THE FREAK INTERVISTA CHIARA ERNANDES

di Maddalena Crovella

THE FREAK INTERVISTA CHIARA ERNANDES

di Maddalena Crovella

THE FREAK INTERVISTA CHIARA ERNANDES

di Maddalena Crovella
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IN 33: INTERVISTA A CHIARA ERNANDES

Il 17 settembre al Circolo degli Illuminati si è concluso “In 33”, primo appuntamento del Festival Internazionale di Arti Visive e Performative “99 ARTS”. L’evento, organizzato dall’associazione MArteCard in collaborazione con MArtemagazine, è ideato e diretto da Giuseppe Casa e curato da Oriana Rizzuto, Nadia Di Mastropietro e Marco Ardizzi.
Tra i numerosi artisti impegnati nella manifestazione, The Freak ha incontrato Chiara Ernandes, giovane fotografa romana che per il festival ha esposto il suo progetto fotografico “Cumulonembi”. Dopo essersi specializzata alla Scuola Romana di Fotografia e poi alle Officine Fotografiche, è arrivata finalista all’edizione della Biennale MarteLive 2014 e si è aggiudicata diversi premi tra cui una mostra collettiva al MAXXi. Nel corso degli anni ha maturato diverse esperienze professionali e attualmente lavora soprattutto come fotografa di scena, senza mai trascurare le sue ricerche personali.

Chiara, questa sera per “In 33” esponi due scatti che fanno parte del tuo progetto fotografico intitolato Cumulonembi, raccontaci in che modo è nato il tuo lavoro e qual è l’idea che sta alla base delle tue fotografie.
Si tratta di un mio vecchio progetto costituito da una serie di fotografie che risalgono al 2013. I Cumulonembi sono nuvole colorate che metaforicamente hanno rappresentato un personale stato d’animo legato a quel periodo della mia vita. Le nuvole erano una protezione, un nascondiglio in cui sparire e rifugiarsi. Ad affascinarmi era la loro natura confusa e ambigua che però conteneva in sé molta energia, la capacità di esplodere, sfogarsi e poi andare via. Per me si trattava di un’esplosione in potenza, anch’io stavo per esplodere.chiara2

Non a caso, a confondersi tra queste nubi, c’è sempre una figura femminile che, in alcuni scatti, sembra sdoppiarsi, hai usato qualche tecnica in particolare per ottenere questo effetto?
Il soggetto di tutte le fotografie è Darma, modella e attrice, nonché grande amica che mi ha aiutato a realizzare questo lavoro. Non si tratta di un vero e proprio autoritratto ma senza dubbio c’è l’intenzione di raccontare qualcosa di me stessa. Le nuvole non sono un effetto creato in post-produzione ma si tratta di veri e propri fumogeni colorati, non c’è finzione, è tutto reale.

Partecipare a 99 Art è senza dubbio un’occasione molto importante, cosa significa per te essere qui stasera?
Sono molto contenta perché negli anni ho legato con le persone che organizzano questa manifestazione, quindi partecipo in maniera molto affettuosa, con lo stesso entusiasmo con il quale ho iniziato. La prima volta che ho preso parte a un evento di MarteLive era il forse il 2012 e oggi partecipo con piacere perché avrò la possibilità di esporre anche altre cose, che vanno oltre il mio vecchio progetto. Nella fotografia tutto è molto veloce, le esigenze emotive e professionali cambiano in fretta, c’è bisogno anche di rinnovarsi.

Attualmente stai lavorando a qualche lavoro da presentare in futuro?
In questo momento sto portando avanti la mia passione per la fotografia di scena con particolare attenzione alla danza contemporanea. Inoltre mi sto dedicando a un progetto molto complicato soprattutto dal punto di vista emotivo perché mi coinvolge in prima persona. Si tratta di fotografia vernacolare: ho in mente di raccogliere tutta una serie di vecchi scatti di mia nonna da giovane per realizzare una sorta di album di famiglia ma trovo molto complicato dare forma al materiale che ho a disposizione perché è tantissimo ed è difficile strutturarlo con coerenza. Tutti gli altri lavori, invece, nascono spontaneamente. Sono una persona poco metodica quindi diventa innaturale fare degli schemi e dei progetti, soprattutto in questo momento della mia vita. Lavorare nell’ambito delle arti visive è molto difficile ma non riuscirei mai a immaginare la mia vita senza fotografia, la concepisco come una necessità primaria.

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