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Al matrimonio vengo sola.

Prima o poi sarebbe dovuto accadere, no?
Dico, di essere invitati ad un matrimonio ed essere soli, giusto?
Capita a tutti, prima o poi.
Ecco, Fra che conosco dal 2003 mi dice che si sposa con Paolo. Me lo dice alla festa di M e insieme a Paolo mi comunicano invito, notizia, data e premure.
“Eravamo incerti se mettere anche l’angolo open bar però pensando che tu verrai sola, ci siamo decisi, ritenendo che sarebbe potuto servire a te più di ogni altro.” La delicatezza e la simpatia hanno sempre contraddistinto i miei amici.
Me lo comunica e io ho l’apertura oculare del terrore di quando alle superiori esce la lettera per gli orali (poi fate conto che agli orali è uscita proprio la lettera del mio cognome e allora fateve du conti su una vita sempre condotta con grande somma gioia e ilarità esistenziale, che te verrebbe voglia di espatriare a vendere verza in Cornovaglia).
Paolo è un uomo di quelli la cui rarità va preservata. E allora, commossa, dico a Fra che ci sarò e che però ho il desiderio di stilarle una lista di veti di autentica amicizia:

No ai petali a forma di cuore sul letto
No che mi taggate nella foto con scritto “matrimoniando”
No alle calze color carne e no alle cravatte traslucide lilla
No ai ristoranti sulla cima della montagna, che al matrimonio di Vale so arrivata scalza al tavolo della spremuta d’arancia
No alle sedie eleganti che poi ce cade il sugo e sì a quelle col sedile in paglia bucato del bar di Gigi a Monteverde
No alle lanterne cinesi che poi esplodono e minano la natura intorno e me sento in colpa verso il Dio della farina biologica
No alle bomboniere inutili, che ormai gli angioletti della Thun ce l’ho in ogni posizione
No alle wedding planner
No ai giochi durante il dolce che al ricevimento di Laura me so ritrovata a gareggiare a ruba bandiera con lo zio settantenne claudicante ed io ho dovuto realizzare lui fosse nettamente più in forma di me
No che me ammollate come sempre una lettura in chiesa, che io non lo so come mai attiro questo compito ad ogni matrimonio parentale o amicale, che ormai me le so fatte tutte: lettera alla fine della messa, prime letture, quarte letture, salmi, preghiere dei fedeli, preghiere intramezzate da canti e pianti. Che lo so che io ve vojo bene, ma al matrimonio di Giulia m’ha dovuto avvertì Lorenzo quando era il mio turno perchè io stavo a parlà con Carla delle scarpe e me so dimenticata di alzamme in tempo
No ai flash mob alla fine del pranzo, che c’abbiamo provato al matrimonio di Antonella e dopo il quarto vodka lemon c’è venuto fuori una versione indecorosa che sembravamo i Bulgari di Aldo, Giovanni e Giacomo
No alle porzioni da miope che per raccogliere quei quattro chicchi di riso sparuto perdo chili di diottrie
Sì alle porzioni da Sagra della Fettuccina a Montelibretti
No ai petali scagliati dai bambini con inquietante violenza
Ma soprattutto…
No alla gente che molesta innocenti invitati con “ma tu invece quando ti sposi?”

di Cara Futura Rigby, all rights reserved

AL MATRIMONIO VENGO SOLA ultima modifica: 2017-03-28T07:42:56+00:00 da Cara Futura Rigby
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A proposito dell'autore

Con un nome ispirato a una canzone dei Beatles, nell'83 entra a far parte della popolazione mondiale. Compare nella copertina di un CD di Michele Zarrillo. Aveva 8 anni però non fu lei a decidere. Tuttavia, questo la fa sentire come il bambino di Nevermind e per questo racconta a tutti di essere entrata a pieno titolo nello star system mondiale. Per millantare un'adolescenza fervente e attiva, sostiene di aver vinto un torneo femminile di ping-pong in un villaggio Valtur, omettendo arditamente che le partecipanti furono soltanto due. Il suo reddito annuo equivale a un quarto d'ora di ospitata a "Chi l'ha visto?". Il suo assegno di ricerca riporta una quota annuale comparabile al valore di una Panda dell'89 uniproprietario, non incidentata. Si commuove con la frequenza oraria di un furto a Città del Messico. Si nutre di gelato, pizza e Pennac. A seconda dei periodi, la sua composizione chimica oscilla nel valori di cellulite, ansia e Japanese Ice Tea. Vorrebbe iscriversi in palestra, ma preferisce suonare la batteria e cucire a macchina. E infatti la M di Zara le entra a giorni alterni. Acquista bracciali solo se suonano mentre sbattono e orecchini che si muovono al vento. Il suo sintomo principale è salire sugli autobus dimenticando di controllare il numero. Non rischierà di vincere un Nobel. Dice di sé di essere carina quando indossa il blu e quando indossa l'odore del mare. Abbonda di virgole e punti di sospensione. Scarseggia nel porre fine ai discorsi.

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