A che punto è la notte? Addio a Carlo Fruttero

di Redazione The Freak

A che punto è la notte? Addio a Carlo Fruttero

di Redazione The Freak

A che punto è la notte? Addio a Carlo Fruttero

di Redazione The Freak
2 minuti di lettura

Quest’uomo, chiunque sia, è di quelli che sono a casa loro dovunque, che possono fare a meno di tutto, che non si lamentano mai per il fatto che piove o fa troppo caldo, che non alzano mai la voce, che ti chiedono il servizio e ti danno la mancia con quella minima alzata di spalle, quella implicazione tra ironica e quasi affettuosa di chi è abituato a considerare la vita una lotteria in cui le parti potrebbero benissimo essere invertite.”

Carlo Fruttero nasce a Torino nel 1926 e muore nel duemiladodici, ad 85 anni.
Ci lascia qualche tempo dopo la scomparsa dell’amico Lucentini, altra metà  di uno dei sodalizi più riusciti del panorama narrativo-giornalistico italiano.
Molto fertile la produzione in comune di titoli quali “La donna della domenica”,  “A che punto è la notte”, “Enigma in luogo di mare”, “L’ amante senza fissa dimora”, così come l’attività  di traduzione dall’inglese, le collaborazioni giornalistiche e la scrittura di fantascienza, approdata nella collana “Urania” curata per Mondadori.
Scrittore lucido e perspicace, nel raccontare l’evento sapeva descrivere la psicologia dell’agente, era capace di trasporre nei personaggi moventi e caratteri dell’animo umano come può solo chi li conosce bene o li sa indovinare.
Fortemente affezionato e professionalmente legato al Lucentini, dopo la scomparsa dell’altro socio de “la ditta” depone la penna, finchè non torna, nel 2006, con “Donne informate sui fatti” e, l’anno dopo, con “Ti trovo un po’ pallida”. Nel 2010 escono quelle che lui ha definite “memorie retribuite”: la raccolta di scritti d’occasione “Mutandine di chiffon”.
Centinaia di centinaia di libri letti, tanto da non poter fare a meno di leggerli anche più volte, cogliendo – parole sue – ogni volta, una porzione maggiore del genio dell’autore.

Uomo brillante e di spirito, se ne va una testimonianza di quanto la cultura, quando non ci libera, ci fa più felici.

Le risorse dell’uomo sono infinite, purché lo costringano a cavarsela da sé.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati

Draghi

L’inizio
dell’era Draghi

3 minuti di letturaDisabituati al silenzio, credevamo che senza clamore, senza show e senza chiacchiere non si potesse fare politica. Mario Draghi ci dimostra il

LEGGI TUTTO