Arab spring – quale vento cambierà le cose?

di Elena

Arab spring – quale vento cambierà le cose?

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Arab spring – quale vento cambierà le cose?

di Elena
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In seguito agli scontri delle precedenti notti, in Egitto sono morte – almeno – 70 persone, 139 secondo le fonti mediche dei Fratelli Musulmani. A Tunisi si stanno celebrando i funerali blindati di Brahmi, leader dell’opposizione anti-islamica, ovviamente accompagnati dall’addio della folla ma silenziati dagli esponenti dell’attuale governo. Siamo a fine luglio e il vento della Primavera Araba ancora soffia, questo è certo. Non è chiaro, tuttavia, in quale direzione spiri, e quali effetti abbia sortito da quando si è levato, nei primi mesi del 2011, per investire Libia, Siria, Arabia Saudita, Yemen ( Turchia?).

Io non ho di certo le competenze per fare un’analisi geo-politica di un fenomeno che, pure, costituisce un unicum nella storia per la sua esposizione mediatica; né saprei spiegare in termini sociologici quale ruolo abbiano avuto i social network nella Rivoluzione dei Gelsomini, che in effetti si è meritata la qualifica di “twittered revolution”. Posso, però, ascoltare le voci di chi sta facendo la rivoluzione, e la sta pagando cara, con la propria giovinezza, col proprio sangue.

E se molti di voi disprezzano il ruolo di spettatore passivo giocato dall’occidente, compresi i sedicenti rivoluzionari della domenica, ossia giovani europei che si imbarcano in viaggi da far tremare i polsi all’Unità di Crisi della Farnesina, o che scrivono infervorati post mossi da un non meglio identificato spirito di solidarietà verso i loro compagni ( sic ), ebbene noi di TheFreak non rientreremo nella categoria, ve lo posso assicurare.

Come al solito andiamo alla ricerca delle storie, questa volta non nella nostra fantasia, né nel nostro passato repubblicano. Le scoviamo nel presente, in relatà quasi futuro, che non fai in tempo a raccontarlo e già non è più. Proprio per questo saranno i protagonisti a raccontarcele, emigrati in Italia sospinti dal vento del cambiamento, se vogliamo restare nella metafora, che forse sta tardando a dare i frutti spirati.

Quindi, durante le prossime domeniche analizzeremo questi eventi per capirli e farli nostri; un quadro della situazione geo-politica, per proseguire con interviste a chi la rivoluzione la conosce o la vive, con poesie e racconti significativi, immagini, parlando così anche del nostro rapporto con le altre sponde del mediterraneo e comprendere dove sta andando la nostra società.

 <<“Democracy is a process” is becoming as tiring to hear as “Arab Spring”  >>, ha twittato Hend (@LibyaLiberty, non a caso) dal suo paese pochissimo tempo fa. Quindi, anche se siamo in vacanza spaparanzati al sole, o a bere un caffé in ghiaccio in un bar di Lecce come la sottoscritta, abbiamo il dovere morale di cercare -almeno- di capirci qualcosa, per dare un senso a tutti questi cinguettii che rischiano, altrimenti, di dissolversi inascoltati nell’etere.

Alla prossima.

 

a cura di Elena Rosazza Gianin

 

 

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