Accadde oggi: la fine
della Guerra del Golfo

Accadde oggi:
la fine della prima Guerra del Golfo

Il 28 febbraio di 30 anni fa termina il conflitto che ha cambiato per sempre il Medio Oriente
per come lo conosciamo oggi

di Simone Pasquini

Accadde oggi: la fine
della Guerra del Golfo

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la fine della prima Guerra del Golfo

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la fine della prima Guerra del Golfo

di Simone Pasquini
Guerra del Golfo

Accadde oggi: la fine
della Guerra del Golfo

Accadde oggi:
la fine della prima Guerra del Golfo

Il 28 febbraio di 30 anni fa termina il conflitto che ha cambiato per sempre il Medio Oriente
per come lo conosciamo oggi

di Simone Pasquini
6 minuti di lettura

Il 28 febbraio di 30 anni fa finiva la guerra che avrebbe cambiato per sempre il Medio Oriente per come lo conosciamo oggi: la Guerra del Golfo. Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush annuncia al mondo che il piccolo Stato del Kuwait è stato liberato dalle truppe irachene e che la Coalizione internazionale è riuscita in pochi giorni a ridurre in cenere uno di più grandi eserciti del mondo.

Ma come ebbe inizio la guerra che aprì definitivamente la stagione dell’intervento americano in Medio Oriente? Dobbiamo fare un piccolo passo indietro e tornare al 2 agosto del 1990. Il famigerato Presidente Saddam Hussein, da anni incontrastato padrone dell’Iraq, invade il confinante emirato del Kuwait per impadronirsi delle sue risorse petrolifere.

Saddam Hussein

In realtà, la vera motivazione è meno ovvia di quello che può sembrare: l’Iraq al tempo non era il Paese distrutto che ormai conosciamo tutti, bensì un fondamentale attore della regione mediorientale, con una forte leadership ed un esercito molto nutrito. Anche l’Iraq, come i suoi vicini del Golfo Persico (Iran, Arabia Saudita e lo stesso Kuwait) aveva costruito le sue fortune sui giacimenti di petrolio della regione e di conseguenza ciò di cui aveva bisogno non era tanto mettere le mani sulle riserve kuwaitiane, ma che al contrario queste riserve smettessero di fluire: la principale differenza stava nel fatto che l’emirato del Kuwait, disponendo di propri stabilimenti di raffinazione poteva vendere sul mercato direttamente benzina ed altri derivati, mentre l’Iraq era costretto a vendere sul mercato direttamente petrolio greggio.

Questo comportava che i compratori occidentali preferissero acquistare direttamente i prodotti raffinati dal Kuwait piuttosto che sobbarcarsi costi di raffinazione, cosa che obbligava quindi l’Iraq ad abbassare il prezzo di vendita del proprio prodotto. Ciò non era stato un problema fino alla quasi decennale guerra che contrappose Iran ed Iraq dal 1980 al 1988 e che costò a quest’ultimo perdite enormi dal punto di vista umano e materiale. La concorrenza kuwaitiana non faceva altro che aggravare questo stato di cose ed il piccolo emirato non aveva alcuna intenzione di scendere a patti con il bellicoso vicino.

Poiché i dittatori, per lunga tradizione, non amano molto ricevere un “no” come risposta, Saddam decise di invadere il piccolo vicino ribelle: la motivazione ufficialmente addotta dall’invasore fu che un tempo, durante l’impero ottomano, i due Stati erano una cosa sola e che il Kuwait moderno era una creazione dei dominatori coloniali e, di conseguenza, la leadership socialista irachena si era assunta il compito di rimediare a questa ingiustizia dell’epoca coloniale. 

