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“Penso che siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nascosto o di solo potenziale

o ipotetico, di cui seguiamo le tracce che affiorano sulla superficie del suolo”

Italo Calvino

A volte quando sono triste penso al profumo di Palermo quando passeggi sul marciapiede della Cala.

Per chi non lo sapesse, la Cala è un piccolo porticciolo costruito su un’insenatura della costa palermitana, lì dove la città è stata fondata, dove è cresciuta e si è evoluta attraverso le molteplici stratificazioni materiali e culturali delle diverse dominazioni che vi si sono succedute. Amalgamate in un tutt’uno.

Mi piace pensare che quell’odore sia la fragranza più intima del nostro vissuto, una sinfonia storica che racchiude tutta l’essenza di una città, che pur non esistendo più, aleggia presente più che mai nell’aria. Una nota aggrumata che noi tutti sperimentiamo internamente e di cui saremo eterni possessori.

A volte quando sono triste penso al calore del sole di Palermo quando passeggi all’ombra delle palme dell’orto botanico, d’inverno.

È un abbraccio caldo e materno, nostalgico e triste, a cui aggrapparsi fin quando ce n’è, da assaporare fino all’ultimo sospiro. È un dondolarsi con i piedi a penzoloni dalle vecchie panche di legno nascoste tra i semi rari e quello sguardo socchiuso che guarda al cielo e sorride.

È la mia pelle che si fa ambra e i raggi di sole che si fissano sui capelli di miele. Quel sole che c’è sempre, quel giallo speciale che illumina anche gli sguardi più duri.

A volte quando sono triste penso al chiacchiericcio misto a confusione del Capo.

Quel susseguirsi di voci, rumori, volti, colori, odori, sapori e le sue strade bagnate che riflettono le lampade calde delle bancarelle in festa. Penso alla lotteria della mattina e alle risate sporche e sdentate del pescivendolo con i capelli d’argento e gli occhi nero di seppia.

È tutto quel caos disordinato ma armonioso, una banda che suona all’unisono e che porta dentro la melodia di una cultura che non si può raccontare se non attraverso le sue esperienze.

Le sue persone. Le sue rovine.

A volte quando sono triste penso al sapore del gelato al gelsomino e cannella di Lucchese a Piazza San Domenico. Acido e un po’ stucchevole, piccante e avvolgente, dissonante e complementare così come è la città che l’avvolge. Piena di contrasti ma che ben si accordano al contesto.

Penso a quanto raccontino questi due sapori insieme e il loro straordinario potere di catapultarci in un attimo nelle storie di tutte le vite della città “tutto porto”. “Tutto cuore”.

Ogni volta che ci penso un poco mi commuovo, perché è come avere un vuoto che pulsa dentro, che al posto di svuotare riesce perfino a riempire. Quell’assenza presente che ti porti dietro, tatuata nella costante nostalgia dei nostri occhi tristi.

A volte quando sono triste penso solo a Palermo.

 

Ogni volta che succede vorrei poter aprire con forza le tende bianche al mattino e odorare, guardare, toccare, gustare e ascoltare il posto a cui appartengo. Il posto di cui sono fatta. Quel posto che non posso avere.

Vorrei essere parte di quel contrasto, perché è quello che sento dentro e che purtroppo non posso fuggire.

Allora mi cullo sotto tutto il peso di tutte quelle vite che vorrei ma che non posso avere.

Di tutte quelle vite che forse potrei avere ma che in realtà non avrò mai.

Noi. Cuori in cammino.

 

foto in copertina di Chiara Consiglio (https://terrabedda.com/)

di Diletta di Marco, all rights reserved

Bussola indica sud ultima modifica: 2018-02-08T04:50:37+00:00 da Redazione

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