Broadchurch, elogio alla sobrietà

di Marianna Marzano

Broadchurch, elogio alla sobrietà

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Broadchurch, elogio alla sobrietà

Broadchurch, elogio alla sobrietà

di Marianna Marzano
6 minuti di lettura

Il cadavere dell’undicenne Danny Latimer viene trovato ai piedi di una scogliera nei pressi della cittadina di Broadchurch. Dopo aver escluso l’ipotesi del suicidio, la polizia locale inizia le indagini per omicidio.

Al caso di Danny Latimer si ritrovano a lavorare insieme l’ispettore Alec Hardy (David Tennant, il Doctor Who inglese), appena arrivato nella cittadina, ed Ellie Miller (Olivia Colman), sergente locale. Alec Hardy è schivo, cinico, tormentato dai fantasmi del proprio passato. La Miller invece è generosa, spontanea e fiduciosa nel prossimo, tanto da non riuscire ad accettare che il responsabile del terribile crimine possa essere uno dei suoi concittadini. Ma Hardy la mette in guardia: «Miller, ascolti bene quello che le dico: non si fidi di nessuno».

Broadchurch è un piccolo centro marittimo nel sud-ovest della Gran Bretagna, a ridosso della Cornovaglia, situato accanto ad una scogliera a strapiombo che domina sul mare. Tutti a Broadchurch si conoscono e conducono una vita apparentemente tranquilla. L’omicidio dell’undicenne sconvolge la cittadina, che piomba in uno stato di profondo dolore e smarrimento. Gli equilibri familiari e sociali si rompono ed i segreti e le sofferenze degli abitanti escono allo scoperto. I due detective intraprendono le indagini con cautela, nel clima di paura e sospetto che ha ormai invaso il piccolo centro. La trama prosegue in una combinazione di dialoghi pungenti, humor all’inglese e scene dall’intensa drammaticità.

Ambientazione, personaggi, conversazioni: questa serie ha tutte le carte in regola per un perfetto giallo all’inglese. Ma Broadchurch non solo è questo, è molto di più.

Nell’epoca del “sensazionalismo delle serie tv”, in cui l’effetto speciale è tutto, Broadchurch conserva un realismo sorprendente. Broadchurch è così reale che gli agenti non riescono a portare a termine gli inseguimenti e i sospettati si autodenunciano. Così reale che le piste intraprese dalla polizia sembrano non condurre da nessuna parte, ma contribuire solo a creare ancora più confusione. Man mano che si va avanti, le ipotesi crollano, i potenziali colpevoli aumentano. Non esiste una soluzione semplice: i detective si rivelano essere nient’altro che persone comuni che, con caparbietà, si impegnano per risolvere il caso, pur se spesso commettendo errori, e si ritrovano a dover ricominciare tutto da capo. Lontano da ogni dinamica di eroismo scontato, di spettacolarizzazione, di logica del voler “stupire a tutti i costi”, Broadchurch conserva un ritmo lento, piacevole, umano. I colpi di scena non vengono ricercati continuamente, ma la trama si snoda tra dinamicità e calma, proprio come in un’indagine reale.

Una lentezza, ammettiamolo, a cui non siamo più abituati. Una lentezza che quasi ci urta perché la serie “ci deve prendere” e appena ne iniziamo una bramiamo dalla voglia di sapere come andrà a finire. In una serie oggi cerchiamo sempre di più l’adrenalina, quella suspense che ci faccia sentire in bilico e ci tenga incollati allo schermo. La suspense di una trama ben costruita, intendiamoci, è fondamentale. Ma non possiamo lasciare che diventi la priorità, trascurando il resto. Il rischio è trasformarsi da spettatori a consumatori passivi di serie tv. E alla fine, che cosa rimane? Broadchurch riuscirà a tenerci incollati allo schermo, ma lo farà alimentando una genuina curiosità, mai morbosa, accompagnandoci per mano in una ricerca non perfetta, ma costante.

In questa serie vengono affrontate tematiche importanti: dall’umiliazione mediatica al tradimento, dalle difficoltà del matrimonio al tema della morte. Viene anche trattato uno dei più difficili in assoluto: la pedofilia. Lo si fa con cura ed attenzione, senza condannare a tutti i costi, senza strumentalizzare o cercare facili consensi negli spettatori, ma con l’autentica volontà – e bisogno – di capire. Capire cosa si nasconde nel profondo del cuore di un uomo, tentare di tracciare quell’inafferrabile confine tra il bene e il male.

Coinvolti in questo dilemma, tutti gli abitanti di Broadchurch, nessuno escluso. Le realtà dei personaggi si intrecciano, in un labirinto di storie in cui ognuno sembra specchiarsi nella vita degli altri. Anche la Chiesa è coinvolta e viene mostrata – con grande coraggio – nelle sue fragilità, e proprio per questo, forse, percepita vicina. Il parroco, in un sermone, ammette chiaramente come a volte le risposte mancano e perdonare sembra incredibilmente difficile ma, finché è possibile, è necessario provare.

Tra i tanti i punti di merito di questa serie c’è l’intensa interpretazione degli attori, in particolare di Olivia Coleman, che nel ruolo della detective Miller, si è aggiudicata il premio di miglior attrice in una serie tv drammatica ai British Academy Television Awards.

Da menzionare inoltre l’impeccabile fotografia, che riesce a rendere l’atmosfera fredda e allo stesso tempo affascinante della cittadina inglese. Impossibile non rimanere stregati dalla scogliera a strapiombo sul mare che fa da guardiana alla cittadina, rappresentata in tutta la sua severità.

A dare ritmo e vitalità alla serie, un humor inglese tagliente e raffinato, capace di smussare la spigolosità e tragicità delle tematiche.

Ma il miglior pregio di Broadchurch è senza dubbio la sobrietà. I temi drammatici vengono trattati senza nessuna ricerca spasmodica del macabro, senza nessuna volontà di parlare del male per il puro gusto di sviscerarlo. In Broadchurch, l’operazione è molto più sottile: si scava nella realtà umana con l’autentico bisogno di comprendere, osservare, narrare. La grandezza di Broadchurch risiede nella capacità di non superare il limite: quel limite oltre il quale si gioca con le emozioni degli spettatori al fine di sorprendere e coinvolgere a tutti i costi.

Ed è proprio in questa atmosfera sobria, in questa limpidezza e veridicità di fondo, in questo ambiente sterilizzato privo di morale ed infiltrazioni artificiali, in questo silenzio faticoso ma reale, che emergono le emozioni. Allo spettatore viene lasciato il tempo per emozionarsi ed immedesimarsi con naturalezza nel dolore, nella confusione e nella felicità dei personaggi.

La stagione si chiude, svelando un colpevole che nessuno a Broadchurch si sarebbe aspettato, soprattutto i detective. Nello smarrimento generale, la scogliera si erge solenne, quasi a ricordare i precipizi ripidi e profondi dell’anima umana. Ma è proprio in bilico su quel precipizio, affrontando la paura di cadere, che ci si tende la mano, e ci si ritrova. E alla fine è importante sì, sapere come va a finire, ma ancora di più importa ciò che rimane: qualcosa di vero.

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