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Fino al 28 gennaio, dal venerdì alla domenica, dalle 17 alle 22, Villa Medici ospita Overt la Nuit, Aperto la notte, la mostra nata dall’iniziativa della direttrice Muriel Mayette-Holtz e a cura di Chiara Parisi che inaugura il Festival des Lumières.
17 installazioni firmate da 13 artisti internazionali invitano i visitatori ad immergersi nel buio e nella quiete serale del Pincio, alla scoperta insolita dei giardini dell’Accademia di Francia.
I giardini di Villa Medici occupano gli spazi che un tempo furono Horti Luculliani, quelli in cui, nel 48, venne uccisa la trasgressiva Messalina, e si estendono da nord a sud per più di 7 ettari, conservando ancora oggi gran parte dell’aspetto del XVI secolo.
Fino al 1564 il giardino ospitava un’azienda agricola con terreni coltivati a vigne e solo successivamente vennero intrapresi i lavori di terrazzamento che conferirono al giardino l’attuale aspetto: lo spazio venne diviso in sedici quadrati e sei aiuole, in accordo con i principi di composizione dell’epoca.
Grazie ai lavori di irrigazione di Camillo Agrippa, matematico e ingegnere milanese, il luogo venne arricchito anche con specchi d’acqua e fontane.
All’entrata l’opera di Maurizio Cattelan offre al visitatore l’opportunità di proteggersi dal freddo con Made in Cattelan, una sciarpa con l’effigie di Villa Medici disponibile in soli 150 pezzi e, subito, ci si ritrova sul lungo viale in fondo al quale è ospitata la Loggia di Cleopatra, vestita per l’occasione con le ghirlande di luci di Untitled (America) di Félix González-Torres.
Passeggiando fra le siepi e i pini della Villa, è possibile scoprire gli allestimenti di Rosa Barba, Camille Blatrix, Christian Boltanski, Nina Canell & Robin Watkins, Maurizio Cattelan, Trisha Donnelly, Jimmie Durham, Elmgreen & Dragset, Félix González-Torres, Douglas Gordon, Joan Jonas, Hassan Khan, Lee Mingwei, François Morellet e Otobong Nkangat e lasciarsi sorprendere da voci, scricchiolii e fruscii che accompagnano le installazioni luminose.
Nel carré delle Colonne, l’artista Nigeriano Otobong Nkanga allestisce uno «scavo archeologico» composto da vetri illuminati sui quali i visitatori possono leggere poesie o ammirare disegni dell’artista, e Nina Canell & Robin Watkins propongono l’accompagnamento di una registrazione dei suoni di un’aurora boreale con la visione del gruppo di Niobidi, rinvenuto alla fine del XVI secolo.
di Elisa Russo, all rights reserved
Aperto la notte. ultima modifica: 2018-01-11T05:21:11+00:00 da Elisa Russo

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