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Molti ti ricordano per essere stato il fondatore e cantante della Band SUGARFREE con la quale sei diventato famoso e tra concerti, dischi, contratti discografici hai vissuto una celebrità non facile da gestire.
Come ricordi quegli anni ? Quali sono i lati positivi e quelli negativi del successo? 

In realtà io quegli anni di successo li ho vissuti non bene perché ho lasciato la band per motivi personali giusto una settimana prima di andare a girare il videoclip di Cleptomania cedendo il posto ad un altro cantante. Non tutti conoscono bene la mia storia e le vicissitudini della band che poi mi ha ritrovato come frontman a distanza di cinque anni dal primo singolo. Era infatti il 2009 quando tornai a cantare con loro e debuttai nei network con il nuovo singolo “Regalami un’estate”. Da lì seguirono due nuovi Album e tournée in lungo e in largo in giro per l`Italia per cinque anni che ho vissuto davvero intensamente e che mi hanno dato e preso tanto. Poi, circa tre anni fa, decisi di chiudere definitivamente il capitolo SUGARFREE per iniziare a scriverne uno ex novo. Sentivo il prorompente bisogno di lasciarmi alle spalle una realtà che da un po’ di tempo mi faceva sentire creativamente imprigionato e avevo necessità di nuovi stimoli, nuove idee, emozioni. Il successo? Quello che intendi tu probabilmente non l`ho mai vissuto, ma posso dirti che per me fare ciò che desideri da quando ti svegli al mattino a quando vai a letto la sera è sicuramente un successo.

Per tre anni ti sei trasferito in Brasile dove hai ricostruito una carriera da solista. Da dove hai ricominciato e come ti sei reinventato artisticamente?

Ho incontrato le persone giuste al momento giusto e in un attimo, mi sono trovato catapultato a Salvador de Bahia, Rio de Janeiro, Recife e altre meravigliose città del Brasile. Conobbi tanti musicisti, persone meravigliose con una forte spiritualità e una grande fede che mi aiutarono a riscoprire un nuovo Alfio. Ma la cosa più interessante fu scoprire i cantautori e gli artisti Brasiliani.

Avevo una nuova fede. E un nuovo scopo. Portare la mia musica in quella terra meravigliosa! Cosi, rientrato in Italia, preso da tanta ispirazione mi dedicai totalmente alla scrittura e alla composizione di nuovi brani che mi portarono ad incidere un album tutto mio in Italiano per il mercato brasiliano. Da lì cominciò un va e vieni dall’Italia al Brasile per tre anni e un susseguirsi di esperienze che mi hanno arricchito tanto sia musicalmente che personalmente.


Il Brasile ama i cantanti italiani? Penso a Laura Pausini…

Sì, devo ammettere che i cantanti italiani sono molto apprezzati in Brasile, Eros Ramazzotti, Tiziano Ferro… Laura Pausini è considerata una regina, una dea. Sarà forse dovuto anche al nostro accento che loro amano particolarmente, infatti mi dicevano sempre “Adoro seu Sotaque!”

Quali sono le sonorità e le contaminazioni che hai “rubato” in Brasile?
Prima pensavo che in Brasile esistessero solo la bossa nova e il samba, invece mi si è aperto un nuovo mondo di stili musicali che non conoscevo: Sertanejo, Forró, Pagode, Arrocha, Axé e molti altri.
Le contaminazioni sono state molteplici e sono ancora in fase sperimentale.

Ci sono artisti brasiliani con i quali hai collaborato? 

Diversi musicisti tra cui Mikael Mutti (pianista e arrangiatore), Valnei Oliveira Duarte (chitarrista), e la famosa cantante baiana SARAJANE che ha fatto un featuring in un mio brano dal titolo “Toda a Noite”.

Quanto contano per un artista la casa discografica e la distribuzione?

La casa discografica conta sicuramente parecchio ma anche quanto lei conta su di te.
Hai una fan page su Facebook di 120.000 like. Sono più italiani o più brasiliani? Quanto contano oggi i social network per un artista? 
Siamo tutti vittime dei social, ma credo che se usati nel modo giusto, con intelligenza e moderazione, siano uno strumento potentissimo per un artista.
Ho creato quella pagina circa tre anni fa, un attimo prima di partire per la mia avventura in Brasile, infatti ad oggi i fan sono quasi tutti brasiliani (95% donne) e ti spiego anche il perché per rispondere alla tua seconda domanda.

Due anni fa, cominciai a tradurre in italiano le canzoni dei cantautori brasiliani che mi avevano colpito di più realizzando dei video amatoriali su Youtube e Facebook. Fu cosí che nuovi fan brasiliani si accorsero di me e cominciarono a seguirmi sui social. Ci fu un’esplosione di condivisioni del tutto inaspettata. Le mie fan sono persone stupende e molto attive sui social, e anche virtualmente mi trasmettono tanto affetto e tanta forza ogni giorno, mi fanno sentire amato e amano le mie canzoni, per questo motivo io le chiamo MEUS AMORES (“Amori Miei” in portoghese). Per quanto mi riguarda io credo che l’uso dei social debba essere sempre e comunque collegato ad attività musicali (nel mio caso) non limitate alla rete, senza dimenticare che la vita va vissuta realmente e non virtualmente. E se poi qualcuno ci cancella dalla rete?

Sei rientrato in Italia. Progetti in cantiere? 

Tantissima voglia di live, e sto cercando di muovermi in tal senso sia in Italia che all’estero.

Continuo a scrivere canzoni finché sento di aver qualcosa da dire.
Alfio Consoli tra passato, presente e futuro. ultima modifica: 2018-05-25T07:13:09+00:00 da Redazione

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