Champagne, Imperi e Vigne: i vini dei Sovrani d’Europa

di Fabrizio Spaolonzi

Champagne, Imperi e Vigne: i vini dei Sovrani d’Europa

di Fabrizio Spaolonzi

Champagne, Imperi e Vigne: i vini dei Sovrani d’Europa

di Fabrizio Spaolonzi
6 minuti di lettura

Il Medioevo è un’epoca storica spesso troppo sottovalutata, bistrattata e mal interpretata, che fortunatamente negli ultimi decenni (anni in particolare) sta vivendo un fortunato periodo di riscoperta. Un piccolo contributo in questa direzione ho voluto darlo anch’io, raccontando come il mondo del vino abbia invece, in questa fase, vissuto un momento felice, sia dal punto di vista delle scoperte e della lavorazione, che dal punto di vista dei consumi.

Questa tradizione ed immagine del vino nel Medioevo ha avuto evidentemente un’eco tale da riformularsi ancora oggi nell’immaginario comune, ripercuotendosi dall’arte addirittura alla letteratura sino ai libri fantasy – quasi sempre narrazioni ad ambientazione, appunto, medievale, con inserimenti più o meno incisivi di elementi astratti (“Il Signore degli anelli” o “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” per citare i due più famosi).

 

La Commedia Divi(g)na, però, non poteva terminare con i menestrelli di Palazzo e prosegue, quindi, in questo viaggio tra i “Gironi della Storia”; cambia l’assetto dell’Europa e tra ‘600 e ‘800 grandi Famiglie reali si alternano sui troni delle grandi Capitali.

 

 

Famiglie Reali e vini da Ovest a Est

 

Ogni Paese ha la sua Monarchia, ogni Sovrano il suo vino in tavola. Così, se avessimo potuto fotografare le Case regnanti d’Europa tra il 1600 circa ed il 1800 chi avremmo trovato, e quale vino sarebbe stato versato nella coppa?

 

PORTOGALLO: In Portogallo, il cui assetto geografico e confini attuali non sono molto diversi dall’epoca, avremmo certamente sentito un Braganza sorseggiare il suo vino nel Palazzo Reale di Lisbona; ma quale vino? Quasi sicuramente un Porto, già ai tempi molto consumato in Portogallo, o un Madeira proveniente dalla colonia che è tutt’ora parte del Portogallo. I vini portoghesi, in quest’epoca, vissero un periodo molto felice soprattutto grazie alla spiccata preferenza degli inglesi che, in particolare dalla firma del Methuen Treaty – un accordo commerciale del 1703 fra Inghilterra e Portogallo che consentiva l’importazione dei vini Portoghesi in Inghilterra a costi minori e a scapito di tutti gli altri vini Europei – dovuto alla guerra con la Francia, favorì lo sviluppo a livello internazionale del vino Porto e del Madeira.

 

 

INGHILTERRA: La storia dell’Inghilterra prima, e del Regno Unito poi, è stata leggermente più dinamica di quella portoghese: per rimanere in tema potremmo dire che abbia avuto una fermentazione decisamente più consistente! Ma cercando di fare un macro-quadro possiamo dire che in questa fase storica avremmo potuto vedere brocche piene principalmente sulle tavole degli Stuart – che ereditarono la corona dai Tudor – o degli Hannover (anche se qualche sorso tra una Rivoluzione e l’altra se lo saranno concesso anche i Cromwell!). I palati regnanti inglesi avranno certamente degustato vini da ogni parte d’Europa, essendo l’Inghilterra, come l’Olanda, terra di formidabili commercianti e padrona della maggior parte dei traffici via mare del tempo. Come detto prima non saranno mancati certamente i vini portoghesi, ma insieme a questi, sempre con fortune alterne dovute alle varie guerre, i reali inglesi avranno goduto di ampie scorte di Jerez dalla Spagna, a cui modificarono il nome causa pronuncia anglosassone, fino a decretarne il definitivo consolidamento nei secoli: Sherry.

 

SPAGNA: La Corona dei Borbone ha fatto seguito a duecento anni di trono d’Asburgo, portando certamente con sé a Madrid l’amore e la qualità francese dei vini, essendo il primo sovrano della nuova casata, Filippo V, nientemeno che il nipote del Re Sole. Dal punto di vista enologico questo “passaggio di consegne” migliorò in maniera netta – almeno a corte! – la qualità del vino bevuto, che in Spagna era limitato a livello di vitigni (principalmente) al solo Jerez, di cui sopra. E quindi facciamo prima a dire, cosa si beveva in Francia?

