Chi è senza consenso posi la prima pietra

di Leonardo Naccarelli

Chi è senza consenso posi la prima pietra

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Chi è senza consenso posi la prima pietra

di Leonardo Naccarelli
4 minuti di lettura

Matteo Renzi non fa più, ufficialmente, parte del Partito Democratico. Che tale mossa politica fosse nell’ aria lo sapevano anche le piante grasse. Eppure, il mondo della politica si trova nel subbuglio più totale. Come possano le azioni di un leader perdente da anni, abbandonato dal suo popolo, suscitare tanto clamore io non me lo spiego. Probabilmente ci stiamo comportando con Renzi come abbiamo sempre fatto: stiamo discutendo sulla persona senza considerare le sue azioni, passate e future e sono sicuro che lui un po’ gongoli per questo.
Quest’uomo, giusto per ricordare, è quello che, con il Patto del Nazareno, ha trasformato in sistematica un’alleanza nata emergenziale; quello che, con il Jobs Act, ha sacrificato i diritti dei lavoratori sull’ altare della flessibilità. Il tutto lo ha fatto da segretario nazionale della più importante realtà di centrosinistra italiana. Il risultato di ciò? Il Partito Democratico è, quanto a consensi, al suo minimo storico e lui ne è il principale responsabile.
Non è dunque un azzardo sostenere che Matteo Renzi non si sia mai realmente integrato nel PD. Lui stesso, in un’intervista, ha dichiarato di essere un soggetto alieno rispetto al suo partito. In mia opinione, ciò è certamente vero ma mi chiedo: perché se ne è andato soltanto adesso? Delle due l’una: o si è accorto soltanto ora di non aver nulla a che spartire con il partito che ha avuto in mano per anni oppure lascia il partito adesso perché è la mossa più scaltra e conveniente. Io propendo maggiormente per la seconda opzione.
Dopo aver tentato in ogni modo di mantenere una posizione dominante, Renzi ha capito che il partito si stava dirigendo troppo a sinistra. Un partito di sinistra che esprime idee di sinistra?
Inaudito. Sapeva che le urne avrebbero decretato la sua fine politica. Dunque, ha ingabbiato il suo ex partito nel governo Conte bis: aveva bisogno tempo per organizzare la scissione. Una mossa di cui, forse, anche Clemente Mastella avrebbe provato pudore.
Ma ora che ho citato il governo, devo necessariamente parlarne. La composizione del Parlamento non è cambiata e la proprietà dissociativa fa sì che la maggioranza non sia a rischio. Non si può, tuttavia, far finta che nulla sia successo.
Il governo, infatti, è stabile ma meno credibile che mai. La nascita e la vita dell’esecutivo continuano ad essere interessate da vicende di palazzo che l’elettorato non può e non vuole capire.
È sempre più difficile spiegare come forze politiche, odiandosi palesemente, possano poi, tutti insieme appassionatamente, essere alla guida del Paese.
Inoltre, rischia di espandersi il divario tra il sentimento popolare e le sedi del potere. Si sta ignorando l’inquietante avanzata della destra più nazionalista e retrograda, i protagonisti del nuovo governo non godono di alcun consenso al di fuori delle aule parlamentari: l’ultima volta che queste condizioni si sono verificate non è andata a finire bene.
1.200.000 elettori del PD si sono recati alle primarie mossi da un duplice desiderio: tornare ad essere un partito di sinistra e superare la parentesi renziana. Ora si ritrovano un governo in cui l’uomo chiave è Renzi ed il principale alleato, Di Maio, rimpiange i tempi in cui stava con Salvini.
Di Maio è il leader di una forza politica che, negli ultimi 18 mesi, ha più che dimezzato i voti. Basti solo questo a far comprendere le dimensioni del fallimento della sua esperienza ai vertici del Movimento Cinque Stelle. Il movimento nato dai V-Day è divenuto il movimento della stabilità e della responsabilità. “Nasci da incendiario, muori da pompiere”, citando Ligabue. Se si andasse alle urne, il frontman dei 5 Stelle sarebbe un altro e Di Maio lo sa molto bene.

Leu si può dire che abbia smesso di esistere al primo exit poll del 8 Marzo 2018 e, da allora, non c’è stata traccia di alcuna resurrezione, anzi.
Nella storia della nostra Repubblica ci sono stati esecutivi di ogni tipo. Si è parlato di governi politici, del Presidente, tecnici e “governi ombra”. Oggi siamo nella fase del governo nuvola: come una nuvola questo governo è grigio, inconsistente ed anticipatore di temporali. Ciò che temo è che ce ne renderemo conto troppo tardi.
Dario Franceschini ha sostenuto recentemente la necessità di costruire una casa politica comune con le pietre che ci si è tirati contro in questi anni. Alla luce della situazione odierna viene da dire: chi è senza consenso posi la prima pietra.

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