Cosa non sappiamo della Libia e dell’accordo col paese nordafricano ?

di Redazione The Freak

Cosa non sappiamo della Libia e dell’accordo col paese nordafricano ?

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Cosa non sappiamo della Libia e dell’accordo col paese nordafricano ?

di Redazione The Freak
8 minuti di lettura

Il 1° novembre del 2019 si è tacitamente rinnovato il patto tra Italia e Libia sui migranti.

Ma in cosa consiste questo accordo? 

I tg ne hanno parlato raramente e in modo superficiale.
Sui social il popolo del web si è mosso contro lanciando l’hashtag #noalrinnovo(appello non accolto).

Ma è ancora poco chiaro per molti in cosa consista realmente questo accordo
e quali siano i patti stipulati tra l’Italia e la Libia.

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO ALL’INIZIO DI TUTTO

Purtroppo per tanti anni ed ancora oggi i flussi migratori sono stati gestiti come un problema e non come un fenomeno strutturale.

 Abbiamo pensato di liquidare la cosa con un meschino patto con uno dei paesi più pericolosi e inaffidabili dell’area mediterranea, la Libia, senza che questo abbia risolto realmente le cause che spingono migliaia di persone a lasciare i propri paesi d’origine.

 Nel 2017 è stato sancito dal governo italiano (con a capo Paolo Gentiloni e Marco Minniti al Ministero degli Interni) un accordo con la Libia (in particolare con Al-serraj Primo Ministro del governo di riconciliazione), per frenare gli arrivi dei migranti. 

Non contenta l’Italia tre mesi dopo l’accordo ha invitato ufficialmente il noto Abd Al-Raham Milad meglio conosciuto come Al  Bija, capo della Guardia Costiera Libica dal 2014, per una visita in Sicilia e nel Lazio per studiare da vicino il sistema di accoglienza e i porti di sbarco. 

Poco dopo grazie ad inchieste ed articoli è emerso che l’ONU,Unione Europea e Nazioni Unite avevano sanzionato tale personaggio e la Corte Penale Internazionale stava indagando su di lui e su possibili illeciti della Guardia Costiera(di cui parleremo tra poco).

Su tale accordo c’è stata un’inchiesta portata avanti dal giornalista italiano Nello Scavo del quotidiano Avvenire, ora sotto scorta, dove denuncia il personaggio controverso e inaffidabile con il quale l’Italia ha stretto il patto e la dubbia condotta dei componenti della Guardia Costiera Libica coinvolta in traffici illeciti e torture a discapito dei migranti.

La domanda è : l’Italia era a conoscenza di tutto ciò?
Risposta: certo che si, anche  nelle dichiarazioni ufficiali l’Italia parla dell’incontro come di “un’opportunità per trattare argomenti cruciali quali la ricerca
e il salvataggio delle vite umane in mare”.

L’idea era quella di affidare ai libici il contenimento dei flussi migratori, da qui è poi partita l’attività di recupero dei migranti che vengono riportati indietro nei centri di detenzione libici, torturati, seviziati, ricattati, e talvolta venduti come schiavi.

La Libia è riconosciuta come paese in guerra, pertanto il suo porto non è considerato sicuro.

La Libia è un paese in guerra da anni, composto da milizie e bande criminali in lotta tra loro e diviso letteralmente in due parti, ciascuna governato da due diversi esponenti.
Inoltre al capo della tanto decantata guardia costiera libica ci sono boss del traffico di esseri umani.

COSA PREVEDE IL MEMORANDUM CON LA LIBIA

I punti principali del patto stipulato con la Libia prevedono in primo luogo i finanziamenti e il sostegno del governo italiano.
L’italia riconosce alla Libia il potere di soccorrere e accogliere i migranti nel proprio paese.
Tale punto, il primo, è collegato al punto 6 dove viene specificata l’assenza di pene e sanzioni per controverse in merito, dando di fatto totale autonomia alla Libia.
Il 2° articolo impegna l’Italia a finanziare anche i centri di accoglienza, fornendo medicinali, attrezzature e formazione del personale (realizzato con finanziamenti gestiti localmente e autonomamente, in parole povere non ci sono controlli su che fine facciano realmente quei soldi).

Un altro punto importante è il 4° in cui l’italia può avvalersi di fondi UE nel rispetto delle leggi in vigore nei due paesi. Infatti il progetto che ha dato il via all’accordo è finanziato dall’UE nell’ambito del programma per la sicurezza delle frontiere a sud del mediterraneo.

UN ACCORDO CHE CI COSTA…

L’Italia paga ben 50 milioni l’anno, per pagare trafficanti per attuare respingimenti di massa di persone riportate indietro,non senza violenze e spari  nei lager libici e talvolta venduti all’asta come schiavi.

  • Nel 2017 sono stai spesi 43,5 milioni;
  • Nel 2018 sono aumentati a 51 milioni;
  • Fino ad arrivare ai 56 milioni del 2019 stando ai soli dati ufficiali.

Spese per aiutare la Libia a gestire in autonomia i migranti e i rifugiati,
per finanziare i centri di detenzione e l’operato della guardia costiera libica,
entrambi sotto osservazione del Tribunale dell’Aia e condannati per violazione dei diritti umani e crimini contro l’umanità.

Non solo, secondo OXFAM ,che ha pubblicato questi dati, il denaro inviato dal governo italiano
serve per acquistare mezzi terrestri e navali e formare il personale dei centri di detenzione.

Un costo non solo monetario ma anche di immagine e di coscienza.