 

FRANCIA: La Francia, come si sa, ha sempre fatto scuola in tema di vini e, infatti, a quel tempo godeva già di fama mondiale per questa tradizione. C’è da dire che al tempo della grande monarchia francese vi erano vitigni anche in città, e si beveva pertanto vino “parigino” che oggi non esiste più, se non a Montmartre (che insieme alla Freisa Villa della Regina di Torino fa parte dei rarissimi vitigni reali ed urbani, v. articolo rubrica Direzione Piemonte). In ogni caso molteplici erano gli altri vini già diffusi ai tempi.

 

Lo Champagne ad esempio aveva già raggiunto, grazie al meticoloso lavoro del monaco benedettino Pierre Pérignon (da cui il celebre Champagne Dom Pérignon), ampia diffusione e celebrità, ed era bevuto persino da Luigi IV (nota di colore, il Re ed il monaco nacquero nello stesso anno, e morirono nello stesso anno…). Proprio a causa del Re Sole però, lo Champagne perse appeal sul finire del ‘600 dato che il monarca inizio a preferirvi il Borgogna – su suggerimento del suo medico curante che gli fece cambiare “dieta” per cercare di curare il male che affliggeva la gamba di sua maestà.

 

Sappiamo tutti come funzionava la Corte del Re Sole, e come fossero da lui influenzate le mode in tutta Parigi ed in tutta la Francia perciò, quando allo Champagne venne preferito il Borgogna, tutti i sudditi di Sua Altezza il Sovrano modificarono il loro gusti anche in tema di vino, preferendo il rosso alle bollicine.

Questo trend non durò oltre Luigi IV, e lo Champagne tornò presto ad occupare le numerose tavole dei Borbone regnanti, della Francia e dell’Europa intera.

Ma in Francia non vi erano solo Borgogna e Champagne. Il Bordeaux infatti già da un secolo aveva goduto di un forte impulso dovuto a Re Enrico IV, che affidò agli olandesi il compito di bonificare delle zone di paludi nel regno di Francia per aumentare le terre agricole : tra queste, la regione del Médoc e altre terre intorno a Bordeaux. Come premio, gli olandesi poterono comprare a basso prezzo delle terre nelle vicinanze di Bordeaux.

 

Questi erano i principali – ma certamente non i soli – vini francesi bevuti a corte e nelle ville dei nobili ed aristocratici del tempo. C’è da dire che era già un buon bere!

 

 

AUSTRIA: Il vino in Austria, ed a Vienna in particolare, fu prevalentemente versato in coppe appartenenti agli Asburgo, che, seppur con diversi rami della famiglia, furono praticamente sempre al potere dal Medioevo fino alla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico (che ereditava il Ducato, poi Arciducato d’Austria, ed infine Sacro Romano Impero / Impero austro-ungarico prima dell’esilio dell’ultimo sovrano Carlo I, che venne forzatamente portato proprio a Madeira, dove i portoghesi producevano i loro migliori vini!). Così come oggi, in Austria erano prevalenti i vini bianchi, in particolare i celebri e molto diffusi vini Ausbruch prodotti a Rust nella zona di Neusiedlersee-Hügelland. Con la creazione dell’Impero però, a cui prendeva parte anche l’Ungheria, i celebri vini di Tokay sorpassarono per fama quelli prodotti nel territorio austriaco, e, nonostante le guerre Napoleoniche, durante le quali i vigneti dell’Austria subirono ingenti danni, la viticoltura riprese il suo sviluppo grazie anche alla fervida sperimentazione botanica che portò anche all’innesto ed alla coltivazione delle più celebri uve austriache. Il vino nell’Impero divenne a tal punto importante e fonte di prestigio da far sì che nel 1860, a Klosterneuburg, si fondasse addirittura la prima scuola di viticoltura ed enologia unitamente ad un centro di sperimentazione e ricerca botanica.

 

E in Italia? In Italia lo scopriremo proseguendo il nostro cammino in questo lungo viaggio nella storia, nella cultura e nelle civiltà il cui fil-rouge, un rouge rubino spesso, e protagonista permanente della mia penna digitale, è il vino, silenzioso artefice di molti più avvenimenti di quanto si creda.

 

di Fabrizio Spaolonziall rights reserved

 

 

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