Armi a microonde: nemico cotto in 5 minuti.

di Adriana Bonomo

Armi a microonde: nemico cotto in 5 minuti.

di Adriana Bonomo

Armi a microonde: nemico cotto in 5 minuti.

di Adriana Bonomo
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Armi a microonde: nemico cotto in 5 minuti.

Si è conclusa ieri la European Microwave Week. Mentre le modelle sfilano alla settimana della moda di Milano, la passerella delle nuove tecnologie belliche è a Manchester, dove le industrie d’avanguardia presentano le più innovative tecnologie che impiegano le onde elettromagnetiche: sistemi di telecomunicazione, radar, satelliti e sistemi di difesa.

La collezione autunno-inverno 2011/2012 sembra registrare un’inversione di tendenza. L’innovazione infatti non sembra più trovare ispirazione nelle ricerche di scienziati nascosti nelle segrete del pentagono o nei laboratori delle industrie hi-tech.

In passato le corse agli armamenti traboccavano di innovazione tecnologica, progresso che, alla fine di ogni guerra, rifletteva i suoi risultati nel settore civile: dalle jeep alle fibre sintetiche dei paracadute utilizzate oggi per i sensualissimi collant.

Oggi sembra che l’innovazione promani proprio dall’industria civile, più esattamente, dall’economia domestica. Depennata la moda della polvere da sparo, tra il classico proiettile che non passa mai e il nuovo che diventa irrinunciabile, il must dell’inverno sono loro: le armi a microonde.

In realtà, l’idea non nasce dalle cucine delle casalinghe, ma dalla sperimentazione atomica. L’esperienza nucleare insegna infatti che l’energia rilasciata da una bomba atomica è in grado di bruciare ogni segnale elettrico o elettromagnetico. Medesimo effetto sembrano sortire i più salubri impulsi elettromagnetici emessi dal magnetron. Per i profani: il tubo elettromagnetico usato nei radar e nei forni a microonde. Il risultato? Lungi dal preparare un succulento pollo al forno, le onde avrebbero la proprietà  di abbattere i missili e gli aerei nemici, di fermare i loro carri armati e le loro imbarcazioni.

L’industria statunitense avrebbe infatti creato un radar denominato active electronically scanned array (AESA) il cui flusso elettromagnetico, quando canalizzato verso un preciso obiettivo, intercetta e annulla ogni impulso elettrico, permettendo di spiare le comunicazioni del nemico, interromperle, sopprimere le difese radar, spegnere ogni sistema elettronico dei veicoli avversari. Analoghi dispositivi sono in fase di sperimentazione e installazione nell’aeronautica militare britannica. La BAE systems, leader nell’industria bellica aviatoria, avrebbe infatti implementato le navi della marina della Regina con armi elettromagnetiche ad oggi in grado di spegnere i motori di uno sciame di 30 motoscafi.

Il great leap è tuttavia atteso per il 2013, data in cui gli Stati Uniti contano di presentare il Radio-Frequency Vehicle Stopper, flusso elettromagnetico da terra in grado di spegnere i motori di qualsiasi veicolo di terra o di aria. Un modo gentile di trattare il nemico: non lo si ferisce, lo si immobilizza. Certo, qualche dubbio sorge sull’incolumità  del pilota dell’aereo in volo i cui motori vengano spenti.

Protagonista indiscusso della passerella è tuttavia l’Active Denial System, dispositivo elaborato dal Joint Non-Lethal Weapons Directorate (Virginia, USA). Sulla scia di questa nuova moda ossimorica, l’arma non letale permetterebbe di fronteggiare il nemico personalmente senza ucciderlo. Il radar, installato sui carri armati da terra, agirebbe come un vero e proprio forno, inducendo un flusso di calore sulla pelle del soldato. La reazione? Come infilare una mano in un forno acceso. Il nemico scappa.

Più che un Blitzkrieg: nemico cotto in 5 minuti.

L’industria bellica plaude al new way of war. L’incolumità  del nemico non è assicurata, ma non sono forse questi i rischi del mestiere?

L’economia domestica nuova fonte di ispirazione dunque.

Chissà . La prossima arma di distruzione di massa potrebbe essere un aspira-soldati o una bomba-da-stiro.

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