Apologia di Unionismo

di Simone Pasquini

Apologia di Unionismo

di Simone Pasquini

Apologia di Unionismo

di Simone Pasquini
5 minuti di lettura

Nelle ultime settimane la popolazione italiana ha vissuto un incubo ad occhi aperti.

La lotta che stiamo portando avanti contro questo nemico invisibile sta esaurendo le nostre energie e ci costringerà fra non molto ad affrontare un immediato futuro terribile, nel quale il dolore per i morti sarà accompagnato dalla paura di non riuscire più a recuperare quello che si è perso, temere che questo sia il colpo finale inferto dalla sorte ad un Paese ormai in ginocchio. Ed in momenti come questi, quando l’Italia ha dovuto assistere al triste primato di nazione più infetta dopo la diffusione del contagio, molti di noi si sentono amareggiati per come questa crisi sia stata letta al di fuori dei nostri confini. Un Paese costretto a segregare i propri cittadini in casa per proteggerli dalla minaccia mentre il resto d’Europa continuava beatamente a vivere la vita di sempre, e che invece di prestare attenzione a quello che stava accadendo appena oltre le sue porte preferiva liquidare tutto adducendo il solito gusto italico per l’esagerazione nei confronti di un’ influenza un po’ troppo robusta.

Ma quello che sopratutto ha fatto male è stato vedere come la madrepatria Europa ci abbia abbandonato. Questo ora è il pensiero ricorrente nella mente di tanti e tanti italiani. E, dopotutto, è un pensiero che ha avuto gioco facile ad imporsi in quello che è il più euroscettico dei grandi Paesi dell’Unione. Quell’Unione tanto arcigna, che in questi anni ci ha imposto condizioni capestro e che ci ha sempre trattato con sufficienza e superiorità, ora, nel momento del bisogno, ha rivelato finalmente la sua vera natura di crudele matrigna.

In verità, a costo di apparire agli occhi del buon popolo italiano il suo peggiore nemico, ho deciso di osare e parlare in difesa del Leviatano. Sono molti quelli che reclamano a gran voce la fine di questo Super-Stato che ci opprime, ed altrettanti sono quelli che già lo considerano estinto, incapace di sopravvivere anch’esso alla crisi del virus. Io non so quale sarà la reazione a questa emergenza e se il Leviatano europeo deciderà di venire in aiuto del popolo italiano.

Ma ora in questi momenti tristi, come il Marco Antonio di Shakespeare sul cadavere di Cesare , mi trovo a pronunciare un discorso funebre sul cadavere del tiranno.

“L’Europa che ci ha odiato e tradito non ha mai fatto i nostri interessi!” Questo viene proclamato oggi da Salvini – e Matteo è un uomo d’onore!

“Le istituzioni europee, invece di rappresentare una assemblea di pari, sono state fautrici della nostra sottomissione!” Questo viene gridato dalla Meloni – e Giorgia è una donna d’onore!

Ma io oso affermare che grande è stato il merito dell’Europa verso questo Paese. Quando la crisi è divenuta continentale, tutti ricordiamo le amare vicende che hanno riguardato le forniture mediche dirette al nostro Paese. Ebbene, senza l’intervento dell’Unione e la minaccia di una procedura di infrazione, quei presidi medici sarebbero ancora oltre confine. Questo è solo uno degli esempi che potrei fare per ricordare agli italiani la fortuna di questo continente così litigioso ad avere un simile soggetto politico. La prosperità italiana dei decenni precedenti la crisi sarebbe stata impensabile senza le libertà create dai Trattati di Roma, mentre nessuno dei problemi annosi che affliggono questo Paese (corruzione, inefficienza, debito pubblico) è successivo all’Unione europea. Ma le forze sovraniste dicono che le nostre disgrazie sono causate dall’Europa – e Giorgia e Matteo sono persone d’onore!

Credo sia ormai necessario affrontare la realtà e smetterla di prestare fede a personaggi il cui seguito è direttamente proporzionale ai nuovi nemici che riescono dare in pasto alla folla. Nessuno mette in discussione che l’Europa abbia dei difetti: come tutte le costruzioni politiche presenta falle e possibilità di miglioramento ed il sottoscritto non ha paura di affermare di essere il primo critico di questa Unione. Ma è proprio nei momenti di crisi che bisogna valutare con serietà i passi che abbiamo compiuto. L’Unione è composta da moltissimi Stati, ed è normale che sia difficile trovare una linea condivisa da tutti. E proprio quando le difficoltà appaiono insormontabili dobbiamo ricordare a noi stessi l’altissimo significato che questo progetto ha rappresentato per milioni di persone. Ben venga la critica, la discussione anche infiammata, ma vi prego di non abbandonarvi ai peggiori istinti evocati dai cattivi soggetti che costruiscono la propria popolarità sulle disgrazie dei loro stessi popoli.

Quando tutto questo sarà finito, ritengo sia giusto lavorare insieme per creare una nuova Europa. Una Europa realmente unita, che sia a contatto con i cittadini, e che possiamo sentire realmente nostra. Sono sempre stato convinto che non si può pensare di capire veramente la natura di un popolo semplicemente guardando ai suoi governi. Chi detiene il potere lo esercita secondo quelle che sono le proprie valutazioni, ma non è detto che le sue azioni davvero incarnino ciò che milioni di cittadini ritengono sia giusto in un determinato frangente. Pensiamo a questo quando talvolta assistiamo a scene spiacevoli come quelle delle ultime settimane, e magari potremo apprezzare l’importanza di una costruzione europea, che permetta agli Stati di dialogare. Sì, perché il dialogo molto spesso è difficile, ma può permettere di trovare soluzioni condivise.

Le alternative che tristi figure come quelli che ho citato prima vogliono proporci ci farebbero tornare indietro di secoli, con Stati che possono permettersi di compiere qualsiasi cosa entro i propri confini sapendo di non dover rendere conto a nessuno per le conseguenze che ne scaturiranno. Pensando in questo momento all’Ungheria, direi nemmeno al loro stesso popolo.

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