Il 9 ottobre il governo di Al Sarraj ha comunicato di voler modificare
unilateralmente il patto con l’Italia ed in particolare i punti:

  • In cui si affida alla Libia il totale coordinamento delle missioni di salvataggio
  • Si concede ampio potere sulle navi ONG che vogliono effettuare soccorsi in mare

La Libia detta legge, l’Italia accetta ormai impotente e messa all’angolo.

Inoltre il governo libico ha diramato un regolamento che obbliga le navi coinvolte nei salvataggi
a chiedere loro l’autorizzazione anticipata per entrare in acque libiche, se il nulla osta non arriva non è possibile effettuare nessun intervento di salvataggio e intralciare il lavoro delle motovedette della Guardia Costiera.
Come se non fosse abbastanza le ONG sono obbligate a lasciar salire sulle navi i militanti libici per eventuali controlli e possibili sequestri, effettuato spesso solo per impossessarsi delle barche e dei motori usati.

La guardia costiera libica è collusa con milizie di trafficanti e le ONG sono letteralmente vessate e intralciate nei loro tentativi di salvataggio.

IL PATTO (CON I PAESI UE) CHE SCOPPIA

Negli ultimi mesi si è cercato di creare un accordo, anche forse per svincolarsi dalla morsa della Libia, con i paesi UE per creare una rete dove vengano assicurati i salvataggi in mare (secondo la bozza dell’accordo per ora fatti solo dalle ONG), e una giusta redistribuzione tra i paesi UE.

L’incontro tenutosi il 23 settembre a Malta , doveva essere un preludio per finalizzare questo accordo(a Malta avevano sottoscritto una bozza Italia, Malta, Francia e Germania),
ma nell’incontro successivo in Lussemburgo alcuni paesi Ue (soprattutto quelli dell’est) hanno mostrato una certa reticenza ad accettare di accogliere un ulteriore numero di migranti.

Un altro motivo dell’impasse nell’accordo è uno dei suoi punti deboli, ossia che il patto non prende in considerazione chi arriva tramite altre rotte, come quella terrestre in Oriente o gli arrivi su barconi e gommoni di fortuna che approdano tutti i giorni anche sulle nostre coste.

Ad aggravare la situazione per ultimo è il ritiro delle truppe Usa in Siria, con l’esodo massiccio di profughi siriani verso Bulgaria, Grecia e Cipro.
Infine la Germania, che in un primo momento avevo sottoscritto la bozza dell’accordo, si è tirata indietro, temendo un aggravio al numero già consistente di arrivi nel paese.
Secondo la Germania il meccanismo di redistribuzione ipotizzato non è strutturale ma emergenziale e ciò andrebbe a creare una situazione di difficile gestione.

La ministra dell’Interno Lamorgese si è però dichiarata “fiduciosa”, e che quello a Lussemburgo è stata una “presentazione del progetto messo a punto a Malta”, progetto che difficilmente spiccherà il volo.

Per ora quindi solo i soliti paesi hanno dato disponibilità ad accogliere i migranti e che  sono: Portogallo, Spagna, Lussemburgo e Irlanda. 

Per ulteriori sviluppi bisognerà attendere le azioni della nuova commissione Europea che si è insediata solo a novembre.

NON SOLO L’ITALIA COINVOLTA

È di poco tempo fa la notizia del Times of Malta, che attraverso un’inchiesta ha denunciato
un collegamento tra forze armate maltesi e guardia costiera libica, quest’ultima incaricata di intercettare le barche dei migranti e riportarle in Libia, impendendone quindi l’approdo in territorio maltese.

Tutto ciò è denunciato anche dalla ONG  Alarm Phone.

Fa scalpore la frase pronunciata a suo dire da Neville Gofà dell’ufficio gestione del personale, all’incontro con i membri della guardia costiera dove si definì un”inviato speciale del Primo Ministro Muscat”, facendo trapelare il coinvolgimento di tutto il governo dell’isola. 

Governo già coinvolto nel caso dell’uccisione della giornalista Daphne Caruana Galizia, che hanno portato dopo proteste e pressioni alle dimissioni annunciate del Primo Ministro.

ULTIME DALL’ITALIA

L’Attuale ministro degli esteri Luigi di Maio ha dichiarato che il governo italiano si “adopererà per cercare di modificare il Memorandum, in particolare nelle parti riguardanti i centri di detenzione,” ma ha anche confermato che non si può pensare ad una “soppressione” di tale patto,poiché sarebbe “dannoso”.

Si sta pensando di inviare delle ONG sul campo per progetti umanitari alternativi alla detenzione. 

In qualunque caso le modifiche al trattato dovranno essere approvate in modo consensuale e bilaterale.

Contro il rinnovo, si erano ribellati PD e LEU oltre a numerose ONG e associazioni a tutela dei migranti; Matteo Orfini ha persino accusato il PD di esserne complice.
Lia Quartapelle capogruppo PD ha spiegato su twitter che annullare l’accordo non porterebbe ad un miglioramento della situazione e significherebbe praticamente “lavarsene le mani”. È necessario, secondo lei, stringere patti con la Libia per cercare di migliorare la situazione e le condizioni in cui versano i migranti.

Per contro la Libia ha risposto che valuterà eventuali proposte di modifica nel memorandum “nel rispetto degli interessi libici” come dichiarato dal portavoce del ministero degli Esteri Mohamed Al Qablawi.

Attendiamo fiduciosi risvolti decisivi e positivi a riguardo, perché non si può finanziare, fare alleanze e stringere accordi con i carnefici e poi girare la testa dall’altra parte facendo finta di non essere implicato in tutto l’orrore che sta accadendo a pochi chilometri dal nostro paese e che stanno subendo migliaia di persone. Persone come noi.


di Sara C. Coppola, all rights reserved

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