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” Tre anni fa ho fondato il mio blog Aaime Pharmacy, inizialmente non ero capita e tanti mi dissero che non ce l’avrei fatta, ma a me non importa essere un Nome, chiunque pagando può farlo, non è questo diventare o essere qualcuno; io come artista mi sento realizzata solo quando riesco a migliorare la vita di quanta più gente possibile.”

Benvenuti nella farmacia di Altea, del tutto unica e particolare.

Qui non si vende nulla che possa curare la vostra emicrania o eventuali pruriti, la stipsi generata dallo stress lavorativo o dall’ultima riunione segreta del Partito Democratico; le pillole che troverete al bancone hanno il solo scopo di aprirvi gli occhi su una società che, sin da quando li avete spalancati per la prima volta, vi ha educati all’insofferenza, provocandovi dei danni, anche inconsapevoli, che forse davvero solo l’arte sarà capace di curare.

Mettetevi comodi e scegliete la vostra medicina sulla base dei vostri sintomi.

Vi è mai capitato, ad esempio sulla metro, nella solitudine del vostro i-pod, mentre ascoltavate l’ultima canzone che avete scaricato da internet (perché dite tanto di amare la musica ma l’ultimo album che avete comprato risale al 1991) di percepire la totale insofferenza nello sguardo del ragazzo che vi siede accanto, avvinghiato alla giovanissima emo che gli è capitato di conoscere alla festa organizzata dall’amico dell’amico, e di provare un senso di smarrimento incredibile alla vista di quegli occhi totalmente inappetenti?

O di spaventarvi nel riconoscervi totalmente indifferenti alla lettura dell’ultima inchiesta giornalistica che riporta un aumento vertiginoso dei suicidi dei disoccupati, mentre gustate lo yogurt che vi affrettate a divorare prima che scada e che avete comprato in offerta la sera prima, usciti dalla palestra dove oramai avete spostato il domicilio perché l’idea di arrivare in spiaggia nelle condizioni in cui vi ritrovate, vi sta già tormentando e non avete ancora fatto il cambio di stagione?

Di sentirvi estranei tra gli estranei al tavolo dei vostri amici perché, nonostante vi stiate sforzando a non fissarvi sul fatto che l’indomani dovrete prenotarvi lo shatush, pur utilizzando le stesse parole, voi state parlando due lingue differenti?

Non preoccupatevi, è solo frutto di quello che ci circonda, ma non è solo questa la realtà che potete scegliere.

Esiste un mondo diverso, che se avrete il coraggio di decidere, potrete vivere come credete.

E’ proprio questo l’obiettivo che si propone Altea, la farmacista di Aaime, aiutarvi, con le sue pillole di arte a capire che, ottenuta la consapevolezza di quanto sia paurosa la mediocrità, possiate essere capaci di scegliere dell’altro.

 Aaime è una piattaforma virtuale, fondata tre anni fa, nella quale l’artista espone le sue opere concettuali, catalizzatrici della visione della nostra società.

 E’ con i suoi lavori, che Altea ci mostra, in modo totalmente disinibito, i virus in circolo in tutto quello che ci circonda.

 Infatti solo riconoscendo una malattia si può essere in grado di combatterla, ecco perché l’arte di Altea ha inevitabilmente scopo curativo.

 Le sue tele sono un perfetto mix di poesia, pittura, musica e oggetti raccattati qui e la. Tutto ciò che di concettuale possa esistere!

 L’artista vive a 360° le sue giornate, senza mezzi termini, mettendo tutta se stessa in ogni singolo gesto. Definendosi o bianca o nera, anche e soprattutto nei suoi rapporti interpersonali, non tollera chiunque viva a metà le sue esperienze.

La sua attività di artista rispecchia pienamente il suo modo di vivere, la sua natura totalizzante. Non riuscendo a sottrarsi a questo modo di essere, fa di quest’arte una vera missione, come se non avesse scelta.

Le sue opere hanno dietro tutta se stessa e sono figlie di una sensibilità destabilizzante, che rende Altea capace di leggere le persone al solo sguardo, un dono e un peso con il quale si ritrova a fare i conti ogni singolo giorno della sua vita, nell’incapacità di negarsi la profondità l’artista riconosce la sua più grande forza e la sua più feroce debolezza.

Altea è cittadina del mondo, riconoscendo come casa il luogo in cui ritrova gli affetti, quelli per cui lascerebbe la sua vita per ricominciare da zero.

Rivede nell’Italia un grande limite, sentendosi non solo incompresa ma più volte derisa; è proprio a causa del piattume culturale che purtroppo caratterizza la nostra immobile nazione che Altea preferisce altre dimensioni.

Il compito che l’artista si è assegnata è dunque coraggioso, quanto pericoloso ma senz’altro vale il viaggio attraverso i suoi lavori, che regalano un’altra idea di mondo.

 

A cura di Maricia Dazzi e Francesca Parisi

Aaime Pharmacy, le pillole d’arte di Altea ultima modifica: 2013-04-25T11:01:35+00:00 da Francesca Parisi

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