questo ci insegnano le stagioni in cui Roma ha brillato con sindaci come Francesco Rutelli e Walter Veltroni.

Abbiamo spiegato il nostro punto di vista al tavolo del centrosinistra: le storie riformiste più recenti a cui guardare sono quelle che hanno portato ad esempio alla riconferma di Bonaccini al governo dell’Emilia Romagna e all’elezione di Giani in Toscana. Il miglior nome in campo per Roma a nostro avviso è Calenda, il PD ci deve ancora dire cosa ne pensa e sciogliere definitivamente il nodo alleanze (alcuni di loro inseguono ancora un velleitario accordo con i grillini), è tempo di correre ormai.

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