Bombe ed ombre imperialiste sulla Libia

di Redazione The Freak

Bombe ed ombre imperialiste sulla Libia

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Bombe ed ombre imperialiste sulla Libia

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In seguito alle rivolte tunisina ed egiziana, che in poche settimane avevano provocato le dimissioni di due dittatori, molti osservatori hanno pensato che anche la rivolta libica del 17 febbraio 2011 avrebbe avuto lo stesso esito, in maniera altrettanto rapida. E invece, dopo più di sei mesi di guerra civile e ottomila missioni di bombardamento da parte della NATO, i fronti di Brega e Misurata si erano mossi di poco. Sul piano militare, le azioni decisive che in pochi giorni hanno portato alla caduta di Tripoli non sono state condotte dalle popolazioni dell’Est, come propagandato a volontà  dalle tv satellitari di mezzo mondo, ma principalmente da quelle di alcune città  dell’Ovest guidate dagli Zintan, una delle grandi tribù delle montagne (Fonte: Patrick Haimzadeh, Libia, sulla strada difficile dell’unità  nazionale. Le monde diplomatique, settembre 2011)

Malgrado il supporto dato all’azione del Consiglio Nazionale di Transizione (Da qui in poi CNT. Organo guidato da Mustafa Abd el Jalil, autoproclamatosi unico legittimo rappresentante della Repubblica libica) e della NATO dalla grande maggioranza dei media occidentali, molte voci in sede ONU si sono opposte ad un’operazione considerata sotto vari aspetti neo-imperialistica, in quanto funzionale agli interessi geo-strategici di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Bisognerebbe infatti ricordare il tardivo riconoscimento del CNT da parte di Cina e Russia, nonché le critiche dell’Algeria che, dopo essersi dichiarata contraria alla no-fly zone e ai bombardamenti decisi con la risoluzione 1973 dell’ONU, ha promesso di riconoscere il CNT come unica autorità  legittima libica solo quando esso darà  vita ad un nuovo governo di unità  nazionale.  L’attribuzione del seggio della Libia in sede ONU al CNT è stata inoltre osteggiata dal Venezuela e da tutti gli altri paesi dell’ALBA (Alleanza bolivariana per le Americhe, fondata nel 2004, raggruppa alcuni governi di sinistra del Latinoamerica: Cuba, Venezuela, Bolivia, Nicaragua, Ecuador e le isole caraibiche di Antigua e Barbuda, Dominica, St Vincente e le Grenadine) L’Unione africana ha più volte chiesto un supplemento di indagine sul conflitto libico e un rinvio della decisione sull’ingresso di Abd el Jalil come rappresentante, ma la proposta – appoggiata da 22 paesi – ha registrato 107 voti contrari. Molti stati africani considerano il nuovo governo illegittimo (Angola, RD del Congo, Sudafrica, Kenya, Leshoto, Malawi, Namibia, Zimbabwe, Swaziland, Tanzania, Guinea Equatoriale, Zambia. Fonte Wikipedia.it) L’ambasciatore del Venezuela all’Onu, Jorge Valero, ha definito l’organo politico dei ribelli è«un gruppo pilotato da Usa e Nato, senza autorità  legale né morale», e ha ribadito le posizioni comuni al blocco dei governi progressisti latinoamericani, contrari fin dal principio a una soluzione militare (Fonte: Geraldina Colotti, Caracas denuncia la NATO. Il Manifesto 18 settembre 2011). Nonostante in Occidente sia difficile ascoltare voci di dissenso nei confronti del ensiero dominante, risuona da più parti la tesi secondo cui la rivolta scatenata dai ribelli di Bengasi contro Gheddafi è a tutti gli effetti parte di un disegno neo-imperiale condotto in prima fila dalla Nato e dall’Europa per assumere il controllo delle risorse del Nordafrica. Tra gli argomenti a favore di tale tesi si evidenzia la fondamentale somiglianza di questa guerra con quelle scatenate in Serbia contro Milosevic e in Iraq contro Saddam Hussein, dove con la scusa di un dittatore apparentemente impopolare si sono giustificati enormi danni  alle popolazioni e alle infrastrutture socio-economiche di quei paesi.

Gli Stati uniti si sono defilati, non bombardano più, hanno addirittura ritirato i loro mezzi più potenti, sentenziava Vittorio Feltri in aprile a proposito della guerra di Libia. Convinzione diffusasi anche tra i pacifisti: quella che Obama fosse stato trascinato nella guerra contro la propria volontà  (non a caso è Premio Nobel per la pace), ma se ne fosse subito tirato fuori, lasciando la guida dell’operazione ai bellicosi Sarkozy e Cameron. Del tutto falso. «Sono gli Stati uniti che hanno diretto questa operazione», ha chiarito poi l’ambasciatore Ivo Daalder, rappresentante Usa presso la Nato, precisando che, dal 27 marzo, la direzione è passata dal Comando Africa degli Stati uniti alla Nato comandata dagli Stati uniti. Sono loro, ha precisato Daalder, che hanno diretto l’iniziativa per ottenere dal Consiglio di sicurezza il mandato e far decidere la Nato a eseguirlo. Un vero e proprio record: perché la Nato si decidesse a intervenire in Bosnia, ha ricordato egli, ci vollero tre anni e un anno per intervenire in Kosovo, mentre per decidere l’intervento in Libia ci sono voluti appena dieci giorni. Sono sempre gli Stati uniti che hanno diretto la pianificazione e l’esecuzione della guerra. Sono loro che all’inizio hanno neutralizzato la difesa aerea libica e continuato a sopprimere le difese per tutto il corso del conflitto, impiegando Predator armati. Sono loro che hanno fornito il grosso dell’intelligence, individuando gli obiettivi da colpire, e hanno rifornito in volo i cacciabombardieri alleati. Ciascuno di questi elementi, come ha sottolineato Daalder, è stato decisivo per il successo dell’operazione, con la quale la Nato ha distrutto oltre 5mila obiettivi senza subire alcuna perdita. Dall’operazione aerea in Kosovo, ha detto, abbiamo imparato quanto sia importante avere munizioni a guida di precisione per provocare il massimo danno minimizzando gli effetti collaterali, e che tutti i paesi le posseggano. Diplomaticamente, l’ambasciatore non ha riportato il fatto che sono stati gli Usa a fornirle in gran parte agli alleati, i quali dopo 11 settimane avevano quasi esaurito le loro bombe, come hanno dichiarato il portavoce del Pentagono Dave Lapan e il segretario alla difesa Robert Gates. Né ha detto quanto siano stati minimizzati gli effetti collaterali degli oltre 8mila attacchi aerei, in cui si stima siano state sganciate oltre 30mila bombe. Gli Stati uniti hanno effettuato più raid aerei di qualsiasi altro paese, il 26% dei circa 22mila. Francia e Gran Bretagna, insieme, ne hanno effettuato un terzo e attaccato il 40% degli obiettivi. Un “lavoro straordinario”, ha riconosciuto il rappresentante Usa presso la Nato, ma mettendo in chiaro che esso è stato reso possibile dal fatto che “gli Stati uniti hanno diretto questa operazione in modo tale che altri potessero seguire e contribuirvi”.

Sembra quindi riproporsi un modus operandi sperimentato in varie zone sottosviluppate del mondo, dove le potenze occidentali (Italia in coda) puntano periodicamente il mirino per garantirsi l’approvvigionamento petrolifero e di altre risorse, ma sempre evitando accuratamente ogni metodo pacifico e di reale aiuto a uno sviluppo autonomo di quegli stessi paesi.

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3 risposte

  1. Vi è da chiedersi quanto sia lecito questo determinismo unilaterale. Troppo spesso l’etica e la scusa dell’autodeterminazione sono bandiera per la conquista e l’assoggettamento a un neo-neocolonialismo.

  2. Beh, intanto mi pare improprio usare la tautologia “neo-neo”; il succo della questione è che noi italiani ci troviamo invischiati una volta di più – e in questo caso senza che vi sia stato alcun movimento d’opposizione di massa alla guerra – nella debordante azione crminale della NATO, la quale si manifesta di nuovo come una macchina di morte senza confini. In Libia, più che nelle precedenti esperienze, si è assistito e si assiste a una copertura mediatica costruita ad arte per far passare quali dei rivoluzionari un’accozzaglia di bande armate senza scrupoli e per nascondere i bombardamenti e i crimini perpetrati sulla popolazione

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