Behind the scenes. Dietro la campagna elettorale di Barack Obama

di Redazione The Freak

Behind the scenes. Dietro la campagna elettorale di Barack Obama

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Behind the scenes. Dietro la campagna elettorale di Barack Obama

di Redazione The Freak
3 minuti di lettura

ESCLUISVO: The Freak da oggi ha una rubrica dal nome “Behind the scenes” e un corrispondente top secret che dall’America seguirà la campagna elettorale di Barack Obama. E ci racconterà i dietro le quinte, quello che i giornali non scrivono e la gente non sa.

Scrivere di una campagna elettorale in corso, per chi ci lavora, è un esercizio complesso che richiede freddezza e lucidità. Per chi ripete il messaggio di una parte politica, raccontare una storia con il dovuto distacco è impossibile: o si è testimoni o si è protagonisti. La difficoltà è acuita dal fatto che queste elezioni rappresentano per gli Stati Uniti una novità in termini di divisione ideologica dell’elettorato e si giocheranno sul filo delle differenze demografiche Stato per Stato. Quando poi si vuole raccontare quello che succede “dietro le quinte”, l’altro rischio che si corre è quello di cedere alla tentazione di fare gossip: mi piace raccontare le storie personali, ma spesso provocano una falsa percezione della realtà.

Quando ho deciso di partire per quest’avventura, qualcuno mi ha detto che avrei “scopato tutti i giorni”, qualcun altro che “avrei perso tempo”. Altri ancora non si spiegavano perché “uno come me” avesse lasciato tutto per essere coinvolto in un’elezione che non mi riguarda e nella quale non posso nemmeno votare. Nella mia risposta a questi interrogativi c’è la mia storia, che non è né più né meno interessante di altre, ma che ha una caratteristica fondamentale: la passione per la politica.

So che è un’affermazione controversa, ma ritengo che non ci sia politica più vera e organizzata di quella che si fa in una campagna elettorale presidenziale americana. È divertente perché si gioca secondo regole ben precise che – pur includendo colpi bassi e pubblicità aggressive – escludono il dilettantismo. I “Media” ed il pubblico non sono teneri con le mezze risposte, con le scuse o con le marce indietro: non tollerano macchie di nessun tipo nei candidati proprio perché, non essendo ideologici, sono i primi a voltare le spalle ad un politico ladro e maneggione anche se appartiene al partito per il quale votano.

Una campagna elettorale presidenziale è soprattutto feroce, perché la mediocrità non è accettata – a maggior ragione non esaltata – e perché mette a dura prova i candidati che sono costretti all’errore spesso da un’enorme pressione. Soprattutto, è una prova durissima da superare per chi vuole davvero servire il paese: il destino della nazione – e i codici di una valigetta nucleare – non possono essere affidati nelle mani di un nevrotico o di un megalomane ma nemmeno di un insicuro che si scioglie appena il gioco si fa duro. L’intera nazione richiede – pretende – che il suo leader sia il migliore possibile: il più risoluto, il più paziente, politicamente abile, intelligente e concentrato di tutti.

In questi 42 giorni che mancano al 6 novembre (qui si vota di martedì…) mi piacerebbe raccontare la politica americana in tempo di elezioni: vorrei parlare del nostro ufficio spoglio ed essenziale, dell’organizzazione ferrea, della responsabilità e della professionalità dei volontari, dei contatti con le comunità che bisogna comprendere e accettare. Ho lavorato in due zone afro-americane della città, ho sfilato al Pride pur non essendo gay, ho accettato inviti per barbecue da sconosciuti e ho fatto telefonate fino allo sfinimento.

Se qualcuno pensa che lavorare per Barack Obama sia “cool”, si troverà a disagio nel leggermi. Nella mia vita degli ultimi quattro mesi non c’è stato nulla di “fancy”. Non so quanto tempo avrò per scrivere – né quanta ispirazione: l’ozio che consente la riflessione è un lusso raro in una nazione che considera le ferie estive una depravazione del vecchio continente. Spero di raccontare cose nuove e diverse con l’occhio di un italiano curioso: non senza pregiudizi – come ho detto, sarebbe impossibile – ma con la dose di auto-ironia sufficiente a non sembrare antipatico o saccente.

Vi auguro buona lettura e vi invito a scrivermi, se avete domande da farmi a info.thefrea[email protected] indicando nell’oggetto della mail “Behind the scenes”.

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Una risposta

  1. sono curiosissima di leggere il primo resoconto e se avrò domande non mi lascerò vincere dalla timidezza. A quando la prima?

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