Cosa sta accadendo a Foggia? La criminalità organizzata chiama, lo Stato risponde

di Mauro Mongiello

Cosa sta accadendo a Foggia? La criminalità organizzata chiama, lo Stato risponde

di Mauro Mongiello

Cosa sta accadendo a Foggia? La criminalità organizzata chiama, lo Stato risponde

di Mauro Mongiello
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Numerosi esperti ed investigatori l’hanno chiamata Quarta Mafia, sottolineando come da tempo, per peso criminale e capacità di penetrazione, abbia soppiantato la Sacra Corona Unita sulla mappa delle consorterie mafiose del Paese. Roberto Saviano, un paio di anni fa, aveva acceso per la prima volta i riflettori sul fenomeno, spendendo il proprio vissuto e il “know how” acquisito attraverso inchieste e attività giornalistica, nel tentativo di smuovere le coscienze.

Nel colpevole silenzio della politica e dell’opinione pubblica, la Società foggiana ha cementificato il proprio potere sul territorio, soffocando le forze economico/imprenditoriali e sociali di Foggia e provincia.

Da tempo nel capoluogo dauno si combatte una guerra a medio-alta intensità; alla tradizionale attività estorsiva, esplicata soprattutto attraverso attentati dinamitardi agli esercizi commerciali della città, si sono affiancati omicidi eclatanti, in vista di un riassetto dei poteri interno alle cosche. A Foggia, i clan agiscono secondo logiche ancora non del tutto “imprenditoriali”, alzando spesso il tiro dei propri mirini, rompendo spesso gli equilibri di una “pax mafiosa” sempre più precaria e vacillante.

Di fronte al susseguirsi di esplosioni e di racket, negli ultimi due mesi lo Stato è riuscito ad intervenire con due importantissime operazioni, rivoltesi principalmente alla “testa” e alla “base” delle due batterie egemoni del territorio foggiano: alla fine di novembre, l’operazione “Decimazione” ha smantellato i vertici dei clan, attraverso la disposizione di ordinanze di custodia cautelare in carcere per trenta esponenti della malavita locale in guerra tra loro dal 2015. Il quadro delineato dagli inquirenti è di particolare interesse e merita di essere sintetizzato: la Società foggiana si struttura attraverso un’unica organizzazione, centralizzata sia nell’assistenza degli associati detenuti che nella gestione delle risorse economiche atte a questo e ad altri scopi tipici del sodalizio e ramificata in batterie sulla strada. Questo equilibrio viene turbato ciclicamente da una ridefinizione sanguinaria degli assetti di potere vigenti, alla quale segue un periodo di rasserenamento dei rapporti, atto a riorganizzare l’apparato.

La mancanza di una leadership riconosciuta ha portato, a cavallo del nuovo anno, ad un’escalation particolarmente dura da parte dei “superstiti”: numerose attività commerciali hanno conosciuto, infatti, la paura della bomba a scopo estorsivo.

A far fronte a questa nuova ondata è intervenuta l’operazione “Chorus”, che ha portato in carcere sedici elementi, accomunati tutti da una carta d’identità particolarmente giovane; segno, questo, di come le batterie abbiano in pancia la capacità di poter sostituire gli affiliati arrestati attingendo alle nuove leve del crimine attraverso la cooptazione nei quartieri più a rischio della città. L’operato delle FF.OO è stato lodato dal Ministro degli Interni Matteo Salvini, dal Presidente della Commissione Antimafia, dott. Nicola Morra e da Michele Emiliano. Insomma, le luci dei riflettori stavolta pare si siano accese, evidenziando un fenomeno che non può più essere sottaciuto, soprattutto in un periodo di particolare “silenzio” delle altre mafie.

Evidentemente tutto ciò non può dirsi sufficiente, né può esserlo se si analizza da vicino la realtà territoriale in cui la Società è radicata. Chi vi scrive è foggiano e tutt’ora, nonostante viva a Roma, mantiene contatti con la propria città; ebbene, i problemi sul tappeto rimangono inascoltati da tempo immemore, senza che la politica e lo Stato sappiano trovare i giusti antidoti. Per lungo tempo a Foggia ha fatto fatica ad affermarsi l’esistenza di un’associazione antiracket, il che è un parametro relativo, ma comunque indicativo della ricettività della popolazione rispetto al fenomeno mafioso. Il lato repressivo dell’arsenale da utilizzare contro le batterie della Società, seppur assolutamente necessario ai fini dello sradicamento di tali realtà dalla geografia cittadina, non può essere l’unica risposta: lo Stato non può presentarsi con questo unico volto, anche perché il ricambio generazionale permette il subentro di un giovane all’affiliato morto in una sparatoria o detenuto in carcere.

È necessario, quindi, che a questa generazione venga data un’opportunità diversa, attraverso percorsi educativi e di formazione che partano dalla scuola e che riescano ad intervenire in situazioni familiari particolarmente gravi.

 Non è molto, non basterà a risolvere il problema, ma è un inizio di cui Foggia e i foggiani hanno estremamente bisogno.

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