Conte, prima tutti
sul carro e poi…

Conte, prima tutti sul carro e poi...

La parabola di un premier fino a poco fa osannato da tutti
e adesso in cerca di una collocazione per contare ancora qualcosa

di Leonardo Naccarelli

Conte, prima tutti
sul carro e poi…

Conte, prima tutti sul carro e poi...

Conte, prima tutti sul carro e poi...

di Leonardo Naccarelli
conte, prima tutti sul carro e poi...

Conte, prima tutti
sul carro e poi…

Conte, prima tutti sul carro e poi...

La parabola di un premier fino a poco fa osannato da tutti
e adesso in cerca di una collocazione per contare ancora qualcosa

di Leonardo Naccarelli
5 minuti di lettura

Una volta Edoardo Bennato ha detto che la folla è uno strano animale, prima ti porta in trionfo e poi ride di te. Quale miglior modo per descrivere la particolare condizione di Giuseppe Conte: poco tempo fa era alla guida del Paese, ora è uno tra i tanti, un personaggio in cerca di un autore che lo faccia contare ancora qualcosa.

Aver governato con chiunque è stata la sua fortuna, per alcuni, il suo errore più grande, per altri. Ora però c’è da chiedersi quali saranno le sue occupazioni e la risposta non sembra immediata.

Almeno a parole, Conte affermava di voler tornare alla vita accademica e di non aver intenzione di fondare un partito. Tuttavia, sapete meglio di me come le ultime vicende politiche ci spingono a diffidare delle dichiarazioni di qualunque politico. Va anche detto che le sue ultime dichiarazioni non sembrano precedere un disinteresse totale alla vita politica: ha garantito la sua eterna disponibilità ai 5 Stelle ed è al loro elettorato che l’ormai ex premier si rivolge in ogni dichiarazione pubblica.

Nelle ultime ore, inoltre, si sta spargendo la voce di un possibile ingresso dell’ex premier nella Camera dei deputati: l’occasione potrebbero essere le elezioni suppletive della Camera nel collegio uninominale di Siena.

I vertici dei partiti politici che componevano la scorsa maggioranza si sono affrettati ad allontanare questa possibilità: occorrerebbe, infatti, un nome più vicino al territorio evitando candidature calate dall’alto. Onestamente parlando, credo poco a queste parole di facciata che in realtà nascondono una realtà più complessa.

È infatti abbastanza risaputo che Conte abbia molti nemici all’interno della classe dirigente del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle. La causa di ciò è stato forse è stato il suo attivismo in politica, il suo appeal crescente nell’area di centrosinistra. Ecco perché la caduta del Conte bis è stata uno sciagurato crimine il cui attore principale è certamente Renzi.

Tuttavia, sono molti altri quelli che, per usare un eufemismo, non si stanno disperando. Potrebbe farsi notare che il risultato di tutta questa giostra sarà, molto probabilmente, il ritorno al governo di Salvini e Berlusconi. Andrei fuori strada ma è doveroso porsi una domanda: rimpiangeremo Giuseppe Conte?

Incontro tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini

Istintivamente direi di no. Per come la vedo io, infatti, si può rimpiangere solo qualcosa che ha rasentato la perfezione e non è certo stato il caso del governo Conte. Specialmente nella seconda fase di gestione della pandemia gli errori ci sono stati ed anche di particolare rilievo. Per esempio, è fortemente discutibile l’impiego eccessivo dei DPCM per governare la situazione emergenziale.

Non so se di proposito o meno, ha creato un meccanismo geniale, quasi diabolico, per aggirare senza limiti di tempo le procedure democratiche consolidate: reiterare lo stato d’emergenza con i decreti legge e poi impiegare gli strumenti ministeriali in forza dello stato d’emergenza. Come è anche assolutamente vero che la prima versione del Recovery Plan era assolutamente deficitaria e questa è stata, secondo Renzi, la ragione che lo ha spinto ad aprire la crisi di governo.

Io però mi chiedo: se l’obiettivo supremo era migliorare il Recovery Plan in fretta, come poteva sembrare una soluzione una crisi di governo al buio che necessità, per forza di cose, tempo per avere una fine? 

Ha ragione Antonio Padellaro quando invoca che sia concesso a Conte quantomeno l’onore delle armi. Si faccia avanti chi pensa, onestamente, di sostenere che al suo posto avrebbe fatto tanto meglio. È troppo comodo evidenziare gli errori del governo glissando sulla frequente mancata collaborazione di alleati, opposizione ed enti locali.

Ritengo anche profondamente irrispettoso nei confronti di Conte scalpitare per l’insediamento di Mario Draghi perché solo lui sarà in grado di redigere correttamente il Recovery Plan. Non dobbiamo infatti dimenticarci che: i miliardi dell’Ue sono frutto di una negoziazione portata avanti con successo quest’estate da Conte; Draghi non sarà sostenuto da De Gaulle, Einaudi e Eisenhower: a sostenerlo ci saranno le stesse forze parlamentari che hanno appoggiato il Conte bis con delle aggiunte da far venire i brividi. Il pericolo di un’ammucchiata è maledettamente vicino. 

Per concludere, Giuseppe Conte non è più la figura al centro del panorama politico e su questa uscita di scena ciascuno faccia le sue valutazioni del caso. Io preferisco concentrarmi su un principio fondante della scienza che trova applicazione anche in politica: nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Assisteremo ad un periodo, più o meno lungo, di sconvolgimenti e riassestamenti della classe politica e non ho molta fiducia sul risultato finale.

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