Superlega: incubo
per i calciofili

Perché la Superlega è un incubo
per gli amanti del calcio

La paura che vada tutto al macero.
Come diceva Toro Seduto: "Capirete che non si può mangiare il denaro"

di Leonardo Naccarelli

Superlega: incubo
per i calciofili

Perché la Superlega è un incubo
per gli amanti del calcio

Calcio: ipotesi Superlega

di Leonardo Naccarelli
Calcio: ipotesi Supelega

Superlega: incubo
per i calciofili

Calcio: ipotesi Superlega

La paura che vada tutto al macero
. Come diceva Toro Seduto: "Capirete che non si può mangiare il denaro"

di Leonardo Naccarelli
3 minuti di lettura

Da amante del calcio sin da quando sono bambino è una sofferenza scrivere questo articolo. Ѐ difficile infatti commentare, con la mente lucida e razionale, l’abominio che sta producendo l’Europa calcistica. Ma andiamo con ordine: in questi giorni c’è un gran parlare di una possibile nuova competizione europea: la Superlega (per fortuna è una parola sola altrimenti sarebbe stato insostenibile). Essa, stando al progetto, dovrebbe sostituire la Champions League. Le squadre più forti d’Europa in un’unica competizione: che c’è di male? Tutto, praticamente.

In ordine sparso: non sono le squadre più forti, o meglio non necessariamente. Delle venti compagini che prenderebbero parte alla competizione solamente cinque si saranno guadagnati il posto con merito. I restanti quindici sono riservati, di diritto, alle squadre fondatrici e quindi, presumibilmente, con i fatturati più alti. In pratica, il nuovo Messi sarà un commercialista.

Tra di esse, ci sta pure la Juventus che forse così potrà dire di aver risolto l’ossessione Champions: da quando sono nato, ed esclamo “oissa” quando mi alzo dalla sedia, non l’hanno mai vinta. Ah e decidete voi chi, tra me e la Juve, abbia un problema. Che poi non so neanche perché la stia prendendo così male: per un laziale come me la scomparsa della Champions è come per un calvo il rincaro del balsamo.

Sarebbe quasi bello se l’orticaria che sento derivasse dalla vista del troppo denaro in circolo. Sarebbe quasi preferibile che fosse quell’invidia verso la ricchezza di cui troppo spesso, in questo Paese, si accusa chi prova a parlare di redistribuzione ed equità sociale. Il problema è più profondo: come con la Coppa Davis nel tennis, l’esigenza di compiacere le televisioni e gli sponsor che sorreggono il carrozzone stravolge gli sport.

Che c’entra un’emittente televisiva o uno sponsor con le regole di uno sport? Per rispondere alla Nanni Moretti non c’entra però c’entra. L’idea malsana è sempre quella che il pubblico pretenda sempre nuove competizioni, un gioco sempre più veloce quando in realtà a tutto tali modifiche sono rivolte tranne che al tifoso.

Calcio: cos’è la Superlega?

Sia ben chiaro che non si demonizza il profitto: la stessa Champions League non è la comunità di Sant’Egidio. Ciò che difficilmente si riesce ad accettare è la presa in giro: calcisticamente parlando, ognuno persegua i suoi interessi al meglio che può ma non venitemi a raccontare che lo fate per il mio bene.

Infine, vi è il fondato rischio che anche i campionati nazionali, formalmente non interessati dal progetto Superlega, siano irrimediabilmente falsati se non addirittura annichiliti. Disputare un campionato in cui i piazzamenti europei sono già assegnati non avrebbe senso. Infatti, gli unici obiettivi in palio sarebbero la vittoria dello scudetto e la mancata retrocessione e ben si capisce perché ciò avrebbe un effetto mortifero sull’entusiasmo degli appassionati.

La speranza è che questa vergogna senza precedenti non vada in porto; che vi sia un rifiuto collettivo di chi, senza la forza economica di J.P. Morgan, ha il magico potere di trasformare 22 uomini in mutande che corrono dietro una palla nella forma sana del calcio. La paura è che tutto vada al macero ed allora, come diceva Toro Seduto, capirete che non si può mangiare il denaro.

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