Abitudine

di Giulio M. Giglio

Abitudine

di Giulio M. Giglio

Abitudine

di Giulio M. Giglio
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Abitudine

Erano una di quelle coppie, insieme da anni e conviventi da altrettanto tempo, in cui a intervalli regolari, al mero scopo di dare un po’ di brio a un rapporto simile all’elettrocardiogramma di un cadavere, lei finge di essere gelosa di una ragazza il cui nome è uscito per puro caso in una conversazione, lui sistematicamente la rassicura lasciando però quel velo di dubbio che lo fa sentire virile. È inutile dire che la ragazza in questione non se lo fila di striscio. Tuttavia volano parole grosse, ci sono musi lunghi, sguardi truci, scenate degne di una soap napoletana. Il tutto dura circa un’ora, al massimo due. Il tempo di fare, ciascuno di loro, la chiamata al rispettivo migliore amico/a in cui dichiarano solennemente che non ce la fanno più, programmano a breve una “uscita solo noi” e, ripercorrendo con fatica le avventure di anni e anni fa, prospettano di ripeterle andando a bere, poi a ballare, conoscere gente nuova e trascorrere una “bella serata come ai vecchi tempi”.

L’amico e l’amica all’altro capo del telefono vorrebbero ricordare a ciascuno di loro che sono anni che questo tipo di serata viene programmata senza mai realizzarsi e che non sarebbe male l’idea di vedersi al di fuori dalle cene con i rispettivi partner o delle partite alla tv (rigorosamente in casa) o del rapido caffè il sabato pomeriggio. Tuttavia ci rinunciano e seguono anche loro il copione previsto. Perché c’è sempre una parte da recitare.

Quindi il cliché prevede che uno dei due si metta a fare qualcosa di superfluo aspettando la mossa dell’altro.

Inutile dire che a nessuno dei due passa per la testa l’idea di uscire piuttosto che restare entrambi nel loro bilocale, agli estremi del salottino, come due cani a un combattimento prima del via. La casa è la loro prigione, la prigione del loro amore per usare un’espressione mielosa e più ottimista, ma pur sempre una prigione. E mai sia a evadere.

Così lui guarda distrattamente la tv, cercando di non incrociare lo sguardo della partner nonostante muoia dalla voglia di capire se lei lo stia guardando. Lei magari gioca con il telefono nel vano tentativo di suscitare in lui un attacco di gelosia.

Evitano entrambi i loro sguardi, neanche fossero laser letali. Attendono.

Poi, quando uno di loro si inizia a stancare della commedia, rivolge la parola all’altro con frasi banali tipo:

“Mi passi il telecomando?”

“Sai che ore sono?”

“C’è birra nel frigo?”

O, qualora un residuo di orgoglio continui a farla da padrone, diranno con voce pungente:

“Puoi abbassare il volume della tv che mi disturbi?”

“Da quando hai cambiato il termostato in questa casa si muore di freddo.”

Quindi, dopo uno scambio di battute ben studiate, riprenderà qualche minuto di silenzio finché la parte più debole o probabilmente più matura in base ai punti di vista (nonostante si faccia fatica a parlare di maturità in casi del genere) oserà avanzare l’ipotesi:

“Forse stiamo facendo un casino per niente. Perché non ne parliamo?”

Al che il partner, che non aspettava altro, terrà duro per alcuni minuti, quindi inizierà ad avvicinarsi, a dire che non c’è motivo di discutere, che hanno sbagliato entrambi, qualcuno oserà dire:  “sto male quando facciamo così”,  “è brutto litigare con te” o “ho avuto paura che finisse male” e, chi volesse esagerare, dando un’ultima dimostrazione di come con il tempo è in grado anche di modificare il finale del copione, direbbe “sono contento che ci siamo chiariti… Se fossi uscito/a chissà come sarebbe andata a finire”.

A quel punto vi sarà un bacio passionale, diverso dal solito, probabilmente che non si davano da giorni se non settimane.

E, nel migliore dei casi, finiranno a fare l’amore, stavolta davvero come non accadeva da mesi.

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Nota biografica dell’autore

Giulio Giglio, 26 anni, laureato in Giurisprudenza nel 2011, pugliese “adottato” da Roma ormai da 8 anni. Appassionato di psicologia, ama socializzare e conoscere nuove realtà e nuove culture. Tra le sue passioni, oltre a viaggiare in giro per il mondo, vi è la scrittura, in cui tratta l’amore, l’amicizia, la famiglia, la falsa moralità, l’ipocrisia e la ricerca di se stessi.
Persa la fiducia nella politica, crede vivamente nella cittadinanza attiva ovvero nell’adoperarsi per non vedere calpestare i propri diritti. In tal senso si definisce un “cittadino polemico”.

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