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L’episodio che sta “sconvolgendo” Hollywood e la legge del potere

Forse dietro il tempismo del caso Weinstein si cela altro: magari c’entra la politica o il mondo economico tra competitor e consigli di amministrazione. Ma una cosa buona il caso Weinstein l’ha fatta, scoppiando così, tra ipocrisie e moralismi: sarà pure la scoperta dell’acqua calda, ma finalmente se ne parla e si denuncia.

Nessuno sapeva, ma poi tutti a dire che è sempre stato così, ad Hollywood (e non solo): tutti conoscono la storia del “divano del produttore”, tutti commentano che recitare è un mestiere per cui spesso si deve scendere a compromessi “altrimenti facevi l’impiegata o la cameriera” (che poi non è detto che in altri ambienti non sia diverso).Weinstein

E se invece questo episodio portasse ad un vero cambio radicale? A non accettare, di base, che le cose vadano così? E’ il punto di partenza ad essere fuorviante e porta ai giudizi sulle donne che hanno denunciato tardivamente (giudizi molto forti soprattutto in Italia, patria del pensiero maschilista – quando Asia Argento aveva già fatto la sua denuncia velata attraverso l’arte, nella scena del suo film “Scarlet Diva” ed ha preso coraggio ora nel renderla pubblica).

In realtà le denunce nei confronti di Mr Weinstein vanno avanti da tempo e ad esse sono seguiti patteggiamenti (ben otto) per mettere a tacere le denunce a suo carico. Il punto è che le inchieste del New York Times e The New Yorker sono uscite adesso e tante donne si sono sentite protette solo ora nel rivelare abusi, molestie, pressioni, sudditanza psicologica, inganni e stupri (e non solo attrici, ma anche collaboratrici, dalle assistenti alle sceneggiatrici).

Ma Weinstein non è l’unico – questa non è una caccia all’uomo –, è solo la punta dell’iceberg e queste situazioni sono endemiche nel sistema. Ma come denunciare, se si è Davide contro Golia? La discrepanza di potere è un deterrente forte: sarà molto spesso la tua parola contro la sua e il lui di turno con migliori avvocati e alibi di te. n Nel caso di Weinstein, si tratta di un magnate che può mettere a tacere tutto e che, probabilmente, solo poteri simili o più forti sono riusciti a scalfire per buttare giù il re.Weinstein

Prendiamo spunto da questa faccenda allora per provare a cambiare, per iniziare una lotta ai poteri forti, per poter sfidare la percezione culturale sessista non presente solo nel mondo dello spettacolo ma in svariati ambiti dove il potere è nelle mani di pochi (spesso uomini bianchi, con i capelli grigi o il riportino che si sentono “uomini” solo nell’esercizio del potere). Non è una caccia alle streghe, una campagna contro tutti gli uomini, ma contro un certo tipo di uomini che abusano del proprio potere, attraverso molestie e ricatti psicologici che portano alle volte a sudditanza ed altre a denti sulle labbra mentre la mano si blocca pronta allo schiaffo e si fugge.

E’ una campagna contro la cultura che ci porta ad un livello di assuefazione tale per cui un po’ tutti sanno che è così e l’unica cosa è scegliere tra “o ci vai a letto o rinunci a fare l’attrice”: e invece si dovrebbe poter pensare di non ricevere proposte indesiderate e di poter affrontare tutti i tipi di situazioni senza pensare a mettere in gioco la propria dignità. Perché se chi ha il potere questa dignità la rispetta, queste situazioni non si creano. Ed un’attrice non avrà problemi a recuperare un copione in stanza, senza malizia – come potrebbe essere per un attore nella maggior parte dei casi, o a poter partecipare anche a conversazioni fatte a bordo di uno yacht durante una festa senza essere additate come “se l’è andata a cercare”.

Weinstein

E’ un ambiente vizioso e difficile dove si è delle pedine ininfluenti e dove questo gap si allarga sempre di più: personalmente, quando mi chiedono che cosa mi manca di più del mio essere manager (ho lavorato in una multinazionale per tanti anni), ora che sono attrice, rispondo “il potere”.

Perchè da manager mi potevo permettere, se unica donna nella lobby di un albergo a cinque stelle a parlare con i colleghi la sera dopo le convention aziendali, di rivolgermi in reception per denunciare la presenza di escort ai tavoli in attesa: perché non volevo essere presa per una di loro a chi mi vedeva da fuori. Avevo il potere per farlo, ero manager anch’io. Ed era un mio diritto non dover andar via subito e partecipare alle chiacchierate in cui venivano fuori nuovi progetti e gruppi di lavoro.

