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E dire che ho studiato lingue perché era una cosa come un’altra per restare a galla. E ora un gruppo di coreani mi fissa attraverso il sole in attesa che io mostri loro l’idillio, la magia dell’italianità. Dal mio collo pende un cartellino plastificato che grida GUIDA TURISTICA. Perciò ne consegue che io eccetera. All’inizio ero negata. I tedeschi si precipitavano in agenzia indignati pretendendo un rimborso, qualcuno parlò persino di licenziamento. Poi ho imparato. La storia italiana. La storia. Da qui, le storie. Con questo fanno tre oggi. L’ennesimo esercito di cliché ambulanti muniti di Canon sproporzionata. Camicie a quadri, orologi cromati, donne pallide. Fissano estasiati le colline in lontananza. Sorridono. Si radunano adesso attorno al busto di Manzoni come piccioni sulle briciole. Sbattono le palpebre impazienti. Tre due uno, che lo spettacolo abbia inizio. Sciolgo la lingua e proferisco «Quando sarai l’oggetto di un amore capace di prescindere dal proprio oggetto, allora potrai dirti amato davvero». Si tratta del celebre incipit dell’ultima opera manzoniana data postuma alle stampe nel 2000mai, composta in gran segreto nel 1800ecredici, spiego.

Un pensiero che mi è balzato in testa l’altra notte dopo che te ne sei andato.

Una signora in prima fila tira fuori il taccuino e prende nota della citazione (grazie, signora). Il racconto prosegue con una donna che abita sull’altra faccia della Luna. Nessuno la può toccare, ma lei ogni tanto si lascia vedere e succedono cose che Alessandro studia in tralice nella penombra. Ecco svelato il motivo dello stile intricato e polisemico dell’ultimo periodo della produzione dello scrittore, sottolineo. Sull’ultima pagina della suddetta opera compare una sorta di mappa che raffigura una città che pare non essere né Milano né Lecco né Monza e via di seguito. Al riguardo i pareri degli studiosi sono piuttosto discordanti. Alcuni infatti sostengono si tratti di un gioco velato di incontri che lo scrittore inventò per lei una notte d’insonnia feroce (di cui tra l’altro si ha testimonianza nel sesto capitolo). La donna sarebbe così uscita dal buio per tirare i dadi e tutto si sarebbe diramato ancora in un rincorrersi taciuto lungo lo scacchiere del non-detto ispido e perverso. Di contro, la critica lombarda si è mostrata alquanto scettica nei confronti di una simile ipotesi. Manzoni non è di certo famoso per le sue doti di stratega o di disegnatore, dopotutto. Di recente, aggiungo dopo una breve pausa enfatica, un giovane ricercatore dell’università di Norimberga ha avanzato ipotesi innovative riguardo a quello che a suo parere (con il sostegno di luminari del calibro del Galviati) sarebbe una specie di codice cifrato impiegato da Manzoni a partire dal capitolo 4 fino al numero 16. Sembrerebbe quasi che ballare a lungo quella danza al salasso, quella figura infinita con un fantasma metà gracile, metà arcano, deve averlo spinto a espedienti letterari insospettabili.

Continuo di questo passo per una mezz’oretta buona prima di condurli all’ingresso dell’archivio storico. Mica male, in fondo, il mio lavoro.

Faccio le prove. Ci metto dentro un po’ dei libri che non ho scritto, insieme alle parole che ancora non ti ho detto.

Un amore capace di prescindere dal proprio oggetto. Sei fortunato.

di Chiara Trombetta, all rights reserved

 

Confessioni di una guida turistica ultima modifica: 2017-09-27T05:31:09+00:00 da Chiara Trombetta
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A proposito dell'autore

16 aprile 1995. Domenica, giorno di Pasqua. Il Caso guarda un po’ la carta geografica dell’Italia e sputa giù a occhi chiusi, andando a colpire il suolo all’altezza di Sora, provincia di Frosinone, basso Lazio. È lì Chiara Trombetta viene al mondo, alle 15 e zerozero, già di fretta e con tanto di “camicia”. Qualcosa vorrà pur dire. Da quel momento in poi fa tante cose. Legge, soprattutto. Legge moltissimo. Se nessuno avesse mai scritto, Chiara non sarebbe esistita. Suona il violino, anche. Colleziona sindromi di Stendhal in modalità loop perenne ogni qual volta si approccia all’Arte (e succede spesso.) Un bel giorno, (in questo caso l’aggettivo ha soltanto il valore di puro e semplice intercalare comune per riempire uno spazio altrimenti percepito istintivamente come vuoto) dopo una botta in testa, si mette a scrivere tirando fuori roba di difficile definizione. Attualmente (2016) vive a Siena, dove studia mediazione linguistica e culturale presso l’Università per Stranieri di Siena, coltivando la sua passione smodata per tutto ciò che è Lingua.

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