Correnti nei corridoi del Csm

di Redazione The Freak

Correnti nei corridoi del Csm

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Csm: organo che DOVREBBE garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura italiana.

Correnti nei corridoi del Csm

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Non sono i contenuti delle intercettazioni né le riunioni notturne o i viaggi ed i lavori di ristrutturazione emersi dalle indagini nei confronti del procuratore Luca Palamara a far sbattere le porte del Palazzo dei Marescialli. Altra aria è quella che fa scricchiolare le intercapedini. Forse sarebbe meglio parlare di correnti, quelle che costituiscono le diverse anime del Consiglio Superiore della Magistratura. Nate come luoghi di rappresentanza della magistratura, le associazioni interne sembrano essere diventate “comitati di affari di raccolta del consenso”, come le ha chiamate Giuseppe Cascini, consigliere di Area, che ha rievocato i tempi della P2. Ed è forse proprio in questo acronimo la chiave di lettura di una degenerazione della rappresentanza, di qualsiasi potere dello Stato si parli. La Propaganda è il filtro deformante l’esercizio del potere, deviato a favore di obiettivi altri rispetto alla cura degli interessi per cui viene riconosciuto.

Ma andiamo con ordine. Il Consiglio superiore della magistratura nasce come garanzia della indipendenza e della autonomia del potere giudiziario. Spettano ad esso nomine, avanzamenti di carriera e, di conseguenza, dalle scelte fatte dai suoi membri conseguono le nomine dei vertici delle Procure. Dall’ordine preferenziale di trattazione delle indagini può derivare la sopravvivenza di un fascicolo, dalla equidistanza dei magistrati può dipendere l’esercizio dell’azione penale senza tratti di penna guidati dal colore politico.

E già qui c’è un primo arresto: tra i membri del CSM otto membri, “laici”, sono di nomina politica. È opportuno che chi contribuisce alla assegnazione di cariche sia scelto, e quindi irrimediabilmente e umanamente legato, da un altro potere dello Stato? La scelta della Costituzione, al tempo, fu a lungo discussa. Ed in parte orientata dall’atto offensivo del Procuratore Generale della Corte di Cassazione Pilotti, che in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, guidato dalla sua filomonarchia, non fece alcun cenno alla Repubblica, in nome della quale la funzione giurisdizionale va esercitata. Né la magistratura, si disse, può essere un “mandarinato”, che non è un particolare tipo di macedonia, ma un ufficio fortemente burocratizzato ed elitario esercitato nell’Impero cinese. Ma come far sì che il corpo “senta l’influenza della vita” e non la pressione della politica?

La cronaca lo insegna: le scelte di politica criminale e non si fanno in Parlamento (e ancora più -e patologicamente- nel Governo), ma si concretizzano nelle sentenze. L’attività della magistratura è neutrale nei fini, non nei risultati. Dalle sentenze con cui si ordina l’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo, alle trascrizioni degli atti di nascita e matrimoni tra omosessuali, fino alle richieste di rinvio a giudizio per corruzione che cadono sulla costruzione di grandi strutture o provvedimenti cautelari che precludono la prosecuzione dell’attività imprenditoriali o indizione di bandi.

L’altro arresto, quindi, è di tipo empirico: tra le carte dei magistrati, qualcuna solletica più di altre le poltrone politiche. L’interesse del Governo e delle scelte del Parlamento trova tutela legittima, con il riconoscimento della legittimazione ad impugnare provvedimenti, ma anche strada di protezione occulta, con dossieraggi sui profili di “giudici ostili”, attacchi dai microfoni o dalle bacheche simil-istituzionali, fino a raggiungere le vette di condotte che trovano sì base nella legge… ma in quella del codice penale.

È accaduto, non ora ma la cronaca ce lo ricorda, che attraverso quel particolare potere di autogoverno della magistratura l’attività del CSM sia divenuta strumento di attuazione e veicolazione di interessi che dell’indipendenza e dell’autonomia sono la negazione. Una “accentuata solidarietà”, che “in termini di concorso mutualistico tra gli iscritti nelle attività professionali, assumevano maggiore gravità con riferimento all’attività dei magistrati ed alle guarentigie fissate dall’ordinamento a tutela della loro indipendenza. Questi rilievi vengono in considerazione non solo per quanto attiene gli sviluppi di carriera per il singolo magistrato — già di per sé fatto sospetto — ma per quanto riguarda possibili condizionamenti che il magistrato potrebbe subire a livello della sua attività giurisdizionale, soprattutto allorché tale attività abbia ad oggetto procedimenti importanti, con implicazioni anche di natura politica. Infatti la solidarietà intesa in aggiunta alla segretezza dei rapporti potrebbe influire sulle scelte del magistrato e sulla sua attività giurisdizionale, ponendo in dubbio la sua imparzialità o almeno la sua serenità di giudizio”. Non lo leggerete nelle carte del procedimento a carico di Palamara. La preoccupazione profetica è di qualche anno addietro. Firmato Tina Anselmi, è l’esito della attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2. Data 12 luglio 1984.

E torniamo alla Propaganda, senza aggettivazioni di sorta o numeri di accompagnamento. La ricerca del consenso, come genuinamente concepita, è funzionale al sostenimento di una candidatura e alla successiva elezione. Conseguito il potere, il suo esercizio dovrebbe essere svolto nel nome della Nazione (o della sua platea di riferimento, come la magistratura), e non dei singoli legittimi o occulti elettori/followers/likers. Quando la ricerca del consenso viene deviata a favore di personalismi, carrierismi, compiacimenti individuali anche non remunerati, diventa inseguimento del plauso. Questa dittatura del consenso autoreferenziale, che già in qualsiasi rappresentanza politica devia l’interesse per conto del quale un potere viene assegnato, diventa pericolosa quando ad essere alterato è un potere che limita la libertà personale, che entra nella vita delle persone, che ne orienta le reputazioni, le carriere, le relazioni, le legittime sanzioni.

 Che le voci siano diverse -e in questa diversità tutelate da una democrazia- anche nella magistratura non solo è corretto, ma sacrosanto. Che le voci siano filtrate -e da uno schermo che la Costituzione ha voluto abbattere proprio attraverso il CSM- non solo è penalmente rilevante, ma democraticamente inaccettabile.

Che i magistrati non abbiano nulla da temere o da sperare dagli uomini di Governo o da esponenti di partiti politici“, si legge nei resoconti della Assemblea costituente.

Quando si esercita la funzione giurisdizionale, l’unica corrente resta sempre quella “in nome del popolo italiano”.

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