BREXIT: e ora?

di Salvatore D’Apote

BREXIT: e ora?

di Salvatore D’Apote

BREXIT: e ora?

di Salvatore D’Apote
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La Gran Bretagna ha da sempre occupato un posto di primo rilievo nella storia. È proprio in Gran Bretagna che ha avuto origine la rivoluzione industriale. È proprio in Gran Bretagna che il seme della democrazia rappresentativa ha iniziato a germogliare, muovendo le acque e creando il diritto comune. E adesso, dopo secoli e secoli di grandi fasti, è proprio questa stessa Gran Bretagna che sembra aver perso la propria bussola.

La Brexit continua a causare la frammentazione del Regno Unito, ormai in cammino verso una nuova tornata elettorale il 12 dicembre di quest’anno. La maggior parte degli economisti è ampiamente d’accordo sul fatto che l’uscita del Regno Unito dall’ Unione Europea colpirà duramente sia il commercio che il PIL nazionale. 

Analizzandola bene – e tralasciando per un attimo l’aspetto economico – dal punto di vista politico la Brexit di Johnson lascerebbe l’Irlanda del Nord più integrata con l’Irlanda che con il resto della Gran Bretagna. Anche in Scozia la situazione sembra essere instabile. La pluralità delle voci parrebbe manifestare a favore dell’indipendenza, già con richieste di un nuovo referendum. Il raziocinio potrebbe comunque frenare gli scozzesi, perché la Scozia sarebbe probabilmente fuori dall’Unione europea e si troverebbe a creare un confine anche con l’Inghilterra. È tutt’altro che scontato, poi, che l’Unione Europea possa accogliere di nuovo la Scozia tra le sue braccia, per paura di incoraggiare i focolai separatisti che infiammano altri luoghi, Catalogna in primis.

Nelle elezioni che si prospettano, se nessun partito dovesse ottenere la maggioranza, è possibile che si formi un altro stallo nel complesso ingranaggio decisionale. La scommessa invernale di Boris Johnson per porre fine alla stasi sulla Brexit ha scosso molti deputati del suo partito conservatore. Lo stesso team di Johnson ha mostrato di non avere idea di come si svolgeranno le elezioni britanniche, le più importanti di un’intera generazione, probabilmente. C’è un però ampio consenso sul fatto che il risultato plasmerà profondamente il futuro del paese, la sua economia, il suo posto nel mondo, persino la stessa sopravvivenza nazionale.

Il primo ministro, in carica da poco più di tre mesi, sta puntando tutto su un’elezione che si svolgerà sullo sfondo di un paese aspramente diviso, di un’estrema volatilità degli elettori e di un tradizionale sistema bipartitico lacerato dalla Brexit. Un’elezione che sembra una vera e propria scommessa. Per il Primo Ministro Johnson, c’è una sola via verso una netta vittoria: battere un grande buco nel “muro rosso” delle sedi dei lavoratori nelle aree operaie del Galles e del nord dell’Inghilterra. Ci sono enormi rischi nell’ indire elezioni in un ambiente così fluido. Nessuno sa quale direzione stia prendendo l’elettorato inglese, come rivela il fatto che il 40% delle persone abbia dichiarato che avrebbe cambiato il suo voto rispetto al 2017. Per queste elezioni Johnson deve da scalare quindi un’alta montagna. I liberaldemocratici, a favore del Remain, stanno minacciando di sequestrare i seggi di Johnson, soprattutto nelle zone prospere a Londra e nel sud del paese. Inoltre, gran parte del cuore laburista, che i conservatori stanno prendendo di mira, è tradizionalmente territorio ostile per il partito.

Ma questo, come ci ha mostrato la storia recente, è un paese dove tutto può accadere. Johnson crede di poter fare grandi progressi a discapito della base a sostegno di Corbyn. BoJo vuole infatti sfruttare la contorta posizione dei laburisti sulla Brexit e un’antipatia tra gli elettori tradizionali di sinistra verso il leader laburista. Johnson dovrà quindi convincere gli ex elettori laburisti che consegnerà la Brexit così come programmata, iniziando poi ad aiutare le città “dimenticate” dell’Inghilterra, proprio come Donald Trump fece corteggiando “l’America dimenticata“. La capacità di Johnson di convincere gli elettori che si trovano in bilico nelle loro posizioni è stata tuttavia minata da una sua stessa decisione. Il Primo Ministro ha infatti epurato molti deputati moderati tra le file dei conservatori, a causa delle loro critiche sui suoi tatticismi. Questa decisione ha in qualche modo intaccato l’ immagine del Primo Ministro agli occhi della fascia elettorale più moderata.

Un gran numero di elettori è poi indeciso, come si è detto, e pieno di riserve sia sulla leadership conservatrice che su quella laburista. I tentativi del partito laburista di ritrarre Johnson come una costola di Trump – disposto a vendere a breve la Gran Bretagna per un accordo commerciale post-Brexit con gli Stati Uniti – sembrano risuonare in alcune zone, come nelle West Midlands.

Questa votazione, in definitiva, sembra chiedere agli elettori se si sentano più a loro agio con l’Europa o con gli Stati Uniti.

Con la nuova tornata elettorale, Johnson spera di portare a compimento almeno la prima fase della sua Brexit: ma in una situazione elettorale così complessa, molti deputati e molti analisti temono che lo scrutinio potrebbe portare ad un altro parlamento impiccato, provocando una situazione di stallo e una maggiore paralisi di un già travagliato processo politico.

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