A Star is Born: dipendenze e tendenze autodistruttive

di Matteo Tarascio Breveglieri

A Star is Born: dipendenze e tendenze autodistruttive

di Matteo Tarascio Breveglieri

A Star is Born: dipendenze e tendenze autodistruttive

di Matteo Tarascio Breveglieri
5 minuti di lettura

ATTENZIONE: il seguente articolo contiene spoiler per A Star is Born, in particolare del finale. Consiglio di vedere il film prima della lettura. Che poi così quando a febbraio vince qualche Oscar potrete pure dire “Sì, sì, bellino però quello del ’54 con Judy Garland è molto meglio, soprattutto considerando i retroscena tragici della sua vita.

Ad ogni modo, queste poche righe non vogliono essere una recensione di A Star is Born. Né è mio intento convincere il lettore che il film sia ben fatto: persone molto più competenti di me sembrano essere d’accordo nell’affermare che l’esordio da regista di Bradley Cooper sia  eccellente e che il suo film sia tecnicamente ben fatto, e ricco di ottime prestazioni – tra tutte quella sorprendente della camaleontica Lady Gaga.

Quello che in effetti mi spinge a scrivere è il fatto che, a più di un mese dalla sua uscita, rimugino ancora su quello che penso sia il tema principale del film: per quanto si presenti come una storia apparentemente banale, il fulcro di esso è uno studio delle dipendenze e delle tendenze autodistruttive che possono affliggerci.

Ricordiamo velocemente l’intreccio: Jackson (Cooper), un cantante country con problemi di alcolismo, incontra Ally (Lady Gaga), una cameriera che aspira a diventare una cantante, rimanendo immediatamente colpito dal suo talento. Tra i due c’è subito una forte connessione e, dopo che Jack invita Ally a cantare con lui sul palco, nasce una storia d’amore tra i due e le viene offerto un contratto con una casa discografica. Dopo l’idillio iniziale, la loro relazione deteriora man mano che la fama di Ally supera quella di Jack, culminando in un’umiliazione pubblica per la stessa quando Jackson, completamente ubriaco, la mette in imbarazzo durante una premiazione. Pur essendo andato in riabilitazione, Jackson si convince, o meglio, viene convinto (dall’agente di Ally) di essere solo un peso per Ally e di non essere in grado di cambiare. Decide per tutto questo di togliersi la vita.

I protagonisti sono consumati da due diversi tipi di dipendenze. Quelle di Jack sono più evidenti, riferendoci in particolare all’abuso di droghe ed alcool, diretta conseguenza della depressione e delle tendenze suicide che lo affliggono. Dal primo istante del film Cooper ci fa capire lo stato in cui si trova Jackson tramite un sapiente uso della telecamera, instabile e vacillante come un cantante ubriaco durante un concerto, a stento capace di tenere fisso nel fotogramma il chitarrista che è a sua volta a stento capace di stare in piedi. Il suo stato perennemente inebriato è anche fonte di uno dei momenti più stranamente genuini del film: la scena della loro prima volta da ubriachi.
La dipendenza di Ally è più sottile ma non per questo meno pericolosa, o meno comune. È Jackson. La prima cosa che dice Ally a suo padre riguardo Jack, rispondendo a “Lo rivedrai?”, è che lui è solo un ubriacone. Ally, come spesso fanno le persone innamorate, capisce subito qual è il problema di chi ha di fronte e dice di non volersi lasciar coinvolgere da una persona già di per sé problematica. Eppure, ben presto disattende questa sua prima impressione e si lascia trascinare in una relazione della cui tossicità ne è consapevole. Il che non vuole essere una condanna al suo personaggio, anzi tutto questo è assolutamente comune ed è forse la parte più realistica di tutto il film. E non pare neanche giusto biasimarla completamente, dato che Jack più volte dimostra di essere completamente innamorato di lei, di credere in lei nonostante tutti i suoi problemi di autostima – il suo naso tanto criticato dall’industria musicale di cui invece Jack si innamora – e di fare del suo meglio per migliorarsi, sempre e solo per lei. La domanda che sorge spontanea è: “E se uno non può migliorarsi oltre un certo limite? E se il meglio che uno può fare non è comunque abbastanza per essere veramente felici?”.

Jackson ha la sua risposta, in linea con quello che Cooper ha rivelato del suo personaggio fino ad allora.

La reazione di Jack alla devastante conversazione con l’agente di Ally dopo essersi appena ripulito da droghe ed alcool (“Lo farai di nuovo, è solo questione di tempo”) è il naturale punto di arrivo del suo personaggio. Ho sentito dire da più persone che il suicidio è “improvviso” o “brusco”, ma a questa critica risponderei: a parte il fatto che – oltre al foreshadowing con i cappi sul cartellone all’inizio del film – Jackson racconta di un tentativo di suicidio fallito, il punto è che il suicidio è spesso inaspettato e scioccante.

Persone più colte di me hanno fatto notare come il film tratti anche il tema dell’insicurezza della mascolinità: l’ascesa di Ally coinciderebbe con il deterioramento della salute mentale di Jackson e la “gelosia” di essere messo da parte dai fan sarebbe quello che spinge Jack a farla finita. Penso che questa visione non renda giustizia ai personaggi: Jack è apparentemente immune all’influenza dei fan, ignorandoli tutte le volte che lo trattano come un vero e proprio animale da circo. Pensare che la mancanza di fama lo porti al suicidio da una parte ignora che di fatto Jackson era una bomba ad orologeria pronta a scoppiare, incapace di vincere i propri demoni; dall’altra sembra “incolpare” Ally di non pensare abbastanza al benessere di Jack e di essere egoista nella ricerca della fama – una lettura che sa tanto di Stand by your man e di cui non sono grande fan.

Il più grande successo di questo film è non tanto la trama – già vista, per definizione essendo un remake – o le canzoni – per carità, quando Jackson e Ally cantano I’ll Never Love Again volevo mi strappassero il cuore.

A star is born è uno sguardo maturo e realistico ad una relazione che, per quanto i due protagonisti ci abbiano provato, non ha funzionato a causa delle loro dipendenze e demoni interiori.

 

Film consigliati se si vuole rimanere nel mood: Crazy Heart, film con cui Jeff Bridges (Il Grande Lebowski) ha vinto l’Oscar interpretando un cantante alcolizzato; Walk the Line, in cui Joaquin Phoenix (Il Gladiatore) ripercorre la vita di Johnny Cash insieme ad una Reese Whiterspoon da Oscar.
Per un altro sguardo a relazioni tra persone incompatibili consiglio: Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind), scritto da Charlie Kaufman (Essere John Malkovic) con Jim Carrey e Kate Winslet; e 500 Days of Summer, con Joseph Gordon-Levitt e Zooey Deschanel.

 

di Matteo Tarascio Breveglieri, all rights reserved

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