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Uomini e donne parlano, ridono, si toccano, si urtano i corpi e le sensibilità, bisbigliano paure, poi tornano alla luce, ai colori non più nascosti delle cose. Si sentono diversi, per un attimo migliori, indossano le loro protezioni dal mondo, sciarpe e guanti, e forse hanno già dimenticato. Ma in questo “Dialogo nel buio”, incontro durante il quale, guidati da un cieco, i presenti si calano nei suoi occhi vuoti per fare esperienza del proprio corpo, alla luce di una cecità temporanea, Soldini inserisce i suoi due personaggi: Teo (Adriano Giannini) ed Emma (Valeria Golino). Lei è la guida cieca, lui il cieco temporaneo, minacciato nella vita reale da una forma di cecità ben più grave: la distrazione. Fa il pubblicitario, Teo, distrae le persone da ciò che stanno guardando, e distraendo gli altri ha finito per perdere di vista, e qui il rimando agli occhi è d’obbligo, la sua stessa vita: ha una compagna sì, ma ha anche un’amante e un robot che lo aspetta in casa ogni sera per pulire le superfici già in apparenza linde di una vita ordinaria.  L’incontro con Emma segna il passaggio dal bianco e nero al colore. Lei, osteopata, sa come ogni guarigione parta dal corpo, Emma, cieca, sa come ogni immagine si nutra di immaginazione; e così le sue mani finiscono per guarire il corpo di Teo e i suoi occhi opachi per dare colore alle sue (nuove) e più limpide idee.

Quella di Soldini è una scelta di leggerezza precisa: dopo il documentario Per altri occhi, girato con Giorgio Garini, il regista di Pane e Tulipani riprende una storia di cecità abbandonando ogni intento paradigmatico e ogni velatura drammatica.  Emma è una donna cieca, Patti, l’amica che le sta sempre accanto interpretata da Arianna Scommegna (già vista ne La Variabile Umana e Scialla – Stai sereno) è ipovedente, le due hanno costruito nel tempo una vita semplice ed è questa strenue, ma mai forzata, lotta quotidiana in nome di una semplicità che noi chiameremmo abitudine, perpetrata nel labirinto dedalico di una camera buia, come dimostra anche la scelta registica e quasi costante del formato 4:3) a commuoverci e a cambiare la vita di chi l’uscita dal labirinto ce l’aveva di fronte, senza riuscire mai a vederla.

di Natalina Rossi, all rights reserved

Il colore nascosto delle cose: un dialogo nel buio ultima modifica: 2017-09-14T06:21:49+00:00 da Natalina Rossi
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A proposito dell'autore

Natalina, qualche volta Alice. Dipende dal treno da prendere. C’ha gli zigomi aggressivi, uno strano attaccamento ai suoi polsi, simpatiche fobie sociali da raccontare alla gente con un bicchiere di Primitivo in mano, e poi una penna tipo kit d’emergenza salva vita. C’ha una casa che è tipo una galassia di Star Wars con le pareti coperte di locandine e facce di Servillo sparse. Un legame silenzioso con Ettore Scola che ha consolidato presentandosi ai suoi funerali, così, perché lui capiva i suoi desideri e un sacco di lacrime. Gioca a PES 2009 perché quanto è forte il Barcellona a quei tempi mai più. E’ alla ricerca della mappa segreta dei suoi spostamenti per trovare pace con il corpo.

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