Cassandra, la squilibrata che tanto ho amato

di Giulia Ghiglione

Cassandra, la squilibrata che tanto ho amato

di Giulia Ghiglione

Cassandra, la squilibrata che tanto ho amato

di Giulia Ghiglione
2 minuti di lettura

Ogni tanto sento il bisogno di prendermi del tempo per digerire un libro ed osservarlo da lontano. Prendere le distanze è sempre stato il mio modo di rendere giustizia ad un ottimo lavoro.

E allora eccoci, dopo una lunga pausa, oggi vi parlo di Cassandra.

L’autrice di tanta meraviglia si chiama Christa Wolf. Vi lascio qui alcuni riferimenti: scrittrice tedesca, classe ’29, educazione da Gioventù Hitleriana, presente alla fondazione della Repubblica Democratica Tedesca, tutto sommato una tipa tranquilla.

Ma torniamo a noi, “Cassandra” non è un libro difficile o complicato, piuttosto adatto agli amanti delle vite complicate, del “mai una gioia” e delle storie dove la gente muore male. Perché sì, spoiler: i troiani muoiono tutti male.

La stucchevolezza del lieto fine lascia il passo alla tragedia classica. Perché sarebbe bello raccontare un’altra storia: la principessa, il principe e i greci che sconfitti se ne tornano a casa, ma vuoi mettere un racconto di sangue, profezie funeste e dolore inconfessabile?!

La storia di Cassandra è di per sé abbastanza nota. Un po’ perché si tratta di un personaggio affascinante, un po’ perché almeno una volta nella vita ci siamo sentiti tutti un po’ Cassandra. Degli sfigati.

Il racconto è in prima persona. La protagonista, principessa troiana e sacerdotessa di Apollo è ormai prigioniera e prossima alla morte. Da qui, racconta il declino della sua città e della sua gente. Con un linguaggio delicato quanto eloquente, Cassandra guida il lettore nel labirinto della sua esperienza, dipingendo una città divisa a metà. Da una parte, il governo degli uomini che si sgretola sotto gli occhi dei cittadini, dall’altra una comunità di donne, vero perno della storia, che si rafforza e oppone resistenza all’inevitabile declino.

L’amore per Enea, la delusione per l’incomprensione del padre adorato e la rassegnazione per un destino ormai segnato, sono solo alcune delle emozioni presenti all’interno del suo canto dolce e straziante.

In ordine sparso in questo libro: angoscia, lacrimoni, irritazione, incredulità, impotenza.

Una prosa leggera.

Al di là della bellezza della storia e dell’eccentricità del personaggio centrale, quello che stupisce è il talento dell’autrice. Perché dare voce a personaggi già trattati non è roba semplice, ma è pur vero che dare voce a personaggi già trattati e pure pazzi è cosa alquanto improbabile.

Christa Wolf è riuscita in questo, ha saputo restituire al pubblico una Cassandra in grado di riscattarsi.

Nel fare questo, si è eclissata, ha fatto perdere le sue tracce, regalandoci una conversazione esclusiva con la nostra pazza preferita. Non succede spesso che l’autore si faccia da parte, o perlomeno che faccia dimenticare della propria presenza al lettore.

Questo è qualcosa di rara bellezza e indice di uno straordinario talento. Un fulmine di genialità nel cielo scialbo delle letture del mio febbraio.

Spero possiate apprezzarlo come ho fatto io.

Buona lettura!

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