Probabilmente Saddam pensò che al Mondo non sarebbe importato più di tanto delle sorti del piccolo stato mediorientale: purché il petrolio continuasse a scorrere, a chi importava a chi andavano soldi? Per quanto riguardava gli Stati Uniti, essi, secondo Saddam, avevano un debito nei suoi confronti. In effetti, a guerra fra Iran ed Iraq era stata fortemente caldeggiata dagli americani, desiderosi di rovesciare il governo rivoluzionario degli Ayatollah, e considerando che l’attuale situazione economica della Repubblica Irachena (nonché il grave colpo inferto al prestigio del regime) era dovuto proprio a quell’infausto conflitto, Saddam vedeva l’annessione del Kuwait come una sorta di indennizzo a cui vecchi alleati americani non si sarebbero opposti.

Niente di più lontano dalla verità. 

Già nelle ore successivi all’avvenuta invasione venne convocato in sessione straordinaria il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Subito viene approvata la Risoluzione 660, che condanna l’invasione e stabilisce sanzioni economiche nei confronti dell’Iraq. Purtroppo tutti i tentativi di risoluzione diplomatica tentati nei mesi successivi hanno un esito infruttuoso.

Addirittura l’Iraq accusa l’ormai scomparso Kuwait, assimilato come nuova provincia Irachena, di avere per anni rubato petrolio all’Iraq stesso con scorrette perforazioni nei giacimenti situati lungo l’ormai scomparso confine fra i due Stati. Il 29 Novembre, con la Risoluzione 668, il Consiglio di Sicurezza approva l’ultimatum all’Iraq, imponendo il ritiro dal Kuwait delle sue forze armate entro il 15 gennaio 1991. Sotto la supervisione degli Stati Uniti viene costituita una Coalizione di 35 Stati (fra cui anche l’Italia) allo scopo di costringere Saddam ad ottemperare alle disposizioni della risoluzione.

Il giorno successivo allo scadere dell’ultimatum ebbe inizio la campagna aerea della Coalizione, nome in codice “Desert Storm”, nome poi entrato nell’immaginario popolare: gli aerei, decollati principalmente dalle basi aeree in Arabia Saudita e dalle portaerei nel Golfo Persico, colpirono obiettivi sensibili in Iraq e nel Kuwait occupato, causando gravissime perdite all’aviazione irachena ed alle sue truppe di terra.

Nonostante le gravissime perdite subite, Saddam non volle cedere. La Coalizione, in febbraio, fu quindi costretta a dare inizio alle operazioni sul campo: l’ultima settimana di febbraio vide lo scontro in campo aperto fra le truppe della Coalizione (principalmente americane, inglesi e francesi) e quelle della Repubblica irachena, inferiori di numero e formate per buona parte di giovani reclute poco esperte (per non parlare dell’inferiorità dell’equipaggiamento, principalmente di provenienza sovietica).

L’avanzamento delle truppe della Coalizione fu repentino, e già il 26 febbraio gli iracheni sono costretti ad abbandonare Kuwait City. Sulla autostrada 80, una importante strada che ancora oggi collega il Kuwait con l’Iraq, venne letteralmente intasata dai convogli iracheni in ritirata, i quali, privi di copertura aerea, furono bombardati senza pietà dalla Coalizione. Quella strada rimarrà nota con il triste nome di “Autostrada della Morte”.

“Autostrada della Morte”

Il 28 Febbraio, quando le truppe della Coalizione sono già penetrate in profondità in territorio iracheno, anche Bagdad annuncia ufficialmente la fine delle ostilità. 

La prima guerra del Golfo riveste una notevole importanza in quanto essa non è solo la prima di una serie di conflitti che da quel momento in poi avrebbero fatto precipitare il Medio Oriente in una condizione di perenne conflitto ed instabilità, ma costituisce anche l’inizio della stabile presenza statunitense nella regione.

Al termine del conflitto Saddam è ancora al comando, ma la situazione è ormai definitivamente compromessa e l’Iraq ha bisogno del supporto internazionale per andare vanti. La sua parabola si concluderà 12 anni più tardi, con l’invasione di un’altra coalizione a guida statunitense nel 2003.

Oggi l’Iraq è un Paese che sta con estrema difficoltà cercando di ricostruirsi un futuro, ma i conflitti interni, la lotta all’ISIS e la continua minaccia del terrorismo sono flagelli che continuano a martoriare una popolazione ormai allo stremo.

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