Da attrice il potere è inferiore: sei da sola, non appartieni ad un’azienda che mantiene un numero verde per le denunce anonime e invece di vendere un prodotto o un’idea, vendi te stessa con i tuoi pensieri, le tue esperienze di vita, la tua bellezza, la tua cultura, la tua intelligenza. Ti relazioni con persone che fanno parte di strutture molto più grandi in un settore di per sé abbastanza ristretto che vede un’offerta attoriale illimitata rispetto alla domanda. Sei, praticamente, senza potere.

Si gioca tutto quindi su dei meccanismi molto delicati, dove purtroppo sia uomini che donne hanno saputo approfittarne (attenzione, serve un distinguo tra chi lo fa apposta e sfrutta il sistema a suo favore e chi si ritrova in una situazione imbarazzante e di sudditanza psicologica) ma dove il confine è talmente labile: è un mondo fatto di incontri e conoscenze per capire meglio con chi si lavora e le scelte sono molto soggettive e difficilmente opinabili seguendo dei criteri oggettivi di merito. E’ difficile, alle volte, comprendere dove dal lavoro o dal rapporto che può essere anche personale, di conoscenza o amicizia, si passi ad altro e ci si ritrovi in situazioni in cui non ci si sente a proprio agio.

“So listen up creeps of Hollywood: We know who you are. Women talk to each other, and we talk to journalists, and we talk to lawyers. It’s 2017, and we don’t have to put up with this shit. We are coming for you. Talk to every woman you work with like she has The New York Times on speed-dial.” Samantha Bee

 

Ma questo caso Weinstein dà forse la possibilità di riflettere su degli elementi:

– serve un livellamento di potere che conceda anche alle attrici (e agli attori) la possibilità di proteggersi – magari lanciando una linea di alert anonimo come per le aziende multinazionali

– questo caso porterà tanti a riflettere sui propri comportamenti, anche solo per la paura di una denuncia che potrebbe arrivare anche fra 20 anni o magari subito se, come suggerisce Michael Moore, tutti diventiamo film-maker di documentari con gli smartphones

– più se ne parla più c’è speranza che la cultura cambi e magari, se gli uomini di potere stessi non ne approfitteranno più, al calare della domanda si ridurrà anche l’offerta di escort e sfruttatrici del sistema maschilista

– le donne hanno bisogno di fare sistema ed una maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società produttive (più donne con potere quindi) potrebbe portare a sconfiggere le attuali ipocrisie nascoste dietro la paura di non avere abbastanza potere per far sentire la propria voce (di uomini e donne che sanno ma che non hanno parlato, per esempio)

– che le donne inizino a far sentire di più la loro voce anche come registe (solo il 4% dei principali film del 2016 è stato girato da donne) e che i ruoli femminili escano dai soliti clichè. Anche così la percezione culturale della donna può cambiare. E l’industria stessa può fare tanto in tal senso.

Servono quindi dei piani che siano delle affirmative action per instaurare un meccanismo diverso, per stravolgere un po’ questo sistema. E se il re è caduto, perché non sperare che cadano anche gli altri birilli? Ora serve la solidarietà di quanti – uomini e donne – credono in un’impronta culturale diversa. Che sia di supporto a chi denuncia, che dia potere a chi non ne ha, che ci sia finalmente la possibilità di essere libere di instaurare relazioni di fiducia e collaborazione tra donne e uomini a diversi livelli di potere come succede nella maggior parte dei casi tra uomini – senza alcun interesse sessuale (laddove fosse corrisposto non opponiamo veto – adesso senza fare i bacchettoni, ma che ci siano soprattutto rispetto e chiarezza). E sperando che le giovani generazioni inizino direttamente con un’altra marcia. E’ un’utopia?

Approfondimenti:

La lunga lista delle accuse

Harvey Weinstein: the women who have accused him

https://www.theguardian.com/film/2017/oct/11/the-allegations-against-harvey-weinstein-what-we-know-so-far

Contro il victim blaming, le conseguenze psicologiche

Some victims stayed friends with Harvey Weinstein. I did the same with my rapist. Here’s why.

Il grido femminista di Michael Moore

USE THIS MOMENT TO CREATE A WORLD WITHOUT HARVEYS by Michael Moore

Le donne prendono il potere, Samantha Bee a Full Frontal

HARVEY WEINSTEIN IS HOLLYWOOD’S SILICON VALLEY MOMENT

 

di Alessandra Carrillo, all rights reserved

 

The Freak crede in questa rivoluzione culturale e nel dare spazio al cinema che parla di donne:

https://www.thefreak.it/cannes-2017-si-tinge-rosa/

https://www.thefreak.it/bifst-potere-delle-donne-del-racconto/

https://www.thefreak.it/film-al-femminile-allischia-global-festival/

 

Caso Weinstein: la scoperta dell’acqua calda? Forse qualcosa può cambiare ultima modifica: 2017-10-14T19:43:43+00:00 da Alessandra Carrillo
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