Aligi Sassu: il poema dei rossi

di Redazione The Freak

Aligi Sassu: il poema dei rossi

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Aligi Sassu: il poema dei rossi

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“Vissi d’arte, vissi d’amore”.

Con queste frasi Giacomo Puccini diede vita all’aria per soprano della Tosca e con le stesse Maria Callas la interpretò, donando all’opera un impatto emotivo senza eguali.

Il perché queste parole riassumano splendidamente la vita di Aligi Sassu lo si comprende solo lasciandosi andare alla sua pittura.

Profonda, intima, veemente, impetuosa. Pittura rossa, di capelli spumosi, di donne esuberanti, di cavalli innamorati.

Nel 1932 Raffaello Giolli, fondatore della prima rivista d’arte contemporanea italiana, scrisse: “Questa pittura rossa di Sassu è soltanto lo scherzo di un vetro colorato o l’autentica ossessione d’una sensibilità? Il rosso incendiario ed amaro che non canta, non squilla, non scalda, ma brucia e stupisce, è per noi qualcosa di vivo, una nota dell’anima, una ricerca di profondità. E può essere tuttavia acerba nel grido, ma quella voce portata tutta su quel fuoco, in una totale tensione, è qualcosa che vive”.

La mostra antologica di Aligi Sassu, inaugurata il 24 ottobre a Bellinzona presso il palazzo Chicherio, ci permette di rivivere tutti i momenti della vita del grande artista sardo. Giovanissimo, il pittore si avvicinò al movimento futurista per la gioia di suo padre, fraterno amico di Carlo Carrà. Marinetti invitò Sassu, ancora sedicenne, ad esporre alcune opere alla Biennale di Venezia e di lui disse: “Ecco un grande artista”.

Palazzo Chicherio

La politica ossessionò la vita di Sassu anche negli anni a venire, quando fu costretto ad un periodo di detenzione a causa delle sue idee antifasciste. Nel carcere di Fossano, con a disposizione solo cartoncini e matite, Sassu costruì il suo legame inscindibile col colore rosso. Quando fu di nuovo libero di esporre le sue opere, la vita artistica di Aligi Sassu riprese a pulsare. La stessa esplosione creativa lo portò a vivere il suo periodo spagnolo vent’anni dopo: i paesaggi di Mallorca lo rendevano ispirato e fecondo. Dino Buzzati definì questo periodo come la seconda giovinezza di Sassu. Nel 1980 l’artista reinterpretò la Divina Commedia in 113 tavole, acquisite poi dal museo Puškin di Mosca.

Grazie all’impegno della famiglia Resinelli, della Sangiorgio International, del critico d’arte Paolo Levi e del figlio di Aligi Sassu, Carlos Julio Suarez Sassu, Bellinzona ospiterà fino al 12 gennaio le opere di questo artista che, in tutto e per tutto, visse d’arte, visse d’amore.

Di Adriana Lagioia

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