“Adotta un film” – Un gesto d’amore per l’arte cinematografica

di Marica Dazzi

“Adotta un film” – Un gesto d’amore per l’arte cinematografica

di Marica Dazzi

“Adotta un film” – Un gesto d’amore per l’arte cinematografica

di Marica Dazzi
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Poiché il cinema non è solo un’esperienza linguistica, ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un’esperienza filosofica (Pier Paolo Pasolini)

Anche questa volta, voglio sfidare la vostra mente a un gioco di concentrazione (tranquilli: oggi faremo a meno di Sallusti, solo cose belle, dopo l’Italicum di quelle brutte ne abbiamo già fin troppe).

Facciamo un gioco, amici lettori: anche questa volta, dovrete liberare la mente da ogni pensiero angosciante, e semplicemente lasciarvi andare. Prendete il vostro cappotto, la sciarpa e l’ombrello (considerata la pioggia che ci tormenta) e uscite.

Adesso provate, passeggiando tra le strade capitoline, a sforzarvi di non pensare, di fronte ai meravigliosi scorci romani, alle altrettanto splendide pellicole girate in questi luoghi.

Chi è così dotato di una tale fermezza mentale, da non veder apparire Anita Ekberg, dentro la Fontana di Trevi (o l’adorato Marcello, alla ricerca disperata del latte per il micetto), una volta di fronte a quel tesoro artistico? Credo di non essere la sola a sentire il richiamo dell’attrice, ogni volta che, prima di girare l’angolo, sento lo scrosciare di quelle acque.

O, alla vista degli spaventosi e maestosi edifici fascisti che riempiono Roma, chi riuscirebbe a dimenticare la celebre e atroce fuga di Anna Magnani, finita nel sangue, verso il proprio amato Francesco?

O ancora, nel tanto bello quanto spaventoso quartiere Coppedé, chi non ha ripensato a Inferno di Dario Argento?

Chi di voi passando per Spinaceto non si è visto apparire di fronte Nanni Moretti con la sua vespa bianca?

Ma lasciamo la capitale e guardiamo per intero alla nostra penisola: chi, tra le campagne toscane, è capace di allontanare dalla mente l’urlo folle di Ingrassia che reclama una donna?

Alzi la mano chi, a uno dei famosi cenoni di Natale di fronte alla stufa, il cotechino e le continue richieste da parte dei parenti, vicini e lontani, ugualmente invadenti, sulla propria laurea, non ha schiacciato un occhiolino a Mario Monicelli, ricordando il finale di Parenti Serpenti

O ancora chi, a spasso tra i celebri quartieri della straordinaria Napoli, addentando l’unica vera pizza, non ha avuto paura di trovare nell’impasto il famoso anello di fidanzamento di Sophia Loren, de L’oro di Napoli?

Adesso tornate su queste righe. Allora? Siete riusciti a distaccare questi luoghi da quelle musiche, da quelle fotografie, da quelle battute? Probabilmente la risposta più spontanea è un netto no, dettato da un rigurgito patriottico e dalla nostalgia per Berlinguer e la pappa al pomodoro.

In realtà, purtroppo, le cose stanno diversamente: se ci guardiamo intorno, infatti, è facile accorgersi degli innumerevoli cinema e teatri in chiusura, dei nostri film che vivono di coo-produzione perché oramai l’Italia non riesce più da sola a battere il ciak, delle battute infelici dei nostri politici sul fatto che con l’arte non si riesca a mangiare.

La triste realtà è che non c’è nessuno che non abbia vinto questo test.

Tutti, infatti, troppo spesso abbiamo contribuito a cancellare quelle scene dall’immaginario collettivo, a far sparire la splendida Anita, dietro la cascata.

Ma, fortunatamente, c’è ancora qualcuno che difende e ama questi film, questa Italia, l’Italia dell’arte, del cinema speciale, invidiato e osannato all’estero. E a tutti noi è concessa una piccola possibilità di riscatto.

È per questa idea di Italia che la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia ha dato vita al progetto Adotta un film: un impegno straordinario per salvaguardare il patrimonio cinematografico del nostro paese.

Da autentiche opere d’arte, infatti, i nostri film, esattamente come i nostri magnifici quadri, necessitano di un restauro.

Al fine di garantire l’integrità delle opere cinematografiche, alcune delle pellicole conservate al Centro sperimentale di Cinematografia saranno infatti restaurate attraverso le più avanzate tecniche, con i fondi che cittadini e aziende doneranno per l’iniziativa.

Cosa fare? È molto semplice: basta collegarsi al sito dedicato al progetto e scegliere dall’elenco uno dei film che si intende “adottare”.

A seconda della donazione, la Fondazione riserva divertenti gadget a chi volesse contribuire all’iniziativa. Ad esempio, tra pochi giorni sarà San Valentino e per l’occasione verrà realizzata una t-shirt con le immagini di Romeo e Giulietta di Zeffirelli, una delle tante meravigliose pellicole in adozione. Per chi avesse voglia di fare un regalo davvero speciale per la festa degli innamorati, dunque, è un’occasione da non perdere.

Se anche voi, come noi, non avete alcuna intenzione di dimenticare le meravigliose scene che ancora e ancora vengono proiettate sulle strade del nostro amato stivale, date il vostro contributo. Con pochi euro, infatti, ridaremo nuovo colore e nuova vita a quelle immagini intramontabili che hanno fatto la nostra Italia.

Di Maricia Dazzi

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