Alla scoperta degli Umberto Emo

di Tommaso Fossella

Alla scoperta degli Umberto Emo

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Alla scoperta degli Umberto Emo

di Tommaso Fossella
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Irriverenza? Rabbia? Maleducazione? Rock? Punk? Se vuoi essere uno degli Umberto Emo possedere tutto questo è condizione minima e non sufficiente. Non avere mai ascoltato un loro brano è un peccato che non può essere redento nell’aldilà né in qualsiasi altro posto, quindi munitevi di tanta voglia di ridere e catapultatevi su Youtube.

Il gruppo di giovani veronesi sta lavorando al loro nuovo disco e chiede il vostro aiuto per realizzarlo. I loro testi esprimono nel miglior modo possibile e senza troppi artifici retorici, l’incoerenza che la post modernità rinchiude in sé, anche se loro questo non lo sanno.  Purtroppo non trattandosi di un’espressione musicale facile, il piacere derivante dall’ascolto potrebbe risultare un po’ complesso per qualcuno, ma d’altronde è parte dei problemi della contemporaneità stessa se abbiamo difficoltà a dare visibilità a quella musica che esce dai canoni riconosciuti dalla società intera, non trovate?

Le loro canzoni passano in rassegna le tematiche più disparate e l’approccio è diretto, il calderone da pescare per criticare la società del duemila d’altronde è vastissimo. Irriverenza dissacrante è l’elemento sempre presente nei loro brani insieme ad una elevata dose di rabbia da urlare, queste le caratteristiche senza le quali i loro brani non sarebbero gli stessi. In questi giorni stanno provando a produrre il loro secondo album grazie al supporto di una piattaforma, che potete conoscere qui. Ovviamente se non li conoscete andate a cercarli e a seguirli sui loro canali social.

La loro musica, è talmente anormale, per il panorama musica italiano, che è arrivata alle orecchie del famoso programma radiofonico La Zanzara, durante il quale intervengono spesso durante la trasmissione. Per provare a capire, forse, la loro ironia ci possono venire incontro i titoli delle loro canzoni: Barbara d’Urt0)), Qvando Cera Lvi, Disco Infermo (Rotti a casa di Dio) tra i tanti.

Ciò che dispiace di band come queste è la loro scarsa conoscenza all’interno del panorama musicale italiano, ciò che invece piace è il fatto che contribuiscano a fornire alternative musicali e quindi costituiscano una risorsa non indifferente per il pluralismo nel nostro paese. Ciò equivale ovviamente a un maggiore livello di democraticità, anche se non incontrano i piaceri dei più.

Vorrei, dunque, invitarvi a sostenere questa band nella loro crescita artistica e concedere una ventata di aria fresca nella musica italiana.

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