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 AAA #CollaboratoriCercasi per Tatilovespearls, il blog di Tatiana Biggi

Gli spot della Negroni, produttrice dei famosi salumi, negli anni 60 erano ambientati nel far west e narravano le avventure del cavaliere della valle solitaria, sotto il cielo stellato della Ne- groni. Lo slogan, era quello che ancora adesso risuona nelle orecchie: “Le stelle sono tante, milioni di milioni, la stella di Negroni vuol dire qualità”.

Sentendo questa motivetto riflettevo, stranamente, sulla genialità di una canzoncina che da quasi 60 anni infesta la nostra memoria, senza invecchiare o avere un che di stantio, e in contemporanea sul concetto di milioni di milioni.

Già, perché continua il nostro viaggio tra le bloggers e durante la ricerca nell’etere per scegliere chi intervistare ho scoperto milioni e milioni di mondi, una popolazione numerosa e variegata dagli aspetti decisamente più freaks di quanto si possa immaginare.

Per questa nuova intervista ho scelto una ragazza che mi ha incuriosito per le mete lontane, le foto spontanee con un bunnytail fatto di corsa e un immaginario fatto di unicorni e scarpe da ginnastica.

Tatiana Biggi

 

Nome: Tatiana Biggi

Anni: 27 anni

Città di nascita: Genova

Città di residenza: Genova

Città del cuore: San Francisco.

Followers: 26mila su Instagram

                       21 mila su Facebook

                   11mila su Twitter.

 

– Vorrei aprire questa intervista con la tua quote of the month:

You can’t change the wind but you can set your sails

Come mai la scelta di questa particolare frase? Per una persona che non conosce te e il tuo blog, in che modo pensi possa rappresentarvi?

La scelta della citazione si collega ad un particolare momento della mia vita in cui mi sono trovata a dover fare chiarezza tra chi ero, cosa facevo e cosa volevo fare: mi sono resa conto che affannarsi per fare tutto alla perfezione non ha senso e non è possibile, e che la vita ti porta dove vuole lei, l’importante è saperlo accettare e sapersi adattare. Ecco, la frase rispecchia proprio questo: non puoi avere il controllo su tutto, ogni tanto devi lasciarti andare e farti cullare dalle onde del mare. Nei confronti di chiunque capiti sul mio tatilovespearls.com, spero che possa essere uno spunto di riflessione: a me capita molto spesso di screenshottare frasi e quotes qua e là e di rileggerle in diversi momenti della giornata, in diverse fasi della vita. Spesso una semplice frase arriva al cuore molto più che fiumi di parole.

Tatiana Biggi

– Il nome del tuo blog è tatilovespearls: spiegaci questa scelta e raccontaci un po’ la storia del tuo blog.

Il mio blog nasce del 2011 dopo mesi e mesi passati a leggere accanitamente altri blog di altre colleghe; una cosa che trovavo davvero irritante in alcuni blog era il fatto che per capire il nome della blogger bisognava scorrere fino in fondo, cliccare una pagina, seguire un redirect ecc.. e alla fine perdevo la pazienza. Mi capitava di pensare che era un peccato non riuscire a dare un nome a quella ragazza il cui blog tanto mi piaceva. Così, quando è stato il momento di aprire il mio blog non avevo dubbi: il mio nome doveva essere presente nella home, addirittura nel link. Il resto è venuto da sé: ero con un’amica e mi fece notare che portavo sempre le perle alle orecchie, nonostante a casa avessi una collezione di orecchini da far invidia a un negozio di bijoux. Ecco che nacque Tati loves pearls.

– Nel tuo blog, a differenza di molti altri, non ci sono diverse sezioni, ma sotto ogni post scrivi l’argomento di riferimento. Come mai questa scelta diversa? Non pensi possa creare confusione?

Il mio tatilovespearls.com ha subito un restyling totale all’inizio del 2017 e, oltre ad un rinnovamento della grafica, ho deciso di portare qualche cambio strutturale tra cui l’abolizione delle sezioni. La scelta è dovuta alla mia esperienza come lettrice di blog: ho sempre pensato che le sezioni focalizzassero l’attenzione solo un topic, trascurando così gli altri. Mi spiego meglio: se io sono una patita di moda, è ovvio che aprendo un blog andrò diretta sulla sezione “outfit”. Ma se poi la blogger in questione fosse un portento nelle foto di paesaggi e io non avessi l’occasione di vederle perché la sezione travel non rientra nel mio interesse primario? Sarebbe un peccato. E a questo si può ovviare solo fornendo al lettore una veduta generale di tutti gli articoli. La decisione è dovuta all’evoluzione del blog e anche di me stessa come blogger: quello che all’inizio era un fashion blog è diventato col tempo un contenitore di tutto ciò che amo e mi piace l’idea di mostrarmi a chiunque capiti sul blog così come sono: un caos di cose (più o meno) belle.

– Per quanto riguarda i post dedicati ai tuoi outfit, cosa ne pensi della moda e del suo apporto alla tua immagine? Che tipo di approccio hai con la moda e ai piccoli e grandi marchi?

La mia relazione con la moda è di tipo ammirativo: amo seguire le sfilate e tenermi aggiornata sugli ultimi trend ma poi faccio di testa mia. Indossavo i boyfriend jeans quando nessuna osava farlo e faccio il risvoltino perché mi piace e non perché va di moda; spesso indosso scarpe basse e il mio colore preferito è il nero. La verità è che la moda, quella delle riviste patinate, mal si adatta alla vita di tutti i giorni: quello che possiamo fare è prendere ispirazione senza dimenticare che, se non ci fa sentire a nostro agio, allora non è il vestito giusto. Per quanto riguarda lo shopping, amo comprare capi basic nelle catene low cost e mixare il tutto con qualche accessorio importante. Il miglior investimento, in termini economici, rimane quello fatto per una borsa, un capospalla o una cintura: doneranno classe anche al più semplice skinny di H&M.

– Ti ho trovata attraverso Instagram e vorrei sapere che tipo di relazione hai con questo social e cosa vuoi raccontare attraverso le tue foto. Quali sono le tue foto con più like e cosa, secondo te, spinge gli utenti di Instagram ad avere più reazioni ad una foto rispetto ad altre?

Instagram rappresenta per me la più grande fonte di ispirazione: amo cercare nuovi profili e salvo tutte le foto che mi piacciono. Attraverso questo social mi piace l’idea di poter raccontare la storia dietro a una foto: spesso gli instagrammers sono accusati di pubblicare scatti finti, elaborati ad hoc e che non rappresentano la realtà; il mio scopo è quello di raccontare quello che c’è dietro, un episodio inerente al giorno in cui la foto è stata scattata, uno stato d’animo, un pezzetto di vita. In pratica, uso Instagram come se fosse un blog: scrivo e scrivo e scrivo ancora. Forse perché in un’epoca in cui “tutti sono blogger con un profilo Instagram”, io voglio marcare il fatto che blogger lo sono per davvero. Le foto che più riscuotono successo sono quelle di viaggio e credo che sia perché tutti abbiamo voglia di partire, anche solo con la mente, socchiudere gli occhi e immaginare posti lontani. E io sono felicissima nel sapere che le mie foto portano lontano.

Tatiana Biggi

– Quando dici ” in un’epoca in cui “tutti sono blogger con un profilo Instagram, io voglio marcare il fatto che blogger lo sono per davvero”, cosa intendi? Cos’è una blogger? Cosa vuol dire essere davvero una blogger?

Blogger è colui che ha un blog, nulla di più. Ci sono sempre più personaggi del web che aprono un profilo Instagram e si definiscono blogger non soffermandosi sul fatto che la loro affermazione, oltre a non essere fondata, non tiene conto della fatica che significa per un blogger “avere un blog”. Un blog va aggiornato: bisogna scrivere gli articoli, modificare le foto, interessarsi di SEO, aggiornare la grafica per renderla più accattivante e potrei andare avanti ancora a lungo ma concludo dicendo che gestire un profilo social non equivale a gestire un blog.

– Nella tua precedente risposta hai accennato al fatto che ci sono persone che si improvvisano blogger, forse nella speranza di “trovare” un lavoro facile. Forse è colpa di tutta la disoccupazione che c’è in questo momento in Italia e di giovani scoraggiati dal panorama lavorativo poco favorevole che si lanciano in progetti senza sapere in cosa si stanno cacciando. In questa prospettiva, cosa ti senti di consigliare, non solo ai tuoi follower, ma anche a quella fascia di lavoratori tra i 20 e 30 anni? Cosa pensi possono fare o inventarsi in questa nuova società?

Stiamo vivendo in un periodo che, per quanto riguarda il mondo del lavoro, non offre molte possibilità ai giovani e le opportunità sono tutte “a scadenza”: sicuramente questo non è incoraggiante ma credo fermamente che accettare il cambiamento del mondo che ci circonda sia il primo grande passo per la costruzione di un futuro su misura per noi. Il web ha spalancato le porte a nuove figure professionali e cavalcare quest’onda è certamente un tentativo che coloro i quali hanno qualcosa da dire / dimostrare dovrebbero provare. Un consiglio che mi sento di dare è di non perdere le speranze e impegnarsi più che si può: con costanza e determinazione tutto è possibile e se si tengono gli occhi aperti si possono scorgere nuove opportunità.

– A proposito proprio dell’essere blogger, Vogue America, lo scorso settembre, ha scatenato una polemica alla fine della settimana della moda nei confronti delle blogger/influencer con l’editoriale di Vogue America attacca le fashion blogger: “È una situazione schizofrenica, non può essere positiva”. Sally Singer, direttore creativo digitale del sito di Vogue America, che ha scritto: “Blogger che cambiate outfit ogni ora: per favore, smettetela. Cercatevi un altro lavoro. State proclamando la morte dello stile”. Dopo di lei altre giornaliste hanno alimentato la polemica tra cui Alessandra Codihna che ha addirittura esordito con: Vogue America attacca le fashion blogger: “Cercare ispirazioni di stile tra i loro look presi e pagati nelle prime fila è come andare in uno strip club alla ricerca dell’amore. Certo, è lo stesso circo, ma non è lontanamente paragonabile“. Insomma, accuse pesanti mosse verso il mondo dei blogger e il loro presunto “finto lavoro”. Cosa ne pensi di tutta questa polemica? qual è la tua posizione rispetto a queste accuse? Quanto sono davvero in concorrenza i vostri blog contro gli editoriali delle riviste di settore?

Tatiana Biggi

Da quando ho aperto il blog nel 2011 ho assistito a diverse fashion week milanesi e posso confermare che sì, è un vero circo. Le blogger sfoggiano outfit impensabili e improponibili e stazionano fuori alle sfilate delle quali non hanno l’invito solo per la vana possibilità di farsi fotografare dai fotografi streetstyle: tutto questo è, per me, assurdo. Oltre a costituire una grossa perdita di tempo e di energie (perché passare giorni interi alla rincorsa di una chimera quando si potrebbe stare a casa e lavorare nella creazione di contenuti interessanti per il blog?) credo che tutto questo sia scorretto nei confronti di chi, certi personaggi, li segue: l’azione dell’influencer perde in queste occasioni tutta la sua efficacia e i followers si sentono “traditi” da una scelta poco dettata dal gusto personale e molto forzata nella direzione di una marchetta. Ricollegandomi alla polemica di Vogue America, credo però che il vero problema non siano i blogger ma i giornalisti che si sentono minacciati da queste figure del web. I blogger non vogliono (e non potrebbero!) rubare il lavoro ai giornalisti quindi per quanto mi riguarda la rivalità giornalisti / blogger non esiste. Vogue e tanti altri magazine autorevoli sono i primi ad avere una sezione streetsttle dedicata agli outfit più stravaganti scovati durante la fashion week: sicuramente le influencer esagerano ma alimentano un circolo vizioso creato non da loro stesse ma dalle riviste.

– Cosa ne pensi quando ti definiscono influencer? Cosa vuol dire per te e cosa pensi questo voglia dire per i tuoi followers e in generale per il mondo?

Influencer è colui che detta moda e diventa un modello per chi lo segue. Tutti nel nostro piccolo lo siamo: quando consigliamo una pizzeria ad amici, quando qualcuno compra una maglietta perché ce l’ha vista indosso ecc… ecco, siamo degli influencer. La novità del fenomeno influencer è sfruttare la cassa di risonanza del web per arrivare a più persone possibile. Spesso mi arrivano richieste di consigli per i viaggi oppure ricevo messaggi in cui mi si dice che aver visto le mie foto ha portato a comprare un biglietto aereo per quella destinazione di cui avevo parlato. Ecco, per me essere influencer è spingere le persone a uscire dal guscio e viaggiare: siamo in un periodo storico in cui uscire dalla sicurezza dei posti che conosciamo può spaventare, a me spaventa di più non conoscere il mondo e rimanere fossilizzata dove sono!

– Tu e il tuo blog siete un prodotto made in Italy: in che modo pensi di rappresentare il tuo essere italiana? Essere italiana che differenza fa nel mondo dei blog?

Essere italiana nel mondo dei blog è, almeno all’inizio, un dettaglio non trascurabile, soprattutto nei confronti dei lettori / aziende stranieri /e: provenendo dalla patria indiscussa del buon gusto e dell’eleganza, il tuo blog ottiene in poco quella credibilità e autorevolezza necessaria per parlare di moda e di tutto ciò che è cool. Nel mio piccolo cerco di dare più risalto che posso al mio essere italiana: amo parlare di brand e aziende Made in Italy e scovare posticini caratterizzati dall’indomabile bellezza italiana è la mia mission ogni qualvolta ho il tempo di esplorare il nostro bel paese.

Tatiana Biggi

– Sul tuo blog tanti articoli sono incentrati sul tema travel e ho ripensato ad un aforisma che ho letto tempo fa: “alcuni luoghi sono un enigma, altri una spiegazione.” Quali luoghi che hai visitato sono tati per te enigmi e quali spiegazioni?

Trovo che ogni viaggio sia allo stesso tempo enigma e spiegazione in quanto ogni partenza ha con sé il carico dell’ignoto, eppure ogni ritorno racchiude la consapevolezza di quello che si è vissuto ed è proprio quest’ultima a renderci diversi, cambiati, migliori.

– Che futuro e quali progetti ti aspettano ?

Il futuro sarà caratterizzato da tanto lavoro e impegno: vorrei aprire le porte del mio Tati loves pearls a collaboratori esterni (anzi, se qualcuno fosse interessato si faccia sentire 😉 ) e continuerò a viaggiare più che posso introducendo anche la sezione Vlog che per il momento è work in progress.

– Che collaboratori esterni cerchi? Dacci qualche indizio, magari qualche lettore potrebbe essere interessato!

AAA collaboratori cercasi! Vorrei arricchire il mio tatilovespearls.com di una figura che si occupi della sezione Beauty: se qualcuno volesse mettersi in gioco in questo campo batta un colpo! Estendo il mio invito anche a tutti gli altri campi: se hai in mente un progetto editoriale e non sai come svilupparlo online, mandami una mail!

– Accennaci questa sezione Vlog… di cosa si tratta?

Inizierò con la sezione travel – blog ma vorrei allargare anche a beauty tutorial e make-up: ecco perché sono alla ricerca di un valido collaboratore nel campo Beauty! Per ogni interessato, vedi sopra!

– Qualche settimana fa ho letto sul LinkedIn un’intervista ad un recruiter che diceva che i giovani dovrebbero imparare a parlare di obiettivi e non di sogni… Cosa ne pensi di questa frase?

I sogni sono ciò che di più bello esiste: da sognatrice doc, non potrei mai rinunciarci! Sono convinta che sognare non sia altro che un modo per avvicinarci poco per volta a ciò che desideriamo: le persone razionali parlano di obiettivi, i fantasiosi li immaginano!

– Quale sarà la frase che metterai per il prossimo mese sul tuo blog?

La frase che metterò per il nuovo mese sarà: “One Life. Just one. Why aren’t we running like we’re on fire towards our wildest dreams?

Perché la vita è una e abbiamo il diritto di viverla al 100% delle nostre possibilità, addentando ogni occasione e lasciando le paure in un angolo perché niente deve impedirci di essere felici e liberi.

di Martina Cotena, all rights reserved

 

 

BLOG, BLOGGER E INFLUENCERS: INTERVISTA A TATIANA BIGGI ultima modifica: 2017-04-11T06:55:28+00:00 da Martina Cotena
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A proposito dell'autore

Martina a 7 anni voleva fare la pittrice, poi il padre le ha chiesto se voleva morire come Van Gogh: povera e con un orecchio mozzato (sì, esattamente con queste parole…) e così ha deciso che avrebbe optato per la sua seconda passione: Gira la moda... così, adesso fa la stilista. Le piace: Paolo Conti, la punteggiatura e il punto e virgola (che nessuno sa mai come usare), la mozzarella di bufala, Dior e Valentino, cambiare colore ai capelli, Baricco, l’odore della pittura ad olio, il mare d’inverno, il pistacchio di bronte, il violoncello, i classici Disney, i tatuaggi. Non le piace: avere un agenda, i bigotti, il caffè dolce, l’ipocrisia, sudare, la gente spocchiosa, le zanzare, Desigual, i peperoni, le mani non curate, quando le si ricorda che a 28 anni ancora non ha la patente, la puzza della metro, i film horror, chi parla male delle persone tatuate.

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