Alleatevi, se potete

di Leonardo Naccarelli

Alleatevi, se potete

di Leonardo Naccarelli

Alleatevi, se potete

di Leonardo Naccarelli
3 minuti di lettura

Dal 10 settembre scorso l’Italia, finalmente, ha un governo. Come si è abbondantemente visto, non è stato un processo facile o lineare. Si salva solo il risultato, a fronte del desolante spettacolo offerto ai cittadini dalla classe politica. Un governo è caduto ed uno è nato nel più profondo mistero. Perché sia successo e per quale scopo sia successo non ci è stato mai svelato con chiarezza e probabilmente non lo si saprà mai. Un tempo un grande mistero era il Delitto Moro, oggi ci interroghiamo su Papeete Beach e Rousseau. Non so se sia meglio o peggio; sicuramente è meno
glorioso.
Archiviate comunque, in un modo o nell’ altro, le vicende nazionali, l’attenzione generale si sposta su una dimensione locale: come si comporteranno i partiti politici nelle prossime elezioni regionali?
I principali interrogativi riguardano l’area del centrosinistra. Il tema dominante è quanto sia possibile un’alleanza sui territori tra PD e M5S. Nei giorni scorsi le voci a favore provenivano soltanto dal Nazareno: Franceschini e Zingaretti per citarne solo alcuni. I 5 stelle sembravano intenzionati a rispondere picche ma, sorprendentemente, sono arrivati segnali di apertura da Casaleggio e Di Maio.
Una cosa sia chiara: soltanto un’intesa capillare nei territori può dare un senso all’ esperienza del governo giallorosso. Ci hanno detto che non si tratta di una manovra di palazzo ma un venirsi incontro sui temi per il bene del Paese. Se è così, perché non unirsi anche al di fuori del Grande Raccordo Anulare? I temi, parte del programma di governo, non potrebbero essere più facilmente sviluppati se vi fossero realtà locali della stessa composizione politica?
Si potrebbe sostenere che un’intesa regionale non sia necessaria. Nello scorso governo Lega e M5S non si sono mai presentati insieme ad una consultazione locale ed hanno governato per più di un anno senza che ciò fosse un problema. C’è però una differenza: il governo giallorosso dovrà affrontare un’opposizione agguerrita e con ampio consenso nel Paese. Alle “cannonate elettorali” di Salvini e Meloni non possono aggiungersi periodiche e fastidiose scaramucce interne al governo; l’esecutivo semplicemente è troppo debole ed indifeso per resistere.

Per usare le parole di Beppe Grillo di qualche settimana fa, siamo di fronte ad un’occasione storica. Nei prossimi mesi potrebbe costruirsi quel modello alternativo alla destra nazionalista e retrograda atteso da troppo tempo. Un modello con cui fornire soluzioni diverse rispetto a grandi temi come migrazione, ambiente e sicurezza. Potrebbe nascere un nuovo riformismo, vero e coraggioso, per trasformare davvero l’Italia. È un’opportunità che giunge veramente in “zona Cesarini”, quando si pensava che l’Italia sarebbe stata per tanto tempo terra di odio ed intolleranza: abbiamo il dovere, almeno, di provarci.
La nascita di una nuova stagione politica rappresenta per molti un sogno ad occhi aperti, una bella favola. Ma, come insegna Edoardo Bennato, “ogni favola è un gioco che si fa con il tempo ed è vera soltanto a metà”.


Non si può infatti negare che l’avvicinamento tra PD e M5S in regioni e comuni sarà un qualcosa che non potrà avvenire all’ improvviso. Per quanto si possa dire che la politica sia divenuta materia fluida, forse esistono ancora dei limiti. L’anno prossimo si voterà in Emilia-Romagna, la regione di Bibbiano. Siamo così sicuri che la base grillina sia pronta ad accettare di presentarsi all’ elezioni con “il partito che usava l’elettroshock sui bambini”?


Inoltre, ritengo che nella classe dirigente dei due partiti risiedano obiettivi ben più prosaici rispetto alla creazione di un nuovo riformismo. Se la Lega dovesse prevalere in Umbria ed Emilia-Romagna, Salvini avrebbe buon gioco a sostenere che il Conte bis sia un esecutivo di minoranza, senza un consenso reale nel Paese. Arrivare fino all’ obiettivo da tutti indicato, l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, diventerebbe quasi impossibile.


Per concludere, le difficoltà e gli ostacoli da superare per l’intesa sono innumerevoli e non di poco conto. Tuttavia, la posta in gioco è talmente elevata che il centrosinistra non ha il diritto di fare un passo indietro per paura.

Alleatevi, se potete.

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