Clark Nova. Concedetevi il lusso di sedere sul palcoscenico

di Adriana Bonomo

Clark Nova. Concedetevi il lusso di sedere sul palcoscenico

di Adriana Bonomo

Clark Nova. Concedetevi il lusso di sedere sul palcoscenico

di Adriana Bonomo
4 minuti di lettura

Sedete in un divano vintage e concedetevi la sensazione che l’attore stia recitando per voi.

Questo è l’animus di una serata trascorsa all’aperitivo CLARK NOVA, letture ibride, organizzato da D1ng  all’Art Core Gallery, a S. Lorenzo.

Clark Nova era il titolo dell’invito ricevuto dalla redazione di The Freak. Nella presentazione dell’evento leggevo:

Solo l’occhio di una mente che si è resa nuda per accogliere l’allucinazione potrà prendervene parte.
E’ il rito del torbido viaggio attraverso le fumose penombre della genesi artistica e dell’artista.
L’ibridazione dell’idea che muta in qualcosa di tangibile, corposo, carnoso.

“Bella presentazione” pensavo. “Bella realtà” oggi penso.

Prender parte è proprio ciò che meglio potrebbe descrivere questa esperienza.

Entro in un locale dall’ambiente soffuso, vintage e  post moderno al contempo. Il palcoscenico è minimal, ma pieno perché le persone, attori e spettatori, sono parte di esso. Ho avuto la sensazione di essere parte di un’opera di performance art.

Inchiostro, parole, suono, immagini e corpo. Questi gli ingredienti delle performance che si sono susseguite e fuse nel corso della serata.

Olga Campofreda ha aperto la performance con la sua Poesia.

La Poesia. Più d’una le poesie lette, ma unica l’arte con cui Olga ci ha rapiti.

Ci ha portati in un mondo dai toni sospesi, sognanti, interiori, ma mozzati dalla realtà. Arte perché ti rapisce con la bellezza del linguaggio. Filosofia perché reale e attuale.

E quando ti passerà questa adolescenza
ha detto un giorno mia madre
sei in casa? stai bene?
sono così sollevata che tu non sia uscita quest’oggi.
La febbre? Lascia stare
è stata una fortuna
visto cos’è accaduto fuori? A Roma?
Il fuoco alto dal ventre delle automobili
e le strade scorticate
-vive-

le strade
piovevano sulla testa
della gente che fuggiva.
Era dicembre.
Sono così sollevata-
mia madre
diceva.
La febbre.

Ivan Festa ha recitato un monologo inedito di Pietro Albino di Pasquale. Anteprima dello spettacolo in programmazione per la prossima stagione teatrale. “L’opera – ci anticipa Ivan – è tratta da alcuni racconti scritti da Pietro. Rileggendoli ci siamo resi conto che i tempi non erano affatto mutati”. A teatro, Ivan sarà protagonista di un “assolo a più voci”, in cui da solo intepreterà quattro personaggi. Un monologo fuori dallo spazio e dal tempo, dai toni comici, leggeri che attingono ai manga e alla tv. Ma così pesantemente reale. “Molti cartoni e personaggi sono riconducibili ad una particolare generazione. L’opera è una mancata fuga in nuovo tipo di fiaba animata”.

In omaggio a Pier Paolo Pasolini, Ivan Festa ha anche interpretato per noi  “Profezia”, da Alì dagli occhi azzurri.

Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!»

Plastica è stata la rappresentazione di Riccardo Papaleo e di Emanuela Cappello.

Ho ascoltato incantata “Leonetto e il tronchetto”, scritta e narrata da Riccardo, mentre Emanuela interpreta con il corpo i personaggi e l’intreccio di questa fiaba dai toni dolci e a tratti malinconici. Una storia surreale a cui Emanuela riesce a dare spazio e tempo.

Infine, Marcello Gazzellini ci ha catturati in una rete di parole. Un gioco di lettere, sensi, doppi sensi e controsensi che rivelavano massime di verità. Un talk show live, stile Manatthan.

“Questi eventi a Roma non esistono. Nessuno se ne cura. Sembra che nessuno legga, ma per quei pochi che lo fanno, noi vogliamo creare un punto di incontro” dice Davide Lucafò, aka D1NG, organizzatore dell’evento insieme ad Andrea Di Eva, e creatore della ipnotica visual jam session che ha fatto da sfondo alle performance.

All’Art Core Gallery era presente anche TIC Edizioni, casa editrice indipendente che ha presentato il libro di Andrea Falegnami. “Mi faccio vivo io” mi è stato presentato come un libro dai toni ironici, taglienti, volutamente provocatori. “Andrea è un Wallace italiano” mi hanno detto. ‘Un altro che gioca al Wallace’ mi sono detta perplessa.

Andrea ci ha letto un estratto del suo libro. Una penna rude, cruda, grottesca e, al contempo, sincera. Non mera imitazione wallaceana. Taglienti scene di vita romana. Considerazioni dal sapore amaro, ma vere. Mi sono ricreduta.

Eventi che promuovono la cultura e l’arte non sono rari a Roma. Pochi tuttavia permettono di accedervi semplicemente sedendo su un comodo divano. Clark Nova è un angolo d’arte prêt à porter, in cui “concedersi” il lusso di sedere non in prima fila, bensì sul palcoscenico, o nella storia stessa.

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