CASO TRIVELLE: LA MAGGIORANZA TROVA L’ACCORDO, MA RIMANGONO LE TENSIONI.

di Guglielmo Pilutti

CASO TRIVELLE: LA MAGGIORANZA TROVA L’ACCORDO, MA RIMANGONO LE TENSIONI.

di Guglielmo Pilutti

CASO TRIVELLE: LA MAGGIORANZA TROVA L’ACCORDO, MA RIMANGONO LE TENSIONI.

di Guglielmo Pilutti
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Dopo l’aut aut del Ministro dell’Ambiente Costa che ieri aveva dichiarato:

“Sono per il no alle trivelle, le trivelle passano per la valutazione di impatto ambientale, e io non le firmo. Mi sfiduciano come Ministro? Torno a fare il generale dei Carabinieri” finalmente il Governo trova la quadra per quanto riguarda le trivelle.

Cosa prevede l’accordo?

L’accordo prevede l’aumento di 25 volte i canoni annuali (inizialmente 35 volte del canone per le concessioni) e uno stop di 18 mesi alle ricerche in mare col fine di realizzare il “Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee”. È prevista anche una speciale moratoria per le autorizzazioni a trivellare, sino dall’ introduzione del Piano: ciò anche grazie ad un’ intesa tra Stato e Conferenza unificata Stato-Regioni con il fine di bloccare più o meno 49 permessi.

Queste misure, di cui il Ministro dell’Ambiente e il Ministro per il Sud si dicono molto soddisfatti, deviano la rotta delle politiche energetiche italiane dalle fonti fossili ad una maggiore ricerca di energie rinnovabili.

Originariamente il compromesso è stato messo in discussione dal partito del Carroccio, che si schiera a favore delle autorizzazioni.

Ieri Salvini ha spiegato: “Adesso incominceremo ad imporre un po’ di sì”.

Oggi rassicura gli italiani dicendo: “Nessun blocco alle perforazioni. Abbiamo evitato la sospensione delle proroghe delle concessioni in corso e dei procedimenti pendenti”.

Il caso – diventato mediatico – delle trivelle contribuisce al continuum della perdurante querelle tra Lega e Movimento 5 Stelle. Il dl Semplificazioni arriverà, contrariamente alle più rapide previsioni, in Aula al Senato il prossimo lunedì 28 gennaio.

Le vicende odierne hanno dimostrato, una volta di più, l’incapacità del Governo giallo-verde di affrontare i problemi dalla radice (con una progettualità a lungo termine) e l’attitudine invece a mettere pezze d’appoggio tramite gli ormai consueti compromessi del cambiamento.

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