Capitan Salvini, siamo ancora vivi

di Leonardo Naccarelli

Capitan Salvini, siamo ancora vivi

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Capitan Salvini, siamo ancora vivi

di Leonardo Naccarelli
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In Emilia-Romagna, la destra ha perso. Questo è il dato, oggettivo ed indiscutibile, che ci hanno offerto le elezioni amministrative di domenica 26 gennaio. Viste e considerate storia e tradizioni, qualcuno potrebbe chiedersi dove sia la novità, quale sia la ragione di entusiasmo. “Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia” recitava qualche tempo fa Giorgio Gaber. Eppure, non era scontato, assolutamente. Era annunciata una bufera, un uragano sulla sinistra, sul governo, sul Paese. Nulla di tutto questo è successo. Come in tutti i day after di un falso allarme, ci si domanda se l’abbiamo sfangata o se sia stato sciocco panico. Sarò onesto con voi: non lo so. Mi tengo, però, stretto il risultato.

Salvini, prendendo spunto da De Gregori, è battuto. Non è, però, vinto, tantomeno è scappato. È ancora saldamente il politico con maggior consenso nel Paese ed ha comunque portato a casa la Calabria vincendo tanto a poco. Certo, ha commesso degli errori: la Borgonzoni non era una candidata adeguata, la sua campagna elettorale ha spinto il voto dei moderati verso Bonaccini; ha provato a trasformare il voto locale in un referendum sul governo; ha risvegliato una società civile assopita con i suoi toni e modi da spaccone; ha parlato di una liberazione quando, in questo Paese, di Liberazione ce n’è stata una ed i fascisti non erano certo i liberatori. Per la prima volta deve affrontare, da segretario della Lega, una sconfitta di un certo peso e sarà interessante vedere come (re)agirà. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha criticato il suo operato e Forza Italia, con i suoi numeri da Rifondazione Comunista, fa e dice quel che può.

Viva l’Emilia che non si è fatta intimidire, che ha dimostrato che il dominio della destra non è sempre l’unico esito possibile. Viva l’Emilia che ha resistito. Soprattutto, viva chi ha saputo dare una forma ed una voce a queste persone: con tutto il cuore, grazie Sardine. C’è tanto di vostro in questo risultato. Avete riportato l’entusiasmo nelle piazze e, soprattutto, la gente nei seggi; avete ricordato che si può e si deve sperare in un mondo ed in un futuro diverso. Continuate a fare quello che state facendo scegliendo la forma che più vi piace. L’importante è che non si disperda l’energia positiva che, così faticosamente, siamo riusciti a raccogliere. L’Italia ha ancora bisogno di voi.

Il governo è più in salute di quanto non fosse venerdì? È sufficiente per stare tranquilli? Sì e no. L’orlo del precipizio è leggermente più lontano. Obiettivamente, rimango dell’idea che l’esecutivo non abbia fatto nulla per evitare la catastrofe. I meriti di questo successo elettorale sono da ricercare altrove: un buon candidato, un buon governo precedente, l’aver giocato in casa. Vincere in Emilia-Romagna era il minimo sindacale ma può essere una buona base di partenza: candidare amministratori validi, non andare nel panico ed allargare al massimo possibile la coalizione. Va, inoltre, detto che il governo è vivo ma ne esce mutilato. Il Movimento Cinque Stelle continua la sua parabola discendente e si sta avvicinando alla soglia dell’irrilevanza politica. In Emilia- Romagna e Calabria non solo sono stati fin da subito fuori dalla corsa per la vittoria, non sono stati nemmeno l’ago della bilancia. Potevano e forse volevano non presentarsi. È il ritorno del bipolarismo? Forse, ma prima ancora c’è un ritorno di quelle categorie politiche che qualcuno pensava di poter mettere con leggerezza in soffitta. Destra e sinistra esistono ancora e non è un caso che il ritorno della politica coincida con l’annientamento del simbolo italiano dell’antipolitica. Ora che lo spazio, logico e politico per le ambiguità valoriali non esiste più, ora che il centro sembra assorbito dagli opposti estremi, cosa farete? Da che parte vi muoverete? “Continuerete a farvi scegliere o, finalmente, sceglierete?”

Del Partito Democratico mi sento di evidenziare soltanto che è primo partito di Bibbiano. Alla faccia degli sciacallaggi e delle becere strumentalizzazioni. Contando le europee, questa è la seconda grande apertura di credito nei confronti di Zingaretti. Ora il segretario dei dem si assuma la responsabilità di riformare quasi da zero il partito: archiviazione definitiva del renzismo, maggiore apertura alla società civile e decisa virata a sinistra.

Non possiamo, in definitiva, sapere cosa comporterà il voto di domenica. L’avanzata della destra potrebbe non fermarsi, il governo potrebbe pensare di essere al sicuro ed essere così travolto. Oppure, potrebbe essere l’inizio di una svolta, l’inaugurazione di una nuova fase politica. Comunque sia, per la prima volta il governo Conte bis ha un futuro da poter gestire. Per favore, non sprecatelo